Natale con il funambolo che ci fa guardare in aria

Luigi Oliveto

17/12/2020

Ma sì, per questo Natale regaliamoci una fiaba. Suggerirei quella scritta con rara grazia da Simona Baldelli, “Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio dell’Uomo dell’aria” (Sellerio). Un invito a guardare in alto per capire meglio come funzionano le cose in basso. Dunque tutti con la testa all’insù per seguire l’avventata idea di un ex funambolo, chiamato un tempo l’Uomo dell’aria, tanto era abile nelle sue acrobazie. Ora ha 67 anni e da diversi anni ha non sfida più folate di vento e forza di gravità. Ma, in prossimità del Natale, senza nemmeno spiegarsene le ragioni, decide di misurarsi con un’impresa non certo improvvisata, a giudicare dalla solerzia con cui l’ha preparata in ogni dettaglio tecnico: percorrere sul cavo teso a una notevole altezza l’intera distanza tra la vecchia biblioteca e il campanile della chiesa abbandonata. È un’alba “grigia e densa” quando, staccandosi dal parapetto del vetusto edificio, “appoggiò la punta del piede e la fece scivolare in avanti con delicatezza, finché tutta la pianta aderì perfettamente al cavo”. Procede lentamente, come potrebbe avanzare un bruco. Le gambe non sono più quelle di un tempo. Tra la gente c’è apprensione, accorre la figlia (perduta nelle proprie ambasce) che non vedeva il padre da anni, interviene un pompiere per dissuaderlo, su quella stessa rampa si inerpica il prete per benedirlo. In basso è pieno di gente, di telecamere. Tutti costretti a guardare in alto, ad ogni minima incertezza dell’acrobata scongiurano il peggio. La gente commenta, è costretta a fare considerazioni molto serie, a parlare di sé, della propria vita. Lassù, il funambolo tiene in equilibrio il corpo e i suoi pensieri. Forse gli si rivelano anche le ragioni di quell’azzardo. Per tutti la realtà assume una dimensione sconosciuta o, tanto meno, fino allora trascurata. Una realtà che può farsi magica, sospesa in aria, che non esclude la possibilità di sognare.
 
***
 
Scorse la sagoma a lato della croce.
Tirò un sospiro di sollievo, il ragazzo ci era riuscito. Aveva temuto per l’ultimo tratto, il passaggio dal vano della campana al tetto della torre. Ma era giovane, agile e forte, e ce l’aveva fatta.
Accese e spense la torcia tre volte per dargli il segnale convenuto, poi si accovacciò dietro il parapetto e aspettò.
Dopo qualche minuto udì il clack della balestra ad aria compressa, seguito da un breve sibilo e il rumore della freccia che sbatteva contro il pavimento. Si mise in ginocchio e la cercò a tentoni. Ci finì sopra con il palmo della mano destra e la punta si conficcò nel polpastrello del pollice. Succhiò il dito. Il sapore del sangue, dolciastro e ferroso, gli ricordò quanto fosse frangibile il corpo, un gingillo di cristallo, una foglia rinsecchita aggrappata al ramo.
Disegnò con la torcia un cerchio nell’aria; dall’altra parte, il ragazzo rispose allo stesso modo.
Sciolse il cavo legato alla freccia e diede uno strattone per verificare la stabilità dei tenditori fissati al parapetto. Il movimento brusco risvegliò un vecchio problema al tunnel carpale; una fiammata dolorosa partì da un punto imprecisato del bicipite sinistro e incendiò il braccio fino all’anulare. Lasciò la presa ed eseguì alcuni esercizi per rilassare i muscoli. Poi fece passare il filo d’acciaio fra le carrucole dei tenditori.
La fase più complicata dell’impresa era mantenere la concentrazione e visualizzare ogni passaggio.
Per fidarsi dell’attrezzatura, doveva conoscere le leggi della fisica che la regolavano. Quale funzione svolge una puleggia? si chiese.
La carrucola fissa è una leva a cui sono applicate F ed m, dove F è la forza traente ed m il carico. Il rapporto F:m è sempre superiore a 1, e deriva dal rendimento della carrucola, ripeté a mente.
I calcoli, le equazioni, lo affascinavano. Di norma le persone ne erano infastidite o spaventate perché non sapevano che la natura si spiega attraverso di essi.
Gli elementi ordinano i propri impulsi con formule matematiche così come i poeti codificano l’animo con versi e rime. L’emozione scaturita dall’incontro con la persona amata non procura minori reazioni chimiche del fulmine nato dallo scontro di due nubi. Fisica, matematica, pulsare dei corpi, esplosione di acqua e fuoco. L’universo racconta le proprie emozioni attraverso i numeri.
La sola conoscenza, però, non era sufficiente ad affrontare la paura. Occorreva fiducia, la consapevolezza che il corpo fosse un insieme di ingranaggi, ciascuna parte con una funzione precisa. Così come non dubitava che il femore lo reggesse in piedi o l’omero gli consentisse di sopportare un carico, allo stesso modo era sicuro che i tiranti l’avrebbero sostenuto.
Dopo aver calcolato forza traente e resistente, assicurò il cavo alla leva.
Perché l’argano trovasse il suo equilibrio, le due forze dovevano essere uguali e contrapposte.
L’equazione gli apparve, nitida: Fm x R = Fr x C. Il miracoloso bilanciamento che avrebbe permesso alla puleggia di sorreggerlo.
Azionò la leva per ottenere la giusta tensione. Quindi accese due volte la torcia; fece una pausa e ripeté il segnale.
Il ragazzo, dall’altra parte del cavo, replicò alla stessa maniera.
La fune era stata assicurata da entrambi i lati.
La parte più bassa del cielo, all’orizzonte, aveva assunto una sfumatura chiara, di opale giallastro. Ancora poco e sarebbe sorto il sole.
Il ragazzo, accanto alla croce, alzò i pugni in segno di vittoria. Poi si accucciò e sgattaiolò verso il bordo del tetto. Si aggrappò alla grondaia a penzoloni nel vuoto. Riuscì a posare un piede sul cornicione sottostante e staccò una mano per agganciarsi all’arco del campanile. Lo zaino che aveva sulle spalle lo faceva pendere pericolosamente all’indietro. Sospese per un attimo ogni movimento, infine sparì nella torre con un guizzo.
Rimaneva la questione della ventatura per la quale avrebbero usato i due lampioni a lato della chiesa, equidistanti dal campanile. Una vera fortuna.
Si sporse dalla balaustra per seguire l’operazione.
I tiranti di canapa penzolavano dal cavo e sfioravano la strada. Se qualcuno fosse passato li avrebbe senz’altro notati.
Il ragazzo uscì dalla porticina della torre. Prese le due cime e le fissò ai pali. Le corde formarono con il filo d’acciaio due angoli perfettamente simmetrici. Si aggiustò il grosso zaino sulla schiena, infilò le mani in tasca e sparì lungo il viale che conduceva al parco.
L’orologio segnava le 5.48.
La biblioteca apriva al pubblico alle 9.00 ma l’impiegata sarebbe arrivata una mezz’ora prima.
La strada avrebbe iniziato a popolarsi intorno alle 7.15.
C’era ancora tempo. Si sdraiò a fissare il cielo. Le stelle stavano sbiadendo e la luna era un arco sottile sospeso sui tetti. Una brezza leggera s’insinuava dietro il parapetto e scivolava sulle mattonelle del balcone. Sorrise, gli piaceva il vento.
Quando aveva progettato l’impresa, non avrebbe potuto scegliere un giorno migliore.
Intrecciò le mani sullo stomaco e respirò profondamente. La spina dorsale scricchiolò. Sono come un muro che si sta sgretolando, pensò.
Poi un refolo si intrufolò nelle narici, gli gonfiò i polmoni e lo fece diventare più leggero.
 
[da Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio dell’Uomo dell’aria di Simona Baldelli, Sellerio, 2020]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista e scrittore. Luigi Oliveto ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d'Autore. Guida letteraria della città e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato i libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchioli (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Insieme a Carlo Fini, è curatore del libro di Arrigo...

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