Oliva Denaro come simbolo di emancipazione femminile

Marialuisa Bianchi

09/11/2021

Oliva Denaro, l’indomita protagonista del romanzo omonimo, è l’anagramma dell’autrice stessa, Viola Ardone e il nome evoca proprio la vicenda di Franca Viola che nel 1965 fu rapita, ma rifiutò le nozze riparatrici con Filippo Melodia, nipote di un mafioso. Bernardo Viola, il padre, aveva deciso di rompere il fidanzamento perché il ragazzo era stato arrestato per furto. Per questo la famiglia Viola fu minacciata: il loro vigneto venne distrutto, il casolare annesso bruciato, il padre minacciato con una pistola, ma tutto ciò non cambiò la sua decisione. A quel punto la ragazza fu rapita e violentata dal fidanzato sicuro di averla piegata ai suoi desideri. Franca, che è diventata simbolo per tante donne dell'emancipazione femminile, dell'indipendenza e del coraggio è stata la prima italiana ad aver rifiutato il matrimonio riparatore, nonostante le accuse di essere, per il paese di Alcamo, una svergognata, una puttana.
 
Ho voluto tracciare questa vicenda perché il romanzo è ispirato al personaggio di Franca Viola, ma ne prende anche le distanze per rivolgersi a tutte le donne che hanno subito violenza o soprusi e si sono ribellate in silenzio, di cui non c’è traccia nelle carte o sui giornali dell’epoca. È il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa, glielo ripete ossessivamente la madre, che «la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia». Le piace studiare e imparare parole difficili, correre «a scattafiato», copiare di nascosto su un quaderno i volti delle attrici del cinema, ma i film non può andare a vederli, perché «fanno venire i grilli per la testa» dice sua madre. Si adatta e va a cercare le lumache con il padre, tira pietre con la fionda e schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l’idea di avere «il marchese», perché da quel momento in poi queste cose non potrà più farle, e dovrà stare lontana dagli uomini per arrivare intatta al matrimonio, l’unica cosa che conta veramente per una donna, secondo l’ideologia patriarcale. Oliva si ribellerà anche se la ribellione sarà graduale e lenta perché si sente legata alle regole di sua madre, donna granitica che parla per sentenze, ma ha un padre con una mentalità più libera, una grande responsabilità che mette sulle spalle della figlia. Solo alla fine Oliva oppone il proprio diritto di scelta, pagandone il prezzo, come è successo alle altre ragazze. E qui la scrittrice non entra volutamente nel merito dei processi farsa e delle condanne esigui ai rapitori.
 
Dopo “Il treno dei bambini”, libro di grande successo su una vicenda poco conosciuta, che racconta la storia degli invisibili, del riscatto e mostra una grande attenzione alla storia d’Italia, l’autrice torna con un romanzo di formazione: una ragazza che vuole essere libera in un’epoca e in un paese in cui nascere donna è una condanna. «Io non lo so se sono favorevole al matrimonio. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni». I personaggi sono ben delineati e caratterizzati in base all’ambiente e tra tutti spicca la figura del padre che non spreca parole ma c’è: uomo senza pregiudizi che alla fine prenderà una posizione, rompendo con gli schemi culturali radicati nella mentalità. È ammirevole, perché quell’“preferirei di no”, sarà la chiave di volta per le scelte della figlia. Molto interessante anche la figura della maestra Rosaria, peccato che si perda nella narrazione e non se ne saprà più niente.
 
Fondamentale la bella amicizia con il figlio del falegname, Saro, ma soprattutto con una ragazza dalle idee e dalla mente aperta, Liliana Calò, che cerca di far cambiare le prospettive di Oliva: un rapporto d’amore ma anche di rivalità, molto ben delineato. Oliva si guarda attraverso gli occhi di Liliana che la fotografa e per la prima volta si vede bella, mentre la madre insisteva nel giudicarla brutta e insignificante, forse per proteggerla. “La vita di Martorana è vita di sguardi, pensai: vedere ed essere visti”. Tema centrale del romanzo è il corpo e a chi appartiene. Tutto passa attraverso la vista e si viene giudicate. Il legame con l’oggi è molto forte infatti ogni giorno le donne che si sottraggono a un amore violento e possessivo vengono punite e non sempre ricevono giustizia da parte della legge. Il tempo delle donne procede per spirali, dichiara l’autrice in un’intervista e bisogna riaffermare continuamente certi diritti, perché il rischio di tornare indietro è sempre in agguato.
 
La lingua: semplice, lineare, con termini dialettali all'inizio, grazie alla lenta maturazione di Oliva evolve anche la prosa, con riferimenti dotti come "Rosa fresca e aulentissima". Ed il continuo apparire del termine "rosa": nelle declinazioni del latino, nei fiori per il compleanno e le relative spine, sono sempre un riferimento al sesso femminile. Grande attenzione ai dettagli delle case, dei paesaggi e soprattutto degli stati d’animo. “E ognuno all’occhio altrui pretende sempre di essere meglio di quello che è.” Il messaggio dell’autrice è chiaro “Un no, da solo, può cambiare una vita, e tanti no messi insieme possono cambiare il mondo”. Il padre non spreca parole ma c’è: uomo senza pregiudizi, considerato un debole dalla moglie e dai paesani. Sarà però lui a ricevere, nel 1980, la lettera di Liliana Calò entrata in parlamento con Nilde Jotti che la informa dell'abolizione degli articoli 544 e 587 del codice penale relativi al matrimonio riparatore e al delitto d'onore. Una lettura necessaria, di grande attualità, senza essere didascalica, da proporre in classe sicuramente.
 
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Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi

Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Ha pubblicato il romanzo storico “Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici nel 2021” e  “La promessa di Ekaterina” (edizioni End).  Ha esordito con un libro di racconti per adolescenti “Vie di Fuga” F. Angeli (con prefazione di Dacia Maraini), un testo teatrale...

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