Piera, Santina e le altre. La ricerca di Albo Fregoli sulla stregoneria in Valdichiana

Mauro Taddei

01/10/2019

“Streghe e Preti in Valdichiana” (Edizioni Effigi) è la pubblicazione di Albo Fregoli presentata nel corso dell’ultima edizione, la decima, de I Colori del Libro a Bagno Vignoni nello scorso mese di settembre. Pubblico assai numeroso e attento alla presentazione del libro da parte dello stesso autore su un tema quanto meno insolito e intrigante, la condanna al rogo a Chianciano Terme di due donne: Piera e Santina. Siamo nel 1541 e il Podestà di Chianciano esegue questa condanna. Notizia che capita fra le mani del nostro autore quasi per caso nel corso di una precedente ricerca, sempre su Chianciano, dal titolo “Sorella acqua, Chianciano, le Terme, la Comunità”. Dalla lettura della relazione istorica della Terra di Chianciano dell’illustre chiancianese Luigi Antonio Paolozzi al nobile sig. Giovan Battista Pecci, Fregoli scopre che l’allora Podestà di Chianciano, il senese Giulio Salvi, riceve un compenso di 64 lire per “aver fatto abbruciare donna Piera e donna Santina, forse ree di stregoneria e di qualche altro grave delitto”. Da qui la curiosità di Albo Fregoli in una capillare ricerca archivistica negli archivi storici di Chianciano, dell’Archivio di Stato di Siena e dell’Archivio diocesano di Chiusi per accertare, quanto meno, la veridicità dei fatti e soprattutto il contesto socio economico dell’epoca, anche in relazione ai fatti emersi legati alla magia ed alla stregoneria.

L’occasionale notizia incontrata porta il nostro autore a ripercorrere il periodo che va dal Medioevo all’epoca moderna in un percorso molto ampio che, per dirla con le sue parole, spazia dagli aspetti del pensiero, della morale, della vita delle popolazioni di Chianciano e della Valdichiana inferiore a metà cinquecento all’epoca moderna. Ma allora anche Chianciano era dunque pienamente partecipe del sistema di credenze e idee della stregoneria? Non poteva che essere così, dal momento che quel sistema di credenze era diffuso in tutti gli strati sociali e, nel senese, anche nei piccoli paesi rurali, che non avevano certo le relazioni economiche e culturali di Chianciano. Come afferma nella prefazione Maria Assunta Ceppari Ridolfi: “le vicende delle due streghe hanno fornito all’autore l’opportunità per spaziare ampiamente su alcuni temi che lo interessavano in modo particolare. La stregoneria in primo luogo, ma poi la sua terra, Chianciano, l’antica Comunità con l’organizzazione istituzionale e il sistema giudiziario nel Cinquecento”.

Ci viene dunque spontaneo domandare chi fossero veramente Piera e Santina per essere arrestate, processate e orrendamente uccise. È probabile che le chiancianesi Piera e Santina fossero donne sole, in condizioni economiche medio basse. Portatrici di un sapere “antico” relativo al guarire con le erbe, alla magia amorosa. Forse erano prostitute; o comunque donne che non avevano paura di violare la regole, anche morali. Il processo si tenne nella sede del Podestà. Per quel tipo di reato era previsto il rito inquisitorio: il giudice prendeva l’iniziativa, svolgeva le indagini, conduceva il processo e giudicava; senza garanzie che gli imputati non fossero soggetti ad ogni sorta di sopruso. Compreso le torture? È probabile… la tortura più comune era “il tratto della corda”, che consisteva nel legare le braccia degli sventurati dietro la schiena per poi issarli con una carrucola al soffitto, dove venivano tenuti per più o meno tempo. Ma quando e dove furono giustiziate? Purtroppo, nonostante le ricerche effettuate negli archivi comunali di Chianciano Terme, Chiusi, Sarteano, l’Archivio diocesano, l’Archivio di Stato di Siena e la Biblioteca comunale di Siena, non è stato possibile rintracciare altri dettagli relativi al processo alle due donne. Si può ipotizzare, in assenza di documenti, che Piera e Santina furono uccise con la terribile procedura dello strangolamento e poi combustione del corpo.

Al di là dei fatti così tristemente portati alla ribalta, preme sottolineare l’importanza di tale pubblicazione che veramente spazia a cavallo tra il cinquecento e i giorni nostri con puntuali e preziose notizie storiche frutto di ricerche accurate. Consigliamo veramente di leggere questo libro. Fra l’altro in appendice l’autore ci sorprende riportando il risultato di una ricerca nell’Archivio diocesano di Chiusi sulle vicende processuali a carico di tre preti che, anche se coevi con Piera e Santina, non sono legati alla loro storia e furono processati e condannati per violenza privata scaturita da questioni economiche e per reati sessuali. Meno male che detti fatti sono avvenuti prima del Concilio di Trento. In Nomine domini. Amen.
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