Qunellis, la fantascienza del linguaggio

Duccio Rossi

07/06/2019

Un romanzo di difficile lettura, non possiamo negarlo. Ma per questo molto intrigante e stimolante. Il linguaggio di Ugo Mauthe è un linguaggio forbito, complesso, “iperdescrittivo”, apparentemente delirante; ma dietro i meandri cervellotici della verbosità dell’autore si nasconde un’intelligente e acuta analisi capillare di una realtà fantascientifica che funge da metafora della vita. La difficoltà del romanzo sta proprio qui: andare oltre le funamboliche parole Ugo Mauthe, cogliendone il filo rosso che lega tutte le vicende della storia narrata. Mutatis mutandis, potremmo dire che per accostarsi a Qunellis è necessario lo stesso sforzo ermeneutico che serve per accostarsi al teatro dell’assurdo di Samuel Beckett. Qunellis potrebbe essere, da un certo punto di vista, anche un racconto dei Romanzi di Urania: la collana editoriale italiana di fantascienza nata nel 1952, edita da Arnoldo Mondadori Editore.
“Qunellis è un racconto di fantascienza così impropria da non essere solo fantascienza. Qunellis è un serpente di stoffa, forse un giocattolo, incongruamente sopravvissuto a millenni di mutazioni che lo hanno trasformato in un essere vivente e senziente con facoltà e caratteristiche molto speciali. È lui il protagonista principale di questo breve romanzo ambientato in un tempo indefinibile e in un mondo brutale dominato, anzi martoriato, da una tecnologia deteriorata capace di autoriprodursi, la cui origine si perde in un passato remotissimo che di tutto è il solo colpevole e che forse altro non è che il nostro presente. Un mondo infernale e sospeso, in cui imperversa un’imprevedibile capacità di combinazione genetica che ne fa un luogo affollato di vite incompiute e incomplete, fragili e disperate ma al contempo tenaci nella ricerca, ognuna a modo suo, di una ragione d’essere. Ecco perché accanto a Qunellis si muovono anche altre creature, strane e straordinarie” (dalla quarta di copertina). Qunellis è un romanzo per tutti, certamente! Ma con la premessa che il lettore, dopo le prime pagine, riesca subito ad andare oltre quel muro di parole complesse che troverà davanti a se; parole complesse che, nella loro “iperdescrittività” quasi ossessiva, contengono un messaggio semplice per quanto metaforico: la vita, o meglio l’esistenza, è un viaggio precario. Qunellis è un romanzo di fantascienza non solo per quanto riguarda i contenuti ma anche, e oserei dire soprattutto, per quanto riguarda la forma e il linguaggio.
 
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