Se la casa è pulita, perché io mi sento così sporca?

Silvia Roncucci

27/05/2020

Omogeneizzati
Pannolini
Salviette umidificate
Legumi (per Giovanni)
Pomodori
Multivitaminico allattamento
Caffè
Sms alla Befana: Ciao, potresti passare al supermercato a comprare quel che ho segnato nella lista per favore? Grazie.
La Befana: Certo. Visto che devo venire da te poi rimarrei qualche minuto, almeno ti spiego quel che ti dicevo ieri, il metodo per far dormire Anna nel suo lettino. Ok?
Io: Ok.
 
Whatsapp a Elena: Mi è toccato scrivere alla Befana. Giovanni mi dice che va tenuta occupata in qualche modo, altrimenti rompe le scatole a lui, e io le ho chiesto di portarmi della roba dal super. Cazzo.
Elena: E qual è il problema?
Io: Il problema è che quando viene, sta stronza, mi vuole ‘insegnare’.
Elena: Insegnare cosa?
Io: Come stirare le camicie di suo figlio, come convincere Anna a dormire nel suo lettino. Quel che pensa di sapere meglio di me. Ossia tutto. Appena entra ispeziona la casa manco fosse un colonnello dei marines, storce il naso, mi dice che mi vede sciupata e che dipende dal fatto che la bambina poppa troppo (ma se ho bisogno di aiuto non me lo chiede, quello no). La bambina mi ‘azzera tutte le energie’, dice lei. Lei invece mi ha già azzerato da un bel pezzo la pazienza. Per non dire altro.
Elena: Mi pare che oggi tu sia in vena di flusso letterario. Com’è che hai tempo di premere così tanto sui tasti? Anna dorme, per caso?
Io: Esatto. Vedo che ormai conosci bene le dinamiche della mia dinamicissima esistenza J
Elena: Comunque, tornando a tua suocera, mi pare che abbia ben pochi consigli da darti, proprio lei, visto il capolavoro che ha fatto con suo figlio! Io comunque non me la prenderei troppo. Le suocere sono tutte uguali. Almeno così dicono.
Io: Così dicono, sì… beata te che, ringraziando Dio e tutto il suo entourage, per il momento hai avuto la fortuna di non vederne neanche una all’orizzonte.
Elena: Lo so, sono nata con la camicia. Se tutto va come deve andare non ne incontrerò mai nessuna. Punto a trovarmi un fidanzato tanto decrepito da avere la madre sotto diversi strati di terra da parecchio tempo.
Io: Vecchio e ricco?
Elena: Ricco da far schifo e anche lui con un piede già sull’orlo della fossa. Il sogno di ogni donna che abbia un po’ di sale in zucca.
 
Io: Battute a parte, per quanto mi riguarda di Giovanni non mi voglio lamentare. Lavora tutto il giorno, poverino. La pagnotta a casa la porta solo lui e io non credo che riuscirò a tornare a lavoro prima di tre anni.
Elena: Sì, e a quel punto quale lavoro andresti a fare, di grazia?
Io: Non ne ho idea. Allo studio per il momento mi hanno rimpiazzato con la novellina e ho il sospetto che prima di riprendere me, con tutte le noie che una neomamma può dare, si tengono la ventenne, che a farsi mettere incinta non ci pensa neanche di lontano. Oppure ne prendono due. Che sommando la loro età superano di poco la mia. Il risultato cambia, ma in peggio per me.
Elena: Se davvero accadesse ci sarebbero gli estremi per una causa, no?
Io: A chi? Al capo? Con tutti i contatti, le amicizie, le simpatie, le fratellanze, le conoscenze, le alleanze che ha, sarebbe un suicidio. E per ora non ho voglia di commetterlo. Preferisco fare spallucce e andare avanti alla bell’e meglio. E appoggiarmi a Giovanni, che, poveretto, l’unica cosa che mi chiede è di rispettare la sua dieta vegetariana e lasciargli il calcetto settimanale per fargli prendere una boccata di ossigeno.
Elena: A casa, però, non fa una minchia di niente…
Io: Sì, vabbè. Per i lavori di casa conta come il due di picche con la briscola a fiori. Come si prova a fare qualcosa, fa danno, perciò è meglio che non faccia proprio niente.
Elena: Se continui a sbrigare tutto da sola, però, tra poco lascerai soli loro due: Anna e Giovanni. Verremo tutti insieme a sotterrarti. RIP †
Io: Non fare la deficiente e non mi prendere per il chiurlo. Aspetta un attimo, la bambina piange… scusami, ultimamente le prendono le colichette anche al mattino. Che palle.
Elena: Mamma mia, questi pianti! Piange per le colichette, perché ha fame, sete, sonno, frustrazione, peste, morte, carestia….
Io: Non ti ci mettere anche tu…
Elena: Dai che sto sdrammatizzando! Piuttosto dimmi tu, sinceramente, come ti senti?
Io: E come mi dovrei sentire? Come un fiore appena calpestato. Non dormo. Allatto tutta la notte. Però reggo. Cavolo se reggo. Devo reggere. Perché se lascio lo scettro del controllo anche solo un secondo, la befana me lo ruba da sotto il naso e si prende anche la bambina e Giovanni, salutandomi con un cortese calcio nel di dietro. Meno male che c’è il caffè… a proposito, aspetta.
Elena: Anna piange di nuovo?
Io: No, devo scrivere una cosa.
 
Sms alla Befana: Me ne prenderesti due di scatole di caffè?
Befana: Si, cara, grazie, a dopo J.
Io: A dopo.
 
Whatsapp a Elena: Cara sti cazzi.
Elena: Cosa?
Io: Niente niente.
Elena: Ma insomma, dicevi?
Io: Dicevo che sono a pezzi, ma per ora ognuno dei miei pezzi tiene quel poco che gli compete sotto controllo, tranqui. È tutto calcolato. Mi alzo alle 5.30. Caffè. Poppata delle 5.40. Preparo la colazione mia e di Giovanni. Giovanni si sveglia. Giovanni se ne va (arrivederci e grazie, ma è meglio così, tanto mi impalla e basta). Pulizia (blanda) di casa. La bambina si risveglia. Seconda poppata.
Elena: Ma sei sicura che tutte ste poppate le facciano bene?
Io: Non ti ci mettere anche tu a sfracassare quel che non ho! L’allattamento non è solo una fornitura di cibo e liquido, ma la creazione di un legame di attaccamento alla madre. Cosa credi, che mi limiti a fare la mucca da latte? È per questo, per creare un legame solido, che ogni volta che la bambina chiede la poppa, la poppa deve essere pronta, capito?
Elena: Ok, ok, stai calma.
Io: Dopo la seconda poppata sonnellino, mentre io preparo il pranzo a me e a Giovanni. Giovanni arriva, mi bacia sulla guancia, mangia, mi ribacia sulla guancia, esce. La bambina si sveglia (di solito appena sente chiudere il portone). Cullata, canticchiatina, musichetta, ripoppata, rinanna. Dopo la sua poppata metto qualcosa in lavatrice, o stiro, o mi sdraio, e mi prendo il quinto caffè (quelli tra il secondo e il quarto li ho già presi prima di pranzo).
Elena: Va bene, capisco…
Io: Che vorresti dire, che i miei racconti ti annoiano?
Elena: No, che dici.
Io: Aspetta un attimo, la bambina piange di nuovo… No perché, se tu sapessi quanto annoiano me! Ma è tutto calcolato: se sfango i prossimi sei mesi poi lei va al nido e almeno la mattina ho il tempo di respirare. Anche se mia suocera dice che mandarla al nido a dieci mesi è troppo presto…
Elena: E tua madre?
Io: La domanda di riserva?
Elena: E dai!
Io: Mia madre è troppo impegnata a spolverare la tomba di mio padre e a dare lo straccio in sacrestia per degnarsi di venire da me. È troppo presa dal pensiero dei morti e dei bisognosi che non conosce, per aiutare nel momento del bisogno qualcuno vivo e vegeto che conosce bene. Lasciamo perdere.
Elena: Certo che potresti anche fargli muovere il culo a dovere a questi altri che hai lì a casa eh…
Io: Meglio di no, sarebbe come mettere un branco di elefanti in un negozio di porcellane e dire loro: suvvia, ora spolverate.
Elena: ahahah
Io: ahahah
Elena: Allora appena posso vengo in tuo soccorso J!
Io: Grazie, grazie. Ma per ora non c’è bisogno. Ciacia
Elena: Ciacia
 
Sms a Giovanni: Mi sono scordata la pasta protettiva per il culetto di tua figlia. Ci fai un salto in farmacia prima di tornare? Tanto oggi che è venerdì esci alle cinque, giusto?
Giovanni: Piccola mi dispiace ma non ce la faccio. Lo sai che qui in ufficio è un gran casino. La pasta te la porto, ma alle 20.00. Devo finire della roba. Perché non la chiedi a mamma?
Io: Ok, lo chiedo a lei.
 
Sms della Befana: Dove sei? Sto suonando il campanello da dieci minuti, perché non mi apri?
Io: Sono andata in farmacia a comprare la pasta protettiva. Ho Anna nel marsupio. Stiamo arrivando.
Befana: Ok a tra poco J. Se vuoi quando tornate finisco di spiegarti quella cosa sul fatto che non devi rispondere al pianto notturno del bambino per fargli imparare a consolarsi da solo e dormire meglio [messaggio n.1]. È una cosa scientifica, me lo ha detto dalla parrucchiera la Silvana, quella che ha quattro figli. Se non lo sa lei, che ha quattro figli, che tu vedessi come sono [messaggio n. 2]. Uno meglio dell’altro! Silenziosi, fermi, educati. Comunque ho portato anche le lasagne vegetariane per Giovanni [messaggio n.3].
Io: Ok grazie.
 
Whatsapp di Elena: Come va? È  venuta la befana?
Io: Sì, anche se non era ancora notte.
Elena: ahahah ti ha aiutato almeno?
Io: Aiutato tanto quanto sfracassato. Mi ha elargito i soliti insegnamenti. Però è andata. Se fosse brava a stare al posto suo tanto quanto lo è a scrivere messaggi enciclopedici, staremmo tutti meglio. Peccato che…
Elena: Peccato cosa?
Io: Peccato che non mi senta molto bene. Sono uscita con la bambina nel marsupio. A metà strada ha voluto la poppa. Mi sono aperta la camicia, ma questo maggio è bipolare, un momento le vampate di caldo non lasciano respirare e quello dopo c’è un vento gelido che scortica la pelle. Mi sa che mi sono presa una freddata.
Elena: Riguardati….
Io: Sì, neanche allo specchio mi riguardo. Sono inguardabile.
Elena: ahahah meno male che la prendi con filosofia, vedo.
Io: Sì: storia, filosofia e religione. Parecchia religione. Non sai le benedizioni alla Madonna che mi partono dalla bocca.
Elena: ahahah
Io: Aspetta… la bambina chiama.
Elena: Tutto ok?
Io: Sì grazie. Ci sentiamo domani. Ciacia
Elena: Ciacia
 
Pannolini
Frutta e verdura (quelle che trovi)
Legumi (per Giovanni)
Caffè (3 scatole)
Tachipirina
 
Whatsapp di Elena: Ehi come va?
Io: ….
Elena: Ehilà?
Io: (Se la casa è pulita, com’è che io mi sento così sporca? – questo messaggio è stato cancellato).
Elena: Ehi, ma sei viva? È da ieri che non ci sentiamo. Non mi far prendere un colpo.
Io: Sono viva, sono viva. Chi vuoi che mi ammazzi.
Elena: Meglio così. Che succede?
Io (whatsapp vocale): Niente. Mi è venuta la febbre alta. Ho dovuto chiamare di nuovo mia suocera per fare la spesa e passare in farmacia perché Giovanni è andato fuori città. Domattina ha un convegno, ma dopo pranzo torna subito, per fortuna. Quando la Befana si è presentata ha ricominciato con la storia dei mobili di casa da cambiare e mentre ero a letto ha sequestrato dei vestiti di Anna che non le piacevano e li ha buttati. Mi ha fatto sparire anche il marsupio e ha ritirato fuori il passeggino, anche se sa bene che alla bambina non piace, facendo una filippica sul fatto che la devo lasciare piangere lì due minuti perché sennò si abitua male e poi come facciamo a toglierle il vizio e compagnia bella e tutto questo mentre avevo ancora la febbre altra. E poi sai quale ciliegina ha messo sulla splendida torta che mia ha preparato?
Elena: Quale?
Io: Mi ha portato una busta di latte artificiale dicendomi di cominciare a darlo alla bambina per staccarla da me! E io le ho detto di darla al suo, di figlio, per vedere se a lui alla fine servirà per staccarsi da sua madre!
Elena: E lei?
Io: Lei si è offesa, ma chissene. L’ho invitata a prendere la via verso la porta e a non tornare mai più. Così ho ripreso in mano le redini della situazione.
Elena: Brava wonderwoman!
Io: Ringrazio me stessa, il caffè e la tachipirina. Dio abbia in gloria chi ci ha inventati.
Elena: Scherzi a parte, vuoi che venga? Te lo chiedo perché, se non hai bisogno urgente, finito il lavoro andrei un attimo dall’estetista, poi avrei la palestra, e poi se vuoi faccio un salto, ma forse per te è troppo tardi. Ormai cenate con le galline voi altri!
Io: Non c’è bisogno grazie. Anche in queste condizioni sono riuscita più o meno a rassettare casa, a fare la lavatrice e a mettere a dormire la bambina. Eins, zwei, drei, Achtung!
Elena: Brava Superfräulein. A proposito della bambina, com’è che ora non rompe più i cocò con i suoi pianti? In quattro mesi di vita è la prima volta che non la sento J
Io: Asp, vado a vedere…
Elena: Ehi? Allora?
Io: …
Elena: Ehilà, ma che succede? Anna è partita di sua spontanea volontà? Se ne è andata da sola a pochi mesi di vita, non oso pensare cosa farà con l’arrivo dell’adolescenza J. Silvia? Allora? Ti posso telefonare?
Io: ti chiamo io.
 
Telefonata:
Io: E-elena…
Elena: Allora?
Io: E-elena…non trovo Anna.
Elena: E dove l’avevi messa?
Io: A dormire, te l’ho detto!
Elena: Ma dove?
Io: Dove sempre, quando fa il sonnellino dopo pranzo: nel dondolino da bambini in salotto.
Elena: E non c’è?
Io: No.
Elena: Mantieni la calma. Vai a vedere se l’hai messa nel lettino in camera sua.
Io: Ok.
Elena: Allora?
Io: Nel lettino ci sono i panni.
Elena: Quali panni?
Io: Quelli del bucato.
Elena: Il bucato?
Io: Sì.
Elena: Quello che hai messo in lavatrice?
Io: Sì.
Elena: Silvia?
Io: Sì.
Elena: Silvia, vai un po’ a vedere lì.
Io: Lì dove?
Elena: Come dove? Lì.
 
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Silvia Roncucci

Silvia Roncucci

Silvia Roncucci, nata nelle Crete Senesi, classe 1979, è autrice di articoli storico-artistici, racconti, scritti umoristici, romanzi, guide per ragazzi - quest’ultime nate dalla sua formazione come storica dell’arte e dalla decennale esperienza come guida turistica a Siena e provincia. Nel 2011 si è occupata di libri anche a Radio Siena, con il programma Libri e dintorni, e nel 2012 ha curato un laboratorio di scrittura per ragazzi italiani di seconda generazione. Il suo ultimo lavoro è “L’anno della morte di Kurt” (La Ruota edizioni, 2018) un romanzo generazionale ambientato tra gli anni novanta e la contemporaneità. È tra i fondatori del Gruppo Scrittori Senesi.
 

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