Toscana inconsueta. Gli appunti e gli itinerari di Elena Tedeschi per viaggiare oltre

Marialuisa Bianchi

06/04/2022

In periodi difficili come quello che stiamo vivendo, ancora in emergenza Covid e con la guerra in corso, i viaggi diventano utopie necessarie o sogni ad occhi aperti. Eppure qualche piccolo spostamento si può ancora fare. Nella nostra regione ci sono località amene e poco conosciute, fuori dai percorsi turistici tradizionali che nascondono tesori e storie dimenticate, leggende e piccoli gioielli artistici e naturalistici. Ecco cosa fa Elena Tedeschi nel libro “Toscana inconsueta. Appunti e itinerari per viaggiare oltre” (seconda edizione aggiornata e ampliata - Gowar edizioni), seguendo un suo percorso, molto originale e interessante: ci accompagna tra paesi curiosi, castelli infestati di fantasmi, rifugi di scrittori, eremi, musei e cammini fra boschi e rovine. Partendo dalla sua esperienza l’autrice viaggia attraverso una Toscana meno conosciuta fatta di usanze e tradizioni perse, cercando di valorizzare la semplicità di località contornate da storie e personaggi inconsueti. Molti gli itinerari arricchiti da una lista di indirizzi dove mangiar bene, dormire, sempre secondo la sua personale esperienza, di cui sembra ci si possa fidare.  Dopo il successo della prima edizione, all’insegna della passione e dell’aver sperimentato di persona, Elena ha continuato a viaggiare e ci invita.
 
Si parte dalla città dei Quattro Mori, Livorno, dove è nata per poi traghettarci sulle isole dell’arcipelago, o arrampicarci verso paesi e borghi di campagna. Ecco Livorno dove spesso soffia forte il libeccio, quel vento che rende la costa di una bellezza particolare. Lungo la litoranea livornese che corre a picco sul mare in un incessante susseguirsi di infinite scese, più o meno agili, rese famose dalla Lancia Aurelia Spider, fra le urla di Vittorio Gassman ne Il sorpasso. Spettacolare la terrazza Mascagni, con pavimento a scacchiera che si affaccia sugli ampi orizzonti del mar tirreno. I livornesi poi sono un vero melting pot di etnie diverse: pirati, mercanti, artisti sempre pronti a ridere o a deridere qualcuno, con lingue taglienti e prese in giro feroci. Da visitare assolutamente il Quartiere Venezia, ampliamento settecentesco dell’originale nucleo, dalla pianta pentagonale ideata da Bernardo Buontalenti. L’acqua circonda il quartiere sotto forma di canali navigabili che in passato servivano per i trasporti delle merci nei magazzini, alle spalle del porto. Molto forte la presenza ebraica che, nella città, non venne mai relegata in un ghetto e influenzò anche la cucina: cuscussù alla livornese, carciofi alla Giudia, la torta di Ceci, piatti di pesce insaporiti con le spezie, biscotti vari. Il cacciucco, la zuppa di pesce povero creata con il pomodoro e il pescato invenduto, è diventato il simbolo culinario della cucina livornese ed espressione della mescolanza di culture.
 
Molto interessante da visitare la Lunigiana: una terra aspra e difficile, avvolta nelle leggende, con parchi, boschi e borghi fortificati accampati su gole e strapiombi, case in pietra, arcate e scorci da incorniciare ma chi è capace di osservare i borghi in modo attento scoprirà tante altre storie inerpicandosi sulle strade tra i monti delle Apuane e dell’Appennino. “Qui si rincorrono leggende che narrano di balli notturni di streghe, licantropi che ululano senza posa, vicende di folletti dispettosi e vi è persino la figura di un basilisco”. E poi osserveremo i resti della grande torre esagonale (la Torre di Dante), probabile luogo di permanenza del grande poeta e il bastione attorno alla torre che offre una spettacolare veduta sull’alta Val di Magra. Vari i riferimenti alla figura di Dante Alighieri, ospitato dagli conti Malaspina in vari possedimenti. Montereggio, il paese dei librai: anticipati in epoca rinascimentale da Sebastiano da Pontremoli. I montereggini acquistavano le rimanenze di almanacchi e lunari, utilizzando i ricavi delle vendite dei raccolti delle castagne, dei formaggi e del commercio delle pietre. Dunque semplici contadini e raccoglitori di pietre diventarono promotori della cultura italiana e nel periodo risorgimentale si proposero come veri e propri contrabbandieri della carta stampata. Da qui ha origine il “Premio Bancarella”. Ricordiamo in particolare Bagnone: un borgo che ruota attorno alle rovine del castello. Il rumore del torrente si fa più percepibile a ogni passo, sino a quando scorgiamo il suggestivo ponte a schiena d’asino che collega la parte antica del paese a quella nuova. Il torrente è immerso nella profonda gola e forma delle incantevoli cascatelle: le case in pietra si affacciano sull’acqua e sullo strapiombo con finestre e terrazzini suggestivi. Uno scorcio davvero scenografico.
 
Di località più note troveremo una bella descrizione in altre zone: Montepulciano, Pienza e l’Abbazia di Sant’Antimo. Siamo in discesa verso Larderello dove incontriamo i soffioni boraciferi, eruzioni che fuoriescono da spaccature naturali del terreno a temperature elevate; si chiama Valle del Diavolo ed è qui che Dante venne ispirato per comporre e ambientare i terribili gironi infernali della Divina Commedia. E poi Bolgheri, dove questo fil rouge artistico-letterario prosegue e si conclude. Paese abitato per dieci anni da Carducci, patria di rinomati vini toscani, ma con una strada assolutamente da percorrere: il Viale dei Cipressi. E ancora Boccale, Calafuria, Vaschine, Sassoscritto, Cala del Leone, luoghi che riecheggiano nella memoria di qualsiasi livornese. La baia di Quercianella con le villette liberty. Il Golfo di Baratti, noto per la sabbia fine, l’acqua cristallina e i tumuli di origine etrusca di Populonia. Non viene naturale pensare che una regione così assolata e ridente sia stata teatro di stragi naziste come l’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Sant’Anna di Stazzema è un minuscolo borgo che dall’alto dei monti lucchesi si affaccia sul piatto profilo costiero della Versilia ed è situato a circa un’ora d’auto dalla città di Puccini.
 
Si prosegue verso Pitigliano con vicoli pittoreschi uniti da scalinate di ciottoli ricoperte di muschio, piccole osterie dove assaggiare il tartufo, terrazze e balconcini modellati nel tufo con panorama sulla vallata. Tra salite e discese, nei suoi immediati dintorni, è nascosto un luogo malinconico e tetro. Il manicomio di Volterra, creato per nascondere anormalità, persone “fastidiose”, problemi, handicap. Poi viaggeremo da Livorno fino alle verdi alture del Mugello per raggiungere la frazione di Barbiana, borgo nel quale Don Milani era stato confinato nel 1954. “Don Milani cercò di trasmettere l’idea del viaggio come ulteriore metodo di apprendimento, una forma di arricchimento culturale utile allo sviluppo di una propria identità, concetto che da viaggiatrice quale sono non posso che condividere in pieno”. Ora che siamo in riapertura, dopo mesi di chiusure per un virus che ci ha messi in ginocchio, è tempo di riscoprire l’Italia e le sua bellezze. Non sappiamo quanto durerà, non sappiamo se ci fermeremo di nuovo, perciò andiamo. Consigliati per una sosta Io Cucino – Gionata D’Alessi (Bibbona); Trattoria da Rosa (Livorno); Alimentari Larderia Guadagni Ada (Colonnata, Carrara) e altri. Nel frattempo buona strada, buona libertà. Buon viaggio.
 
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Marialuisa Bianchi, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori.  Ha pubblicato il romanzo storico “Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici nel 2021” e  “La promessa di Ekaterina” (edizioni End).  Ha esordito con un libro di racconti per adolescenti “Vie di Fuga” F. Angeli (con prefazione di Dacia Maraini), un testo teatrale...

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