Tutti i segreti hanno un prezzo. La Toscana tinta di giallo di Riccardo Bruni

Simona Trevisi

19/07/2017

“Un’ultima pagina… ancora una dai… ormai finisco il capitolo… beh a questo punto voglio vedere come va a finire!”. Potrei riassumere così l’effetto Riccardo Bruni, applicabile sia al romanzo “La notte delle falene” sia all’ultimo “La stagione del biancospino”, pubblicati con AmazonPublishing. Li ho letti uno di seguito all’altro e, in entrambi i casi, sono piombata nel vortice dei lettori che fa sì che si debba sfruttare ogni attimo possibile per proseguire nella lettura.
 
In “La notte delle falene” è Alice a voler raccontare quello che le è accaduto. È stata uccisa in una notte d’estate e, quella stessa notte, ha trovato la morte anche il suo molestatore. Sembrerebbe tutto risolto ma così non è. Dieci anni dopo Enrico, il suo fidanzato di allora, torna lì dove tutto è successo e si ritrova suo malgrado ad affrontare insieme agli amici di un tempo un passato che, invano, ha provato a dimenticare. In “La stagione del biancospino”, invece, tutto parte dalla sparizione di Patrizia. Ad essere arrestato con l’accusa di averla uccisa è Giulio, l’ex compagno, che però ha perso la memoria e vuole colmare il vuoto che lo attanaglia. Intorno a lui si muovono altre persone attraversate da tensioni e smanie. E tutto intorno il manto bianco della neve che copre misteri velenosi.
 
Quello che all’inizio appare con un complicatissimo puzzle, viene riordinato pagina dopo pagina e, alla fine, ogni tessera torna al suo posto. Riccardo Bruni compone due romanzi con una trama originale e avvincente dove non c’è un personaggio che primeggia sugli altri. Ognuno dal suo punto di osservazione particolare, aggiunge elementi che contribuiscono a svelare via via il senso generale della storia; una storia che, per entrambe le pubblicazioni, è composta dal racconto di tante vite intrecciate tra loro (come scrive Gabriel García Márquez “Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta”). La sensazione è che l’unica vera protagonista sia la collettività, con tutto il suo carico di segreti, pulsioni, ferite non rimarginate. Non a caso i libri sono ambientati in Toscana in due piccoli paesi - zona di mare il primo, alle pendici della montagna il secondo-, dove la gente mormora (eccome se mormora!), tutti si conoscono e hanno il vissuto comune tipico di chi si trova a condividere lo stesso pezzo di mondo.
 
In entrambi i romanzi a muoversi accanto ai personaggi umani ci sono poi animali il cui ruolo è tutt’altro che secondario. Nel primo libro ci sono le falene, profondamente legate al culto dei morti. “Si dice che una falena porti con sé lo spirito di un morto che di notte torna a farci visita. È per questo che a volte entrano nelle case. Secondo antiche credenze popolari è un’anima che non trova pace e cerca qualcuno per una preghiera” (pag.67). E alla fine viene da pensare che sia proprio l’anima di Alice ad aver bisogno che qualcuno la aiuti a ritrovare la via di casa e quindi la pace di chi finalmente ha visto emergere la verità. In “La stagione del biancospino” a tessere le fila della storia ci pensano invece tre gatti: “Il gatto rosso conosce un segreto. Il gatto nero è morto già altre volte. Il gatto bianco è quello cattivo”. Vedono senza essere visti e man mano che le vicende si dipanano, il loro intervento risulta decisivo. Solo loro conoscono i segreti di tutti e sanno come farli affiorare. Basta aspettare la stagione del biancospino, quando la neve si scioglierà.
 
Un’ultima considerazione riguarda la musica che, in tutti e due i libri, accompagna i vari personaggi e parallelamente il lettore (sicuramente anche lo stesso Bruni). “La notte delle falene” inizia con una citazione dalla canzone di Ben Edward King “Stand by me” mentre “La stagione del biancospino” si chiude con la citazione della canzone di Fabrizio De Andrè “Inverno”. Poi ci sono i Coldplay, Lana Del Rey, Amy Winehouse, Leonard Cohen ascoltati nel primo libro da Chiara. Cuffie nelle orecchie, cerca di isolarsi da un mondo che tutto sommato le ha già presentato un conto abbastanza salato da accettare considerando la sua giovane età. Nel secondo libro non mancano invece i riferimenti a David Bowie, David Gilmour, Pink Floyd, The White Stripes. Ma costantemente in sottofondo c’è il respiro del bosco: suoni, voci, sussurri che diventano musica grazie a Viola e al suo gruppo, i Lilith. Del resto, come dice Giulio verso la fine della storia (pag. 279) “la musica ha sempre avuto il potere di portare lontano (…) e allontanarsi aiuta a guardare le cose nel loro insieme e a capire il senso del ritorno”.
 
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Simona Trevisi

Simona Trevisi
giornalista, nata a Bergamo, è laureata in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 collabora con la società primamedia per conto della quale gestisce le attività e gli eventi curati da Toscanalibri.it.
 
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