Vani d’ombra. Simone Innocenti racconta la storia di un’ossessione

Serena Bedini

11/09/2019

“Vani d’ombra”, il romanzo di Simone Innocenti edito da Voland (2019), è un climax ascendente di grande impatto emotivo. Sarà la tipologia di stile che coniuga in modo abile narrazione con monologo interiore e, grazie a quest’ultimo, riesce letteralmente a far scivolare il lettore in un vortice sempre più vertiginoso che lo conduce all’apice, sarà per l’inserimento di ricordi e di riflessioni che attingono a un sistema di vita comune, a un modo di sentire condiviso, ma “Vani d’ombra” arriva dritto al cuore del lettore e lo conquista senza nemmeno che quello opponga la benché minima resistenza. Dopo poche pagine, quindi, il lettore inconsapevole di essere stato ghermito, si ritrova nelle mani di Innocenti e lo segue del tutto rapito dal suo gioco narrativo, ignaro della sorte che capiterà a Michele Maestri, il protagonista, e anche della propria, visto e considerato che, proprio come il personaggio principale, si troverà completamente succube della storia che viene imbastita, costretto ad andare avanti per vedere “come va a finire” e incapace di lasciare o di leggere tra le righe.

E questa storia che, a libro concluso, si percepisce come un’autentica corsa, affannosa e rocambolesca, è retoricamente un climax ascendente, ma si dimostra nei fatti una precipitosa caduta agli inferi: il lettore ne è partecipe al punto che, costantemente, guardando indietro, vede in parallelo un’altra vita possibile dalla quale tuttavia il protagonista si è trovato precluso. Non per propria scelta, sia chiaro.

Un elemento che non è secondario nel romanzo di Innocenti è la presenza del colore bianco: una presenza tanto vacua ed evanescente, quanto fagocitante per il protagonista, che lo nota primo fra tutti i colori, e pervasiva per il lettore, che ne rimane ugualmente attratto e impaurito, in quanto paventa, fin dalle prime pagine, come quel bianco possa essere la chiave di tutto. Michele Maestri, che all’inizio del libro ha tredici anni e alla fine si affaccia alla soglia dei quaranta, è peraltro un personaggio a cui affezionarsi, dal quale restare plagiati e sconvolti per la sua innocenza perduta a causa di scelte altrui, per i suoi tentativi tanto disperati quanto umani di salvarsi da solo nonostante tutto e tutti, per la sua capacità camaleontica di trasformarsi, di cambiarsi, alla ricerca spasmodica di un sé perduto, ma che sente di dover reinventare.

Michele Maestri ha un’altra peculiarità rispetto ad altri personaggi: lui vede o, forse, lui sa vedere. Anzi, meglio ancora: lui ha imparato a vedere a causa degli altri e adesso ha fatto di questa capacità un’arte. È una sensibilità profonda la sua, malata tanto è fragile la personalità da cui muove e tanto è disperata, nonostante tutto, la sua ricerca di sicurezza e protezione che retrodata dall’adolescenza, quando il suo mondo si è sgretolato per aver visto troppo ed essere rimasto accecato da un bianco abbagliante.

Infine, un’ultima nota è per il significato dualistico che assume la vita di Michele Maestri, perennemente in bilico tra peccato e redenzione, tra male e bene, tra bianco e sporco, tra sesso e astinenza. Un equilibrio pericoloso il suo, tanto difficile da tenere perché gli è stato dimostrato fin dalla giovane età quanto sia facile perderlo e sprofondare in un inferno bianco.

Molte sono le domande che pone il libro e che in larga parte muovono da una considerazione: quanto sia labile il confine tra apparenza e realtà, tra finzione e verità. In effetti, l’abilità di vivere, sembra dirci Innocenti, sta nel trovare una maschera accettabile per se stessi con cui mostrarci agli altri e, probabilmente a questo serve l’adolescenza, ossia a costruire l’identità che ci assomiglierà di più... ma che succede quando un adolescente annega nel mare indistinto della maturità prima del tempo? Una risposta può essere la vita di Michele Maestri.
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Serena Bedini

Serena Bedini
Nata a Firenze nel 1978, si è laureata all'Università degli Studi di Firenze in Filologia Moderna (2005). Dal 2003 si occupa di formazione per adulti e attualmente è docente di Scrittura creativa e di Italiano L2 presso la LABA di Firenze. Da sempre appassionata di letteratura ed arte, ha collaborato e collabora con vari artisti ed è stata caporedattrice di i.OVO, rivista di arte e cultura contemporanea (Firenze, Nardini Editore). Suoi interventi appaiono o sono apparsi rispettivamente su Qui-Libri – La rivista di chi legge (Milano, La Vita Felice Editrice, distribuito presso le librerie Feltrinelli), Espoarte (Savona), Rassegna della Letteratura Italiana (Le Lettere, Firenze), La casa dei doganieri (Firenze), Fronesis (Firenze) e il Bollettino ITALS dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha vinto il XXX e il XXXI e XXXIII Premio Letterario Nazionale "Il Portone" (Pisa) nella sezione racconto. Ha pubblicato i seguenti libri:...
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