Zhong Fangrong, l’umanesimo e il metabolismo dell’orso bruno

Massimiliano Bellavista

07/08/2020

Si dice che mentre veniva preparata la sua cicuta, Socrate staesse imparando un’aria sul flauto. “A cosa ti servirà?” gli fu chiesto. Per tutta risposta, fece spallucce. “A sapere quest’aria prima di morire” ripose. Un mio professore al liceo sosteneva che la bellezza degli studi classici fosse la libertà che sottendevano. La libertà, diceva per paradosso con espressione ironica, di potersi dottamente soffermare, se solo lo si voleva e non si sapeva fare di meglio, sullo studio del metabolismo dell’orso bruno.  Se dovessi passare la vita /a cercare il fiore perfetto/ non sarebbe una vita sprecata dice il Samurai Katsumoto, componendo una specie di haiku nel film “L’ultimo samurai”. Attenzione, non si tratta di cazzeggio. Se lo sostenete siete in malafede. Non vi è di per sé alcuna forma di procrastinazione dell’utile e del necessario né tantomeno di ozio in questo approccio. O almeno, non di più di quanto possa esserci in altri tipi di studi. Calvino definiva classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

L’attualità della Cina pare davvero incompatibile con la scelta di Zhong Fangrong. Lei è la quarta diplomata più brava dello Hunan, una liushou, ovvero una dei milioni di bambini cresciuti senza genitori, andati a lavorare chissà dove in città distanti migliaia di chilometri. Come studente modello, le si sono aperte le porte di Università prestigiose, e quindi il sicuro ascensore sociale verso denaro, successo, prestigio sociale. Lei invece ha deciso di diventare archeologa, di dedicarsi proprio a quel rumore di fondo cui si riferiva Calvino. La sua scelta, una decisione personale e privata si direbbe, ha invece diviso l’opinione pubblica cinese e ha presto fatto il giro del mondo.  Ma l’aspetto significativo di questa vicenda non è tanto questo e nemmeno il fatto che molti, i più invero, l’abbiano criticata, il che sarebbe in fondo anche legittimo in un Paese che ancora ambisce e misura con la ricchezza un riscatto dalla povertà che ha vissuto per tanto tempo. Il fatto sconcertante è che semplicemente molti non hanno nemmeno compreso la sua decisione. Vivere bene è più importante che inseguire i sogni è stato detto e scritto. Ora, se questo è il mantra delle nuove generazioni, siamo messi maluccio: a Ovest lo diciamo perché dobbiamo preservare il nostro benessere, nei Paesi emergenti perché lo si deve raggiungere. Tutti più che giustificati dunque. Questo è invece il segno più evidente della regressione e dell’imbarbarimento culturale che si sta vivendo in questa era, tanto a Oriente quanto a Occidente.

Anche da noi con regolarità, escono dalle loro tane i soliti unghiuti e ottusi campioni che dicono che gli studi classici non servono a niente. Che bisogna studiare economia e informatica quando si è ancora nel grembo materno. Anche prima se si può. Se Zhong avesse scelto studi scientifici o economici, nessuno avrebbe avuto niente da dire. Applausi, applausi, applausi. E questo è molto allarmante. Economia e scienze esatte non sono che una parte delle espressioni umane, e soprattutto sono niente senza l’uomo. Anzi, rischiano di farlo diventare ottuso, di soffocarlo. E l’uomo è, per sua natura, inesatto, imperfetto, indeterminato, bisognoso di libertà, di studio e approfondimento del suo passato e, di quando in quando in quando, anche di lasciar vagare la mente su ambiti e concetti apparentemente inutili. Libero di concentrarsi sul rumore di fondo. Solo da questa iniziale divergenza del pensiero nasce la vera convergenza (e la capacità di sintesi) propria del pensiero umano e della sua insostituibile visione strategica.
Ma quel che consola è che questa sorta di ‘non allineamento’ culturale è contagioso. Non si ferma nemmeno in Cina. C’è infatti un libro, che si intitola “Dunhuang is Where My Heart Belongs: Biology of Fan Shijin”, che parla di Fan Jinshi, archeologa e ormai ottantenne direttrice onoraria della Dunhuang Academy. Ha passato tutta una vita nella Provincia di Gansu, nel Nordovest della Cina, a studiare le Grotte di Mogao che si trovano lungo la Via della seta. Si tratta di un sistema di 492 templi scavati nella roccia. La pubblicazione di compiuti studi archeologici sulle Grotte di Dunhuang è stato un sogno a lungo tenuto caro da generazioni di ricercatori. Si parla di un progetto nato in Cina negli anni ’50. Se non era una sfida quella. Altro che rumore di fondo. È stata proprio Fan Jinshi a rendere quella poderosa pubblicazione una realtà negli anni 90. Uno studio elitario, si potrebbe dire, e un libro che probabilmente hanno letto pochi addetti ai lavori. Sì. Forse. Ma quei libri adesso esistono e chi vuole può leggerli. La Cina, così facendo, ha salvato un pezzo del suo passato e quello è ormai un sito conosciutissimo dal turismo a livello internazionale.

E proprio lei, donna non allineata, caparbia e ‘divergente’ che adesso guida una vasta equipe internazionale di archeologi e ricercatori e che, proprio grazie al turismo, ha creato nella zona molti posti di lavoro dimostrando che la cultura non solo è indispensabile, ma anzi ‘rende’, è stata il modello dichiarato che ha ispirato la scelta di Zhong. Lasciamo dunque Zhong libera dal mono-pensiero, libera di inseguire la sua poesia, il suo rumore di fondo. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono, e non solo per lei. Se non sa proprio fare di meglio….
 
CAPIREI…
se un’elegia ti pagasse la cena
se un’ode ti scaldasse la casa
se un inno ti curasse la pressione
se un idillio ti consentisse un salario
se un madrigale ti garantisse la pensione
se una rima facesse da gentil ramo a un piviere
se la poesia insomma servisse a qualcosa
fosse un mestiere che rende…
Chi sa fare di meglio
non perda tempo dietro i versi
Nelo Risi
 
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Massimiliano Bellavista

Massimiliano Bellavista
Massimiliano Bellavista è consulente di direzione, blogger (www.thenakedpitcher.com) e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Scrive una rubrica fissa per la rivista stroncature.com. Tiene regolarmente seminari di scrittura e in merito alla valorizzazione ed alla comprensione del libro antico come bene letterario e culturale. A Siena anima la scuola di scrittura Recensio. Riguardo alle sue opere di narrativa, poesia e management, pubblicate in italiano ed in inglese, tra le più recenti ricordiamo: Le reti d’impresa (Franco Angeli, 2012); Anatomia dell’invisibile (Tabula Fati, 2017); L’ombra del Caso (Il Seme Bianco 2018) e The Naked Pitcher (Licosia 2018); Dolceamaro (Castelvecchi 2019); Marketing e management degli impianti sportivi (Azzurra 2019); Vertical Farming (Licosia 2019)
 
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