Le Naturografie di Roberto Ghezzi emergono dalle acque dell’Arcipelago Toscano e approdano ai lavatoi storici di Rio per la prima esposizione pubblica del progetto Anadyomene. Nascente dall’acqua, come mostra della XII edizione di Elba Book Festival, dedicata al tema dei Naviganti. Il dialogo tra il progetto di Ghezzi e il tema scelto da Elba Book per il 2026 è immediato e necessario. Il navigante non governa il mare: lo legge, lo ascolta, mette in conto l’incertezza. Accetta l’attraversamento come condizione del movimento.
È esattamente questo lo sguardo che l’artista cortonese porta nelle acque dell’arcipelago toscano: non una conquista del paesaggio, ma un ascolto prolungato, paziente, scientifico. Le sue opere non rappresentano la natura, la lasciano agire, in un atto che è insieme gesto artistico e rinuncia al controllo. Come scrive l’artista stesso: “Predispongo i supporti e poi mi faccio da parte. Lascio che sia la natura a compiere il gesto”.
ANADYOMENE
“Nascente/che emerge dal mare”, è uno degli appellativi di Afrodite, e nella mitologia popolare è proprio dalla collana della dea che nascono le sette isole dell’arcipelago: sette perle cadute in mare che invece di affondare emergono. Una leggenda di naviganti e di acque, di perdite che diventano luoghi, di rotte impreviste che trasformano il paesaggio per sempre. Il progetto, che ha fra i suoi obiettivi anche quello di valorizzare le connessioni fra il territorio e i luoghi d’interesse storico-artistico e naturalistico che il paesaggio dell’arcipelago offre in tutta la sua ricchezza e varietà, combina lo sguardo del mito, da cui il titolo prende origine, con i linguaggi del contemporaneo, svelandosi in opere che emergono dalle acque salmastre e dolci dell’arcipelago attraverso un processo unico e originale nel suo genere, che restituisce l’immagine altrimenti invisibile dei paesaggi subacquei.
Le opere in mostra ai lavatoi di Rio sono Naturografie©, neologismo ideato dall’artista per definire un processo in cui è la natura stessa a lasciare traccia di sé su supporti ecosostenibili immersi nelle acque per lunghi periodi. Umidità, minerali, luce, organismi microscopici, sedimenti: tutto ciò che l’ambiente contiene diventa materia pittorica. L’opera finale non è dell’artista nel senso convenzionale del termine: è il prodotto di un patto tra l’uomo e il luogo, in cui l’artista ha posto le condizioni e la natura ha esercitato la propria libertà.
Nel corso della residenza, realizzata nel 2024 come progetto artistico-scientifico promosso dal Sistema Museale dell’Arcipelago Toscano – S.M.AR.T., Ghezzi ha installato sei tele in luoghi strategici scelti in collaborazione con scienziati e vari professionisti in base all’interesse scientifico dei luoghi, coinvolgendo ambienti salmastri, termali e d’acqua dolce delle isole toscane: all’isola d’Elba il laghetto rosso delle Conche nei pressi di Rio Marina all’interno del Parco Minerario, nel Comune di Capoliveri il porticciolo del Golfo di Mola e il bacino acquifero delle Miniere del Ginevro a -54 metri sul livello del mare, a Portoferraio le Terme di San Giovanni, il porto dell’isola di Capraia e quello di Cala Maestra sull’isola di Montecristo, riserva naturale dello Stato gestita dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica che per la prima volta nella storia ha ospitato un’installazione artistica.
Dopo un periodo di posa di circa tre mesi, le tele sono state ritirate per dare il via alla fase di studio scientifico dei tessuti prelevati e delle acque, condotta dal CNR di Pisa e dal biologo Guido Silvano dell’Università di Bologna. I risultati di questo studio faranno parte dell’esposizione e dei successivi sviluppi del progetto. Il connubio fra arte e scienza, caposaldo dell’indagine espressiva di Ghezzi, ha accompagnato l’intero progetto, seguito dal comitato tecnico scientifico di S.M.AR.T., composto da ricercatori, docenti universitari, funzionari delle Soprintendenze, archeologi, geologi, storici dell’arte contemporanea, paleontologi, architetti e museologi. I lavatoi pubblici di Rio, con la loro vasca d’acqua viva al centro e la luce che filtra dalle finestre ad arco, sono la sede ideale per questo approdo: uno spazio storico in cui l’acqua ha sempre avuto funzione vitale e comunitaria, e che oggi accoglie opere nate dall’acqua stessa dell’arcipelago.
La mostra resterà aperta al pubblico ai lavatoi riesi fino al 25 luglio, per poi spostarsi dal 28 luglio (opening ore 18) al 19 agosto a Portoferraio, nell’Open Air Museum Italo Bolano (info e orari: www.italobolano.com). Per il finissage è previsto un talk con l’artista il 19 agosto alle ore 18.00. Tutte le sedi e gli eventi sono ad ingresso gratuito. A seguire, in virtù del protocollo scientifico siglato tra la direttrice di S.M.AR.T. e la responsabile dei Musei Civici di Siena, il progetto sarà esposto a Siena all’inizio del 2027. Tuttavia, la personale di Ghezzi non è l’unica collisione artistica che denota il programma e l’atmosfera della dodicesima edizione di Elba Book – elbabookfestival.com
IL CONCEPT DEL MANIFESTO
È l’Argonauta realizzata dall’artista Oblo Creature l’emblema dell’edizione 2026. La locandina reimmagina il mito di Giasone, la fine di un eroe, l’inizio di una metamorfosi. Sganciarsi dalla connessione forzata di un sistema antropocentrico e fallimentare, permette di ritrovare il respiro profondo della natura. Il peso del potere rigido perde la testa per lasciare spazio a una sensibilità fluida. Al posto del volto umano emerge un esemplare femminile di Argonauta argo L. È il passaggio dal comando alla cura: la testa non è più un centro di controllo, ma un organismo che protegge la vita. L’evoluzione non è tecnica, ma organica.
LA COPERTINA N. 19 DI THE ELBANER
“I confini del mare” è il titolo che il collettivo artistico “The Elbaner” ha dedicato alla dodicesima edizione di Elba Book con la copertina illustrata n. 19. D’altronde, il mare è apertura, un orizzonte che porta altrove. Tra il XIX e il XX secolo tantissimi italiani, tra cui molti elbani, si sono sparsi in giro per il globo, cercando nuove opportunità e fortuna. Questo collage di atlanti mostra le principali mete che hanno accolto i migranti: Nord Europa, Australia, Stati Uniti e America Latina.
L’illustrazione di Maria Paola Diversi invita a riflettere sul ruolo dei naviganti tra passato e presente. Di fatto, ancora oggi, la famosa “fuga di cervelli” spinge tanti giovani italiani verso queste mete, alla ricerca di condizioni migliori. L’oceano ci ricorda che i confini non sono altro che linee astratte delimitate dall’ego umano. Facciamoci da parte, per una volta. Lasciamo che le rotte dei naviganti provenienti da ogni luogo ci offrano un assaggio di popolazioni lontane, idee nuove e contaminazioni culturali. Ammainiamo le vele della cultura e godiamoci il dondolio del respiro del mare. A volte le strade del mare conducono verso mete diverse e lontane. Oggi, invece, le rotte di tanti naviganti della cultura si incrociano tutte qui, su questo piccolo scoglio immerso nel blu che per noi è casa.



