Evento speciale al Teatro Mecenate di Arezzo. Martedì 24 marzo, con inizio alle 19, Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo saranno i protagonisti dello spettacolo “Matteotti – Anatomia di un fascismo” di Stefano Massini, evento che, in tour dal 2024, ha già raccontato ad oltre 50.000 spettatori in tutta Italia l’uomo, la figura e la parola di Giacomo Matteotti.
Lo spettacolo sarà in scena grazie all’impegno dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini G. Garibaldi – Sezione di Arezzo, dell’A.N.P.I. Sezione di Arezzo, dell’Associazione Culturale Pietro Nenni e dell’I.S.A.R.E.C. Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea oltre a quello di Officine della Cultura, cooperativa aretina tra i produttori dello spettacolo con Argot Produzioni e Fondazione Sipario Toscana onlus – La città del Teatro.
LO SPETTACOLO
Quello di Ottavia Piccolo non è un monologo, ma un dialogo costante con I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo – Massimiliano Dragoni (hammer dulcimer, percussioni), Luca Roccia Baldini (basso), Massimo Ferri (chitarra), Gianni Micheli (clarinetto basso), Mariel Tahiraj (violino), Enrico Fink (flauto, ewi) -, che intorno all’attrice si muovono, l’accompagnano, l’abbracciano.
E ancora con i video realizzati da Raffaella Rivi, che danno luce e consistenza alle frasi più significative. Un abile intreccio di musica (firmata da Enrico Fink) e parole, costruito e guidato dalla regia di Sandra Mangini, per ripercorrere l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che Matteotti/Tempesta seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere.
“Il pericolo più grande, la malattia che fa morire un uomo è quella che non senti crescere”. Matteotti li riconobbe: quelli che al caffè dietro il Duomo, a Ferrara, ordinavano il “celibano” perché non lo sapevano che “cherry-brandy” è inglese; quelli che dicevano di riportare ordine nel disordine, perché il fascismo ha assoluto bisogno di sentirsi in pericolo, di attaccare per non essere attaccato; quelli che, d’un tratto, sfilarono in migliaia dietro al Contessino Italo Balbo e si presero l’Italia intera.
Giacomo Matteotti – l’oppositore, il pacifista, lo studioso, l’amministratore, il riformista, il visionario – prese la parola, pubblicamente e instancabilmente, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi: una parola chiara, veritiera, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso all’età di 39 anni.
La persistenza di questo stesso fenomeno, nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove, ci porta a considerare quanto sia indispensabile, oggi più che mai, occuparsi della cosa pubblica, del bene pubblico, guidati da un pensiero costruttivo, legalitario, partecipativo, paritario, realistico, competente, attraverso atti e parole chiare, come quelle di Giacomo Matteotti e di sua moglie Velia: sono le parole della regista Sandra Mangini.
informazioni: www.officinedellacultura.org