Si intitola Io Natura – La meccanica divina la mostra personale dell’artista Davide Puma, considerato tra le voci più poetiche dell’arte contemporanea italiana, che sarà in esposizione dal 4 al 25 luglio nel prestigioso Palazzo Vecchio a Firenze (Piazza della Signoria). Nell’occasione, la Sala d’Arme si trasformerà in un giardino di cromie, un percorso che si svilupperà tra dipinti di formato medio e grande, in cui paesaggi luminosi ed evanescenti, nature rigogliose come nella pittura barocca, figure metaforiche, animali custodi, regine di elementi e archetipi mitologici si rivelano per indagare il rapporto tra uomo, natura e universo, attraverso un percorso pittorico dedicato ai temi della trasformazione, della presenza e della connessione tra visibile e invisibile.
La mostra, a cura di Sara Taglialagamba, è organizzata in collaborazione con il Comune di Firenze. La ricerca artistica di Davide Puma – un linguaggio che unisce segno pittorico, simbolo e riflessione poetica – entra naturalmente in dialogo con la tradizione culturale fiorentina e con il pensiero neoplatonico rinascimentale, dove la bellezza non è considerata semplice estetica, ma manifestazione di una dimensione etica e spirituale.
LA MOSTRA
Il titolo è un omaggio a Leonardo da Vinci e al suo modo di firmarsi, Io Leonardo. Qui è la natura che crea ed è creata, in una sinfonia di colori e una danza di tutti gli elementi. Il sottotitolo, La meccanica Divina, dà una importante chiave di lettura, aprendo a una natura idealizzata e quindi divina, un linguaggio universale in cui trovano spazio la Santa, la Papessa, la Dama con il fenicottero, la Centaura, il pesce fiorito e i vari guardiani della soglia, tutti frutto di un processo creativo personale. Come nei bestiari medievali, nei quadri compaiono alcuni elementi iconici, quali il simbolo del giglio, icona di purezza, molto caro a Firenze.
L’allestimento, pensato insieme alla vicesindaca e assessora con delega all’Ambiente, Agricoltura urbana e Tutela degli animali del Comune di Firenze Paola Galgani, con piante e sedute da cui contemplare i dipinti, amplificando la connessione tra uomo e natura, dialoga con il cortile di ingresso di Palazzo Vecchio, detto anche di Michelozzo (l’ideatore), abbellito nel XVI secolo dal Vasari, con il porticato finemente affrescato e al centro una fontana con un putto in bronzo opera del Verrocchio.
Il progetto si ispira al concetto di shanshui (letteralmente “montagna e acqua”), uno dei principi fondanti della tradizione estetica e filosofica del paesaggio cinese, che non mira a una riproduzione mimetica della natura, bensì alla sua evocazione poetica e spirituale, affidato al paesaggista Chen Zhijiang, nel curriculum esperienze internazionali in parchi, spazi pubblici urbani, interventi di landscape design.
Gli elementi nelle opere di Davide Puma interagiscono in armonia, in un flusso personale e in licenza pittorica che rimane tuttavia in dialogo con i grandi maestri: la luce richiama quella del Beato Angelico, le pennellate vibranti si collegano idealmente a Monet, che nella terra ligure di Puma, a Bordighera, trovò nuove ispirazioni. Un’orchestrazione, in cui si sviluppano ritmi e melodie. Le tele vibrano grazie al suo virtuosismo tecnico, spatola e pennello formano una personale texture e effetto materico che va oltre la superficie, dentro le irregolarità, portandoci luce. Si attinge ai territori del ‘sentire’ profondo, una via di accesso a messaggi di rigenerazione e armonia interiore, tra pesci che si nutrono in cielo, in mezzo ai fiori, e sfere che galleggiano.
In un’epoca caratterizzata da frammentazione digitale e perdita di senso, è importante che l’arte torni ad avere una funzione rigenerativa e relazionale. Davide Puma non propone una spiritualità astratta o distante dalla realtà, ma una spiritualità profondamente radicata nella materia, nella natura e nell’esperienza concreta della vita. Attraverso il segno pittorico, la luce, la figura animale e vegetale, emerge una visione in cui la dimensione spirituale non è evasione dal mondo, ma immersione più profonda nel reale. Per questo si può parlare di una spiritualità organica, una ricerca capace di generare ascolto, riequilibrio interiore e una diversa percezione del tempo e della presenza.
Il paradiso in terra di Puma è un invito alla piena consapevolezza del presente: il visitatore guarda in altri mondi per ritrovare sé stesso. L’opera esplora infatti quei ‘campi di coscienza’ dove l’archetipo incontra la sensibilità contemporanea. La pittura diventa lo strumento attraverso cui rendere visibile ciò che normalmente resta invisibile: stati interiori, memorie profonde, intuizioni, archetipi, tensioni spirituali. L’arte diventa quindi un luogo di connessione, un ponte tra esperienza concreta e interiorità.