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L’arte di Diego Cataldo. Il tempo si fa materia nelle ” Stanze della memoria” di Palazzo Pretorio

Rapolano Terme

10/04/2026

Diego Cataldo è artista sperimentale: la sua è una ricerca stilistica e materica che non si arresta, ma propone sempre nuove interpretazioni. Come quelle che riflettono sul silenzio e sul tempo, oltre il rumore ed il caos della contemporaneità. Quasi a volersi immergere in uno spazio a-materico.

Lo studio e la ricerca di Cataldo approdano a Rapolano Terme, all’interno della Rassegna culturale “Un libro a Palazzo Pretorio” – patrocinio del Comune di Rapolano Terme – ed offrono una cornice tematica perfetta per “Tempo al Tempo” di Camilla Costanzo, giornalista, scrittrice, figlia di Maurizio Costanzo. Un romanzo, Tempo al Tempo, in cui l’aspetto tempo-memoria è determinante, come per la ricerca pittorica di Cataldo.

Venerdì 10 aprile alle 17.30, a Palazzo Pretorio, Rapolano Terme, l’esposizione, “Stanze della memoria”, sarà inaugurata ed aperta al pubblico contestualmente alla presentazione del libro di Camilla Costanzo e segna dunque un momento di intensità artistica ed espressiva notevole.

L’ARTISTA

Cataldo, che da anni vive e lavora a Modena, ha una intensa esperienza artistica: tante le partecipazioni a eventi di rilievo e tanti riconoscimenti. È vincitore al Premio della Critica alla Biennale d’Arte Contemporanea di Alatri-Anagni-Frosinone.2012 e altresì al Premio Internazionale Limen Arte VIII edizione. Vibo Valentia. 2016. Ottiene il riconoscimento speciale come “Artista Giovane” al 47° Premio Sulmona. Patrocinato dal Senato della Repubblica. Sulmona (AQ) 2020.

Una sensibilità artistica di rilievo, apprezzata e riconosciuta a livello nazionale. Cataldo non vede la pittura come una semplice immagine, ma come un deposito dell’anima. Nel colloquio con l’artista emerge una visione dell’arte quasi come un atto devozionale. Nelle sue opere, l’uso dell’oro gioca un ruolo cruciale, ma lontano da ogni intento ornamentale. Per l’artista, l’oro è più o meno incorruttibile, una luce che interrompe la materia organica per ricordarci ciò che sopravvive all’oblio.

“Nelle mie Stanze cerco di dare forma a un luogo in cui il silenzio diventi un’occasione per meditare su ciò che resta e ciò che manca”, spiega. “Non è decorazione, ma una vibrazione che spinge chi guarda a porsi in ascolto, perché non ho mai creduto di fare pittura con la sola la pittura”.

In questo lavoro di scavo, Cataldo si lascia guidare dall’intelligenza stessa dei supporti: asseconda le increspature della carta e le reazioni imprevedibili della materia, in un processo dove l’autore volutamente non sempre la domina, ma ne svela l’archeologia interiore. Una sintesi che unisce le sue radici calabresi – intrise di civiltà millenarie e lamine orfiche – con le suggestioni della pianura emiliana.

“Sono geografie che si completano”, aggiunge. “La Calabria mi ha dato la luce che rivela e il fascino per ciò che viene riportato alla luce; Modena mi ha offerto le atmosfere nebbiose, utili a calare questi ricordi in un pensiero attuale”.

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