Mi chiamo Arthur Rimbaud. Nel romanzo di Bernardi Guardi la vita del poeta maledetto

Firenze il 07/02/2024 - Redazione
Breve ma intensissima, erratica e a tratti scandalosa, ma superba e irripetibile per traguardi artistici e vette di pura genialità: l’esistenza di Arthur Rimbaud è essa stessa un romanzo. E proprio in questa forma ce la racconta il giornalista scrittore Mario Bernardi Guardi nelle pagine di Io è un altro. Il ragazzo Rimbaud (Mauro Pagliai Editore), un’opera in cui il “poeta maledetto” sembra trascinarci nel suo mondo attraverso un lungo flusso di coscienza.

“Io mi chiamo Arthur Rimbaud. Sono francese. Nato a Charleville, alla frontiera col Belgio, lungo le rive della Mosa. I miei antenati erano celti, forti e fieri. Il presente non gli somiglia…”. L’inizio della narrazione ci presenta un Arthur nelle vesti di liceale scapestrato, a tratti ribelle e sboccato, diviso tra le passioni giovanili – come l’attrazione per le ragazze o il sarcastico disprezzo per Napoleone Bonaparte – e le difficoltà della situazione familiare, segnata dall’assenza del padre e dai rapporti tesi con una madre austera e severissima. Il racconto continua con le tappe più emblematiche del suo percorso umano: i primi folgoranti successi scolastici e letterari, il sodalizio col professore di retorica Georges Izambard, i numerosi viaggi. E naturalmente l’amicizia con i poeti maledetti, specialmente Paul Verlaine, assieme al quale darà vita a un linguaggio del tutto nuovo, dissacrante e moderno, che scardinerà le convenzioni dell’Ottocento. Quando si accinge a scrivere la sua ultima opera, Una stagione all’inferno, Rimbaud ha soltanto diciannove anni. Morirà a trentasette, lasciando una traccia indelebile nella storia della poesia. “Io adesso ho finito e non so quel che incomincio”, troviamo scritto nell’ultima pagina del libro. Ma come ebbe a dire il filosofo Emil Cioran, “tutto è inconcepibile in Rimbaud, tranne il suo silenzio. Ha cominciato dalla fine”.
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