Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe?

Luigi Oliveto

26/01/2023

Che siate commossi cultori del “Piccolo Principe” o mai abbiate considerato quelle pagine, ridotte spesso a incarti di cioccolatini, merita ora leggere il libro di Michel Bussi, che dal racconto di Antoine de Saint-Exupéry e dalle sue vicende biografiche ha costruito un arguto romanzo intitolato “Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe?”, pubblicato in Italia dalle edizioni e/o per la traduzione di Alberto Bracci Testasecca. A muovere la trama concepita da Michel Bussi (in Francia il secondo giallista per copie vendute) è la constatazione che il Piccolo Principe e il suo autore condividono un mistero: l’essere scomparsi nel nulla. L’aviatore Antoine de Saint-Exupéry lo si disse morto in guerra il 31 luglio 1944, quando, partito dalla Corsica con il suo aereo da ricognizione non ne fece ritorno. Abbattuto da un caccia tedesco? O – come taluni hanno insinuato – morto suicida dopo un ultimo volo sui luoghi dell’infanzia? A distanza di circa sessant’anni alcuni rottami del bimotore su cui volava furono casualmente ripescati nel Mediterraneo. Il suo corpo all’epoca non era stato però ritrovato. E dunque: morto, ma come? O magari tranquillamente vivo in qualche parte di mondo? Guarda caso, pure nella storia del Piccolo Principe si racconta che il protagonista viene ucciso dal serpente, ma del suo corpo non resta traccia. Del resto aveva avvertito: di lui sarebbe stata rinvenuta solo una vecchia scorza: “Le vecchie scorze non sono tristi. Sembrerò morto e non sarà vero…”. Non sarà, quindi, che Antoine de Saint-Exupéry, con il suo candido racconto per ragazzi, volesse lasciare indizi sulla propria scomparsa, una sorta di testamento? È così che Michel Bussi affida il caso ad Andie, giovane detective appassionato del “Piccolo Principe”, e a Neven, ex aviatore e meccanico di aerei. A finanziare le loro indagini è uno stravagante miliardario camerunense. I due si mettono in giro per il mondo a raccogliere indizi, costantemente in contatto con i massimi esperti del “Piccolo Principe” riuniti in una associazione segreta chiamata Club 612, chiaro riferimento all’asteroide B-612 da cui proveniva giustappunto il “Piccolo Principe”. Sorprendente è il lavoro di ricerca che Bussi ha svolto sulla vita di Saint-Exupéry e come, con un gioco molto serio, ne abbia colto riflessi e similitudini nella sua stessa opera, fino ad avanzare il sospetto che, nascosto tra le righe di quel raccontino filosofico, possa esserci qualcosa di delittuoso. Insomma, la domanda sembrerebbe plausibile: chi ha ucciso il Piccolo Principe?
 
***
 
«C’è una foglia che sporge».
Véronique è sulla porta della veranda e mi sorride. È il primo vero giorno di bel tempo da settimane, il cielo è azzurro e terso, si sentono cantare i tosaerba fino ai confini della zona residenziale.
Strappo la foglia ribelle e guardo compiaciuto la siepe di ligustro liscia e dritta. Perfetta. Véronique mi manda un bacio ed esamina il resto del giardino. Il suo sguardo si posa sulle radici del ciliegio del vicino che minacciano di infilarsi sotto la pavimentazione del vialetto, sul barbecue di mattoni che da ieri sera non ho ancora pulito e sul cancello rimasto aperto.
Percorro i tre metri che separano la casa dai limiti del nostro giardinetto e spingo il cancello.
«Grazie» mormora Véronique. «Il nostro piccolo pianeta... Il nostro piccolo pianeta è quasi perfetto».
Il sole sembra splendere solo per i nostri cento metri quadrati. Anche per rendere bella Véronique, che di colpo sparisce.
«Telefono, Neven. Per te».
Mi passa il cordless. Cammino in giardino.
«Parlo con Neven Le Faou?».
«Sì».
«Mi chiamo Oko Dòlo. Lei è meccanico all’Aeroclub du Soleil XIII, vero? Ho avuto il numero dal suo principale».
«Mi dica».
«Ho bisogno di lei al Calanque de Sormiou, vicinissimo a Marsiglia».
«Ora?».
«Le ruberò pochissimo tempo, ma ho davvero bisogno di uno specialista in vecchi aerei».
Mentre parlo mi volto. Si è alzato un po’ di vento. Mi accorgo che Véronique ha un brivido e chiudo davanti a lei la porta a vetri della veranda, sia perché non abbia freddo, sia per non farle sentire la mia risposta.
«Vengo subito».
 
Lo yacht di Oko Dòlo si allontana dalla spiaggia di Sormiou. Guardo il calanco farsi sempre più piccolo e i gabbiani lasciare il nido per seguire l’imbarcazione bianca che avanza quasi in silenzio, come trainata dagli uccelli grazie a fili invisibili. Il Diamante delle isole, questo il nome dell’imbarcazione, è affusolato come un aereo, un aereo senz’ali che scivola su un cielo senza onde.
Oko Dòlo ha posato tutto sul piccolo tavolo di mogano. Guardo i pezzi di metallo arrugginito, una stilografica, vecchie lamiere.
Con cautela, Oko prende tra le sue immense dita la piccola penna nera.
«È una Parker 51. L’ha tirata su un pescatore insieme a questi pezzi di ferro rimasti incastrati nella sua rete».
Mi piego un po’ di più. Riconosco frammenti di una cabina di pilotaggio, di alettoni, di impennaggi.
Non ho dubbi.
«Il relitto di un Lockheed P-38 Lightning?» azzardo.
Oko Dòlo emette un fischio ammirato.
«Bravo! Non è una fama usurpata, la sua».
Faccio un’alzata di spalle, senza falsa modestia. Mi chiedo che interesse possa avere quella carcassa corrosa dall’acqua salata.
«Durante la guerra centinaia di piloti hanno perso la vita sopra il Mediterraneo. Cos’ha di particolare questa fusoliera?».
Oko giocherella con il cappuccio nero orlato d’argento della penna stilografica. Lo yacht si è fermato a nordest dell’isola di Riou. I gabbiani si sono allontanati.
«Il 31 luglio 1944 Antoine de Saint-Exupéry è scomparso da qualche parte al largo delle coste della Provenza a bordo di un P-38 Lightning».
Mi tornano vaghi ricordi di una ventina d’anni prima. Titoli sui giornali, annunci alla radio. All’epoca avevo ancora la testa fra le nuvole, mi interessavano gli aerei che volavano, non i relitti.
«Alla fine l’hanno trovato, no?».
Oko Dòlo annuisce.
«Sì, proprio qui, al largo dell’isola di Riou, più di cinquant’anni dopo la sua scomparsa, ma... ma non è mai stata scoperta una prova concreta, tipo il corpo o effetti personali».
Guardo di nuovo la stilografica Parker e i pezzi di aereo sparpagliati.
«E pensa di avere in mano una prova concreta?».
«Sta a lei dirmelo...».
«Chi... chi è lei?».
«Un piccolo principe. Un piccolo principe ricco e nero che deve tutto a Saint-Exupéry».
 
[da Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe? di Michel Bussi, trad. di Alberto Bracci Testasecca, edizioni e/o]
 
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Luigi Oliveto

Luigi Oliveto

Giornalista, scrittore, saggista. Inizia giovanissimo l’attività pubblicistica su giornali e riviste scrivendo di letteratura, musica, tradizioni popolari. Filoni di interesse su cui, nel corso degli anni, pubblica numerosi libri tra cui: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001), Siena d’autore. Guida letteraria della città e delle sue terre (2004), Giosuè Carducci. Una vita da poeta (2011), Giovanni Pascoli. Il poeta delle cose (2012), Il giornale della domenica. Scritti brevi su libri, vita, passioni e altre inezie (2013), Il racconto del vivere. Luoghi, cose e persone nella Toscana di Carlo Cassola (2017). Cura la ristampa del libro di Luigi Sbaragli Claudio Tolomei. Umanista senese del Cinquecento (2016) ed è co-curatore dei volumi dedicati a Mario Luzi: Mi guarda Siena (2002) Toscana Mater (2004),...

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