Home » Shop » Non voglio ammettere che ti amo

Non voglio ammettere che ti amo

Un romanzo che esamina la vita di alcune coppie che vivono assorbendo gli eventi che la vita gli propone malgrado loro, malgrado la logica, la scelta, la regola. La scrittrice analizza i profili dei vari personaggi traendone essenza emotiva, lasciando il lettore a riflettere sul valore dell'amore in quanto unico sentimento vitale per l'uomo e la donna. Tutto ha inizio dal rapporto di Elena e Giuseppe, una coppia in crisi dove a causa di un tradimento avviene una discrepanza nel rapporto. Piano piano la Perucca, aggiunge personaggi che tessono una tela intorno alla coppia, hanno un carattere, una storia, e sono tutti bisognosi di amore, di ricerca personale al calore di una storia da vivere, da assorbire da respirarne la forza per ritrovarsi nella felicità cercata. Vite che si intersecano, incrociandosi più volte in una sorta del destino che gioca fra di loro, attraversa i loro sogni, aspettative, le paure e i dubbi creando all'interno energie e strane chimiche. Una storia da leggere, riflettere, analizzare dove fra le parole si respirano mille riflessi di uomini e donne alla ricerca dell'amore vero, quell'amore fatto di trasporto, sinergia e totale abbandono emozionale.
Una narrazione da assaporare lentamente, niente è come sembra, niente è come ci aspettiamo, lasciamoci trasportare dal palpito del cuore là, dove il finale è un'attesa sospirata fin dal primo rigo.

15,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

230

Anno

2016

aggiungi alla wishlist

condividi

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Non voglio ammettere che ti amo”

Condividi su:

Non voglio ammettere che ti amo

Un romanzo che esamina la vita di alcune coppie che vivono assorbendo gli eventi che la vita gli propone malgrado loro, malgrado la logica, la scelta, la regola. La scrittrice analizza i profili dei vari personaggi traendone essenza emotiva, lasciando il lettore a riflettere sul valore dell'amore in quanto unico sentimento vitale per l'uomo e la donna. Tutto ha inizio dal rapporto di Elena e Giuseppe, una coppia in crisi dove a causa di un tradimento avviene una discrepanza nel rapporto. Piano piano la Perucca, aggiunge personaggi che tessono una tela intorno alla coppia, hanno un carattere, una storia, e sono tutti bisognosi di amore, di ricerca personale al calore di una storia da vivere, da assorbire da respirarne la forza per ritrovarsi nella felicità cercata. Vite che si intersecano, incrociandosi più volte in una sorta del destino che gioca fra di loro, attraversa i loro sogni, aspettative, le paure e i dubbi creando all'interno energie e strane chimiche. Una storia da leggere, riflettere, analizzare dove fra le parole si respirano mille riflessi di uomini e donne alla ricerca dell'amore vero, quell'amore fatto di trasporto, sinergia e totale abbandono emozionale.
Una narrazione da assaporare lentamente, niente è come sembra, niente è come ci aspettiamo, lasciamoci trasportare dal palpito del cuore là, dove il finale è un'attesa sospirata fin dal primo rigo.

15,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2016

N.pagine

230

Formato

15×21

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.