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Saltarello

Ricordi, profumi e segreti di un passato rinnegato
Liberamente tratto dall’omonimo film di Tommaso de Sando il romanzo di Alessandra Cotoloni ci narra la storia di Lorenzo, un freddo e cinico imprenditore, che lascia il suo paese natio – Montalcino – all’età di ventiquattro anni per andare alla ricerca di un futuro migliore e di un lavoro più soddisfacente. Vent’anni dopo, un’inaspettata telefonata renderà urgente il suo ritorno. Sarà un “rimpatrio” molto significativo, che farà riaffiorare ricordi, profumi e segreto di un passato riposto nell’oblio; un salto nella Toscana della mezzadria a cui Lorenzo, chiamato in paese “Saltarello” dette una memorabile svolta positiva. La vita di Lorenzo, in seguito a questo duplice viaggio – fisico e interiore – subirà un profondo cambiamento che lo avvicinerà alla terra natale e che porterà in superficie una sensibilità che non gli apparteneva più da molto tempo. 
 

12,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

150

Anno

2019

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Saltarello

Ricordi, profumi e segreti di un passato rinnegato
Liberamente tratto dall’omonimo film di Tommaso de Sando il romanzo di Alessandra Cotoloni ci narra la storia di Lorenzo, un freddo e cinico imprenditore, che lascia il suo paese natio – Montalcino – all’età di ventiquattro anni per andare alla ricerca di un futuro migliore e di un lavoro più soddisfacente. Vent’anni dopo, un’inaspettata telefonata renderà urgente il suo ritorno. Sarà un “rimpatrio” molto significativo, che farà riaffiorare ricordi, profumi e segreto di un passato riposto nell’oblio; un salto nella Toscana della mezzadria a cui Lorenzo, chiamato in paese “Saltarello” dette una memorabile svolta positiva. La vita di Lorenzo, in seguito a questo duplice viaggio – fisico e interiore – subirà un profondo cambiamento che lo avvicinerà alla terra natale e che porterà in superficie una sensibilità che non gli apparteneva più da molto tempo. 
 

12,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2019

N.pagine

150

Formato

12.5×20.3

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.