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Gli Dèi e la Legge. Intervista ad Aglaia McClintock

#Perchèleggereiclassici

Duccio Rossi

Siena

30/06/2026

Nuovo appuntamento con la rubrica di Toscanalibri "Perchè leggere i classici": un ciclo di interviste a docenti universitari, dottori di ricerca, filosofi, scrittori e poeti sul valore dei grandi pensatori latini e greci. Ma anche un modo per confrontarci con quel passato remoto che, in quanto classico, si sovrappone spesso con il nostro presente.

Il diritto, per gli antichi romani, nacque insieme al mondo. Chi lo ha creato? Chi lo ha imposto? La legge nell’impero persiano achemenide che peculiarità aveva? Diritto e religione si intrecciano in profondità e attraverso l’analisi dell’antico il libro apre uno sguardo sul presente. Che riflessioni possiamo fare quindi sul presente, partendo dall’antico?

A queste ed altre domande risponde Aglaia McClintock, docente di Istituzioni di Diritto Romano all’Università del Sannio a Benevento e curatrice del libro dal titolo “Gli dèi e la legge”, edito da Il Mulino (2025).

Nel mondo antico, Roma rappresenta un’eccezione: gli dèi abitano la stessa città degli uomini e paiono sottoporsi alle stesse regole giuridiche. Le divinità straniere, ad esempio, possono essere accolte solo tramite un decreto del senato, poiché il ius, così come il rito, vincola tanto gli uomini quanto gli dèi. Tuttavia, in ambiti cruciali come la guerra o il dominio sui corpi umani, l’equilibrio apparente si incrina e il rapporto torna gerarchico.

Gli dèi devono essere ingraziati e placati affinché il nemico venga sconfitto, e la stessa pax deorum, se compromessa, minaccia la sopravvivenza dell’intera comunità. Neppure il sangue può essere versato senza un’adeguata espiazione. Il libro affronta questi nodi da una prospettiva comparativa, mostrando come diritto e religione si intreccino in profondità. E, attraverso l’analisi dell’antico, apre uno sguardo sul presente, rivelando quanto il peso dell’ideologia religiosa continui a farsi sentire nelle guerre, nelle questioni bioetiche e nelle dinamiche biopolitiche”.

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