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I poemi omerici nella cultura greca. Intervista ad Isabella Nova

#Perchèleggereiclassici

Duccio Rossi

Siena

07/04/2026

Nuovo appuntamento con la rubrica di Toscanalibri "Perchè leggere i classici": un ciclo di interviste a docenti universitari, dottori di ricerca, filosofi, scrittori e poeti sul valore dei grandi pensatori latini e greci. Ma anche un modo per confrontarci con quel passato remoto che, in quanto classico, si sovrappone spesso con il nostro presente.

I poemi omerici sono davvero una vera e propria “enciclopedia tribale”? La cultura greca – in termini di epica, produzione teatrale, prosa, poesia, arti visive, pittura su vaso – ha recepito maggiormente le gesta di Achille ed Ettore o quelle di Odisseo e i suoi compagni? Cosa si intende per natura fluida, sempre aperta e mai cristallizzata del mito?

A queste domande risponde Isabella Nova, docente a contratto di Lingua greca presso l'Università Cattolica di Milano e docente di Latino e Greco presso il Liceo Classico “Legnani” di Saronno. Tra le sue molte pubblicazioni, Isabella Nova, è autrice del volume dal titolo “I poemi omerici nella cultura greca” (Carocci Editore, 2024).

IL LIBRO

Iliade e Odissea costituiscono per noi la più antica testimonianza su vicende ed eroi legati alla guerra di Troia. Ma quante altre versioni di questi racconti circolavano nell’antichità? C’era un primato attribuito alla “versione omerica”? Per rispondere a queste domande, il volume esamina rappresentazioni iconografiche e testi letterari datati tra VII e V secolo a.C. in cui compaiono protagonisti dai nomi epici o situazioni che richiamano episodi iliadici o odissiaci: se in alcuni casi si può presupporre una conoscenza dei poemi omerici, in altri emergono discrepanze, adattamenti o innovazioni.

Soggetti come l’ira di Achille, l’incontro di Odisseo con le Sirene, le magie di Circe sono riproposti con dettagli sempre nuovi, in accordo con interpretazioni contemporanee o con diversi spunti narrativi, in un intreccio di elementi di varia provenienza. Il libro offre, così, un quadro dinamico della “tradizione omerica”, che non si cristallizza nel momento in cui inizia a essere maggiormente conosciuta, ma continua ad ammettere nuove interpretazioni e sviluppi, mentre non smettono di circolare versioni alternative. (Dalla quarta di copertina)

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