Connessioni tecnologiche (e umane) e un borgo che diventa palcoscenico e protagonista.
Questi sono gli ingredienti principali di Collinarea, il Festival che mette in dialogo teatro, cinema, musica, tecnologia e sound design, e che si svolge interamente nel centro storico del borgo di Lari, in provincia di Pisa.
Quella di quest’anno è la 28esima edizione del Festival che, negli anni, ha seguito quelli che sono stati i cambiamenti (politici, sociali e culturali), fino ad arrivare all’edizione di quest’anno, che prende il nome di Beyond Technology.
L’intento è proprio quello di costruire un ponte e un dialogo tra il contemporaneo, l’innovazione, e il passato, la storia che sempre cambia ma sempre si ripete. Da ormai sei anni prosegue, insieme al Festival e alla compagnia Sartoria Caronte, il progetto Connessioni: un metateatro che si serve della tecnologia della fibra ottica per far vivere al pubblico l’esperienza di un’opera ubiqua, ossia che avviene, contemporaneamente, in più luoghi.
Quest’anno lo spettacolo ubiquo La Giostra, un dialogo tra il videogioco, Lo Schiaccianoci di E.T.A. Hoffmann con musiche di P. I. Tchaikovsky e Pagliacci di R. Leoncavallo, chiuderà gli appuntamenti con il Festival Collinarea, che si chiuderà proprio con la prima nazionale dell’opera il 31 luglio e con la replica del 1 agosto.
Per capire meglio la storia del Festival e cosa sia un’opera ubiqua, abbiamo intervistato il direttore artistico di Collinarea Loris Seghizzi.
Il Festival è nato 28 anni fa: si tratta di un evento, di un progetto, ormai radicato nel territorio. E non uso questa frase a caso. È nato per un sogno di ragazzi che vivevano il teatro e che avevano passione per questo luogo, per il borgo di Lari, che si immaginavano come un grande palcoscenico a cielo aperto. Partito quasi come un gioco, si è rivelato subito entusiasmante e coinvolgente per tutto il territorio, non solo nel borgo di Lari dove abbiamo sede.
Tutto è partito, ovviamente, dal teatro. Io vengo da quel mondo là: da generazioni la mia famiglia vive nel teatro e nella musica. Vengo dall’opera, mia nonna era un soprano e mio padre faceva trasposizioni teatrali. Anche mia madre veniva dal teatro, così come i miei nonni.
E’ stato quindi facile per me immaginare Lari come un palcoscenico a cielo aperto dove poter avere casa e ospitare gruppi e compagnie insieme ai residenti. Ed è da questa idea che è nato questo progetto multidisciplinare, che già al tempo si destreggiava tra musica, teatro e cinema.
Piano piano negli anni la cosa si è evoluta, cercando sempre di rimanere al passo coi tempi, con i cambiamenti culturali, politici e sociali che tutti abbiamo vissuto e attraversato. Questo fino ad oggi, che Lari è diventato un borgo cablato in fibra ottica, dove si lavora sulla tecnologia applicata allo spettacolo dal vivo e dove c’è un grande esercizio di ricerca intorno alla materia del suono.
Lari è un luogo immerso nella natura, e con essa in perfetta armonia e sintonia. Si può dire che noi che viviamo questo posto siamo piuttosto fortunati. E questa fortuna ci ha fatto rimanere in contatto sia con questa atmosfera che con i tempi che cambiavano di pari passo. Ci ha, in un certo senso, permesso di viverli e guardarli da un punto di vista privilegiato.
Sartoria Carone è un gruppo nato da Scenica Fragmenti, la compagnia storica che ha realizzato il progetto del Festival e di cui facevo parte. Adesso la mia figura è quella del direttore artistico, ma forse se ho effettivamente un merito è quello di essere un aggregatore di situazioni, cosa che ha permesso di pensare alla sostanza, ossia alle persone, agli artisti che si incontrano e che collaborano per realizzare questo progetto.
Sartoria Carone è quindi una sorta di cooperativa culturale, formata da professionisti impegnati in vari settori dello spettacolo e del teatro, della musica, del sound design, del video, della videoarte e così via. Sono una decina di professionisti che ogni anno si ritrovano intorno a un progetto, ognuno col proprio tempo e la propria passione.
Esatto. Il progetto deriva da un’idea che abbiamo avuto io e Mirco Mencacci, uno dei migliori sound designer italiani, che ha lavorato tantissimi anni nel mondo del cinema curando la post produzione di moltissimi film in uno studio a Roma chiamato Sound Studio. Ci siamo conosciuti più di 30 anni fa ormai, e abbiamo cominciato a lavorare insieme. Lui è uno di quei sognatori di cui parlavo, e abbiamo intrapreso insieme questa strada per far diventare Lari un centro artistico internazionale.
Abbiamo sempre guardato questo luogo come un palcoscenico dislocato: quando c’è il Festival viene chiuso alle macchine, e quando ci sono gli spettacoli viene chiuso tutto il borgo, che diventa completamente libero. Se potessimo guardarlo dall’altro, con un drone, apparirebbe come un’unica scenografia, un unico grande palcoscenico.
Quando è stato rifatto il lastricato del borgo abbiamo convinto l’amministrazione a lasciare dei corrugati dove un giorno avremmo fatto passare la fibra ottica. Ecco quel giorno è arrivato in concomitanza con il Covid: tutto era sospeso, e noi, fermandoci, abbiamo pensato che fosse il momento di allacciare queste “connessioni”. Anche perché in quel momento le connessioni diventavano veramente fondamentali.
Così nel 2020 abbiamo realizzato questa struttura con due regie, che sono il teatro e lo studio, e i sei luoghi più belli del borgo, che comprendono la chiesa, il castello e tutte le piazze. Tutti questi luoghi sono connessi attraverso la fibra ottica, cosa che permette di realizzare spettacoli ubiqui.
Non si tratta di uno spettacolo itinerante, ossia uno spettacolo dove il pubblico si sposta di tappa in tappa e vede ciò che avviene, ma uno spettacolo che avviene contemporaneamente in più luoghi del borgo. E’ qualcosa che richiede quindi una nuova scrittura, una drammaturgia che deve essere immaginata per permettere al pubblico di capire e seguire ciò che sta accadendo in giro per il borgo.
Quest’anno saremo dislocati su tre location, e permetterà al pubblico di vedere sia il “set”, ossia la direzione, sia l’interprete in carne ed ossa davanti a sé, sia le finestre che si aprono sulle altre location, per vedere e sentire ciò che sta succedendo in contemporanea.
Nessuna delle location sta mai ferma, tutto vive, e diventa espansione del concetto pirandelliano del metateatro. Si porta in scena una realtà e si ha la possibilità di seguire tutto quello che sta succedendo anche altrove, esattamente come avviene nella vita. In questo momento noi due stiamo parlando, ma contemporaneamente nel mondo sta succedendo altro, sia attorno a noi che lontanissimo da noi. La vita va avanti mentre accadono le cose, ed è questa la struttura che sta dietro a Connessioni. È partita come un'idea, e adesso è diventato qualcosa di molto sostanzioso.
Nell’opera di quest’anno avremo appunto tre location, più il teatro che è la regia video e lo studio che è la regia audio, che mixa in tempo reale il suono e lo rimanda nelle tre location. Abbiamo inoltre una location per l’orchestra, un’altra per l’ensemble che esegue le musiche di Pagliacci di Leoncavallo, in un’altra la band di musica elettronica e contemporanea. Un'opera che collega quindi insieme il racconto di Hoffmann, dal quale è stato tratto il celeberrimo balletto de Lo Schiaccianoci, quindi un racconto immaginifico di un mondo altrettanto magico, e poi dall’altra parte l’opera di Leoncavallo, in continuo dialogo con queste altre realtà.
E’ una storia che vuole parlare molto ai giovani, e devo dire che uno dei più grandi successi di tutta questa operazione sono proprio i tantissimi giovani che tornano a vedere l’opera. E’ per questo che la mettiamo in forma contemporanea, e mai come quest’anno.
La protagonista dello spettacolo è una ragazzina di 14 anni, il co-protagonista un bambino di 10 anni, e parla di una ragazzina come tanti, che si è appassionata in modo irrefrenabile ad un videogame che è tratto da Lo Schiaccianoci, e non riesce mai a superare il livello del Re dei topi. Nel frattempo viene portata a teatro dai propri genitori (forzatamente) a vedere l’opera di Leoncavallo.
Durante l’opera la bambina si addormenta, e proprio grazie al teatro affronterà le sue paure, e capirà cos’è che le muove. E’ uno spettacolo che parla di un’età in cui i ragazzi si trovano a scoprire quali sono le loro abilità, ad impararle.
La protagonista è quindi sospesa in questo limbo tra realtà e mondo immaginario, mentre cerca di scappare dal mondo reale che la circonda. I tre palcoscenici de la Giostra simboleggiano proprio questi tre stadi della mente (il sogno, il dormiveglia e la veglia) e come si connettono e “disconnettono”.
La Giostra non è uno spettacolo che vuole impartire una lezione, o dire ai giovani di non usare la tecnologia. Anzi, vuol dire che la tecnologia può e deve fare cose buone, ma che alla fine lo strumento migliore per evadere dal quotidiano rimane sempre e comunque la nostra mente.
L’intento principale è quello di dare all’opera una naturalezza che non sia più selettiva, che non la circoscriva più in una torre d’avorio, e che la renda accessibile a tutti.
L’ulteriore esercizio è quello di mettere insieme la musica colta con la musica rock e pop, sempre stando attenti a intrecciare il contemporaneo e il passato. Alla fine la storia si ripete, da sempre: quindi l’idea di coniugare contemporaneo e storia insieme è una chiave, secondo noi, vincente.
Grazie a Connessioni possiamo espandere il concetto di spettacolo, e anche il concetto di palco. L’intento principale è muovere lo spettatore verso un altro mondo e in mezzo all’opera, e farlo andare in un altro mondo, non è la “staticità” del palco che ti si presenta, “immobile”, davanti al pubblico. Ma diventa invece una chiave che rende lo spettacolo immersivo, che circonda lo spettatore. Sei tu, spettatore, ad intercettare la scena.
Inoltre questo tipo di spettacolo consente a Lari, che per i suoi spazi ridotti non riuscirebbe a ospitare grandi pubblici, di allargare la platea di spettatori, che si muovono per le sue vie e non rimangono quindi concentrati in un singolo luogo. Oltre a far conoscere il luogo nella sua totalità a chi viene da fuori. Questo però sempre stando attenti a far sì che la tecnologia non opprima mai, che non prenda mai il sopravvento sulla parte dal vivo (per questo “Beyond Technology”). Per questo, come dicevo prima, la Giostra non vuole dire che la tecnologia è una cosa brutta o da evitare, ma anzi. Lo strumento migliore per evadere dalla realtà rimane comunque la nostra mente.
Quest'anno sarà possibile iscriversi al laboratorio per partecipare a La Giostra come "coro comunitario". Per spiegare di cosa si tratta, occorre partire dall’aggettivo comunitario. Il Festival è la fine di un lavoro che dura tutto l’anno, con laboratori e incontri. Quello a cui teniamo di più è proprio coinvolgere le persone.
Da lunedì 27 luglio partirà il workshop di cinque giorni per costruire il Coro Teatrale che sarà coinvolto nell'opera ubiqua. Parteciperanno persone di ogni genere, età, anche senza esperienza teatrale. L'intento è proprio quello di costruire, insieme, una drammaturgia in movimento.
In un paese come Lari, che all’interno delle sue mura ha poco più di un centinaio di abitanti (il comune ne conta poi circa 12.000), non puoi far cadere dall’alto la tua proposta. La sensazione che devi suscitare è quella di appartenenza, appartenere a questo progetto, in quanto si struttura all’interno del borgo e il borgo ne è primo protagonista.
L’intento è quello di aprire l’esperienza a tutti quelli che vogliono farne parte. Si creerà quindi questo coro, che fa anche da collante tra l’opera e il luogo in cui si trova. Tutto questo in un contesto meta-teatrale, anzi, forse è da definire “meta-meta-meta”!
E’ uno spettacolo difficile da definire con termini tradizionali, ma che è capace di andare oltre al linguaggio teatrale a cui siamo abituati, pur avendo origine in esso, mettendo in dialogo gli spettatori, gli attori e il “palcoscenico”, che in questo caso è costituito anche dai partecipanti al coro, che portano un ulteriore “pezzettino” di Lari nell’opera.
ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP DI TOSCANALIBRI
Per continuare a rimanere aggiornato sui principali avvenimenti, presentazioni, anteprime librarie iscriviti al nostro canale e invita anche i tuoi amici a farlo!