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Firenze 1450 – Firenze oggi

I luoghi di Marco Rustici orafo del Rinascimento
Con questo libro in mano si riscopre il cuore antico di Firenze in compagnia di un testimone d’eccezione: Marco di Bartolomeo Rustici (1392/3-1457) orafo e umanista, autore di uno straordinario Codice che da lui prende il nome, e che descrive e ritrae luoghi religiosi e civili disseminati nel centro
storico, com’erano attorno al 1450. La Firenze d’allora conservava il proprio tessuto urbano medievale, ma lo arricchiva con i grandiosi monumenti
del Rinascimento, progettati da Filippo Brunelleschi e da altri celebri architetti al servizio di potenti istituzioni. Lungo questo itinerario molto speciale e personale s’incontrano i massimi templi cristiani, come il Battistero e il Duomo, ma anche le antichissime chiese e chiesette scomparse con le demolizioni ottocentesche. Gli accurati disegni acquerellati di Rustici sono qui messi a confronto con gli edifici (o i luoghi) come si presentano
oggi, in una stupefacente sequenza di somiglianze e di differenze, che racchiude l’identità profonda di Firenze: una città tenacemente consapevole della propria memoria, che cambia restando, tuttavia, sempre se stessa.

14,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

128

Anno

2019

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Firenze 1450 – Firenze oggi

I luoghi di Marco Rustici orafo del Rinascimento
Con questo libro in mano si riscopre il cuore antico di Firenze in compagnia di un testimone d’eccezione: Marco di Bartolomeo Rustici (1392/3-1457) orafo e umanista, autore di uno straordinario Codice che da lui prende il nome, e che descrive e ritrae luoghi religiosi e civili disseminati nel centro
storico, com’erano attorno al 1450. La Firenze d’allora conservava il proprio tessuto urbano medievale, ma lo arricchiva con i grandiosi monumenti
del Rinascimento, progettati da Filippo Brunelleschi e da altri celebri architetti al servizio di potenti istituzioni. Lungo questo itinerario molto speciale e personale s’incontrano i massimi templi cristiani, come il Battistero e il Duomo, ma anche le antichissime chiese e chiesette scomparse con le demolizioni ottocentesche. Gli accurati disegni acquerellati di Rustici sono qui messi a confronto con gli edifici (o i luoghi) come si presentano
oggi, in una stupefacente sequenza di somiglianze e di differenze, che racchiude l’identità profonda di Firenze: una città tenacemente consapevole della propria memoria, che cambia restando, tuttavia, sempre se stessa.

14,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2019

N.pagine

128

Formato

15×21

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.