“Se vuoi far ridere Dio” è un romanzo di memoria e di perdita, di amore trattenuto e di scelte mancate. Attraverso la voce di Guido, uomo ormai anziano che ha scelto il silenzio di un piccolo paese valdese sulle alpi, riaffiora la storia di una famiglia contadina toscana segnata da un destino crudele.
Al centro del racconto c’è una donna che appare e scompare, presenza luminosa e ferita aperta: amata, desiderata, negata. Attorno a lei si intrecciano – tra Colle Val d’Elsa (Siena), Torino e la Val Pellice – le vite di Guido e dei suoi fratelli fino a travolgere un’intera generazione.
A fare da cornice la Storia del Novecento che attraversa e cambia le esistenze senza chiedere permesso: il fascismo, la Grande Guerra, la Resistenza e le lotte partigiane, l’Italia che cambia lasciando dietro di sé macerie – anche metaforiche – da cui partire per avviare la ricostruzione. Il passato non smette di pretendere ascolto dal protagonista e ogni sua scelta, pure la più piccola, sembra far sorridere amaramente Dio.
Con una lingua intensa, intrisa di oralità, Giovanni Iozzi racconta un mondo contadino che scompare e un’umanità fragile, sopraffatta dagli eventi, ma capace di custodire l’amore come ultimo atto di resilienza.
14,00 €
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“Se vuoi far ridere Dio” è un romanzo di memoria e di perdita, di amore trattenuto e di scelte mancate. Attraverso la voce di Guido, uomo ormai anziano che ha scelto il silenzio di un piccolo paese valdese sulle alpi, riaffiora la storia di una famiglia contadina toscana segnata da un destino crudele.
Al centro del racconto c’è una donna che appare e scompare, presenza luminosa e ferita aperta: amata, desiderata, negata. Attorno a lei si intrecciano – tra Colle Val d’Elsa (Siena), Torino e la Val Pellice – le vite di Guido e dei suoi fratelli fino a travolgere un’intera generazione.
A fare da cornice la Storia del Novecento che attraversa e cambia le esistenze senza chiedere permesso: il fascismo, la Grande Guerra, la Resistenza e le lotte partigiane, l’Italia che cambia lasciando dietro di sé macerie – anche metaforiche – da cui partire per avviare la ricostruzione. Il passato non smette di pretendere ascolto dal protagonista e ogni sua scelta, pure la più piccola, sembra far sorridere amaramente Dio.
Con una lingua intensa, intrisa di oralità, Giovanni Iozzi racconta un mondo contadino che scompare e un’umanità fragile, sopraffatta dagli eventi, ma capace di custodire l’amore come ultimo atto di resilienza.
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