È meglio che non lo dici mai a nessuno tranne che a te stesso, tua madre ci morirebbe. Che frase stupida, mia mamma non mi giudicherebbe mai, qualsiasi cosa le dicessi… ne sono sicura. Questa frase però un po’ mi disturba, mi crea confusione, quindi ora chiuderò gli occhi e quando li riaprirò sarà tutto in ordine. Sarò seduta sul divano del salotto, la mia stanza preferita, vedrò entrare dalla finestra la luce del sole riflessa sul pavimento bianco, e questa immagine mi scalderà l’anima come ha sempre fatto nei momenti bui.
Vedrò la coperta, usata nelle sere davanti alla tv, correttamente ripiegata nel solito angolo, le foto di famiglia ben allineate sul ripiano del mobile esposte come trofei. Vedrò tutto perfettamente al proprio posto, come deve essere. O almeno credo. Questo è quello che tutti si aspettano da me e quindi è quello che devo fare. Io però che cosa voglio? Per adesso non voglio aprire gli occhi, voglio restare al buio, quel buio che fa paura ma che fa guardare dentro, con i miei occhi e non con quelli degli altri; voglio provare a vedere se sgretolandomi in milioni di pezzi e osservando attentamente ogni minimo frammento, trovo un difetto, anche impercettibile, perché non si può non averne, non si può essere perfetti. Io voglio averne.
Nel buio riesco a vedere la vera me, quella ansiosa, fragile, che nessuno vede, quella che sogna una vita che, anche se imperfetta, se ne frega delle apparenze e dei giudizi. Vedo quella che sbaglia, anche tanto a volte. Perché io voglio poter sbagliare e voglio poterlo gridare al mondo. Ma possibile che nessuno se ne accorga? Possibile che nessuno si accorga che non posso essere sempre al posto giusto e al momento giusto, non posso essere sempre puntuale nella vita e nel lavoro?
Questo è quello che tutti si aspettano da me. Devo portare sulle mie spalle il peso della perfezione ed è un fardello sempre più insostenibile. Ma se le persone a me vicine mi vedessero per come mi sento veramente, come reagirebbero? Ci morirebbero davvero? Sono ancora immersa nel buio, il buio che a me non fa paura, quel buio che però mi sussurra “non gridare al mondo quella che sei, tanto nessuno lo sentirebbe”, allora respiro profondamente, mi accarezzo la faccia spostando una ciocca di capelli dietro l’orecchio e quando riaprirò gli occhi, tutto sarà in ordine.