Una giuria di Los Angeles ha stabilito per la prima volta che Meta e Google sono responsabili di aver indotto dipendenza in una giovane utente, causandole depressione e gravi danni psicologici. Il verdetto afferma che gli algoritmi delle piattaforme sono stati creati proprio per indurre assuefazione. La ragazzina è stata risarcita con 3 milioni di dollari. Probabile che seguiranno molte altre cause del genere.
L’ANNO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nel libro “L’anno dell’Intelligenza Artificiale” (primamedia editore), uscito nel 2024, dedico la seconda parte del volume proprio all’analisi delle relazioni pericolose tra adolescenti e smartphone. Nel testo ricordo che “oltre quaranta Stati federali negli Stati Uniti hanno avviato tra il 2023 e il 2024 azioni legali coordinate contro Meta, accusando Facebook e Instagram di arrecare danni alla salute mentale e allo sviluppo psicologico di bambini e adolescenti.
Le cause, promosse dai procuratori generali statali, sostengono che le principali piattaforme del gruppo siano deliberatamente progettate per creare dipendenza, attraverso meccanismi come lo scrolling infinito, le notifiche push e gli algoritmi di raccomandazione basati sull’engagement. Secondo gli Stati querelanti, queste scelte di design non sarebbero effetti collaterali, ma componenti strutturali del modello di business, finalizzate ad aumentare il tempo trascorso online e, di conseguenza, i profitti pubblicitari”.
UN CASO ITALIANO
Sempre nel libro, ricordo anche una vicenda tipicamente italiana. Si fa lavorare una Commissione parlamentare sul tema, ma poi nessun Governo entra nel merito di quanto emerso. Si legge nel volume: “Una Commissione del Senato dopo due anni di attività afferma nelle conclusioni, sostanzialmente, che lo smartphone produce nei ragazzi lo stesso effetto della cocaina e indica al Governo le contromisure. E nulla accade. Non c’è nessun intervento, nessuna contromisura. Tutto tace, nonostante la gravità dell’allarme. Fino a quando, a scoppio ritardato si scatena il solito putiferio all’italiana con venature di strumentalizzazioni politiche, tese più che altro a sminuire la credibilità del lavoro della Commissione, anziché prenderne in considerazione l’esortazione.
Ma andiamo per ordine e torniamo al 9 giugno 2021, quando il presidente della Commissione, il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, illustra così il documento conclusivo intitolato “Indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento”: “Ciò su cui dovremmo riflettere maggiormente sono i meccanismi neurologici legati all’uso, che di fatto non può che presupporre l’abuso dei dispositivi digitali nelle mani dei nostri giovani.
EFFETTI ANALOGHI ALLA COCAINA
Il meccanismo è a tutti gli effetti analogo all’uso della cocaina: si rilascia un neurotrasmettitore, ovvero la sostanza del piacere, la dopamina, e quindi si avverte un piacere fisico. È per questo che ciascuno di noi che ha figli sa quanto sia difficile allontanare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti dalla console del videogioco o dal proprio smartphone, perché è come togliere la dose di cocaina. L’effetto è identico a quello della cocaina, dal punto di vista chimico e neurologico.
È come togliere una dose consistente di cocaina da sotto il naso del cocainomane: non ci si riesce facilmente, nessun altro piacere può equivalere a quel piacere lì, per chi ne è dipendente, ed è difficile non essere dipendenti dai social, dai videogiochi e dal web in generale”.
Per la Commissione del Senato, dunque, quell’aspetto ipnotico rilevato sui bambini che usano lo smartphone è dovuto alla dopamina. L’effetto, scrive nei documenti ufficiali la Commissione del Senato, è identico a quello della cocaina.
Dopo aver illustrato il documento finale Cangini conclude argomentando anche sulla rilevanza sociopolitica del lavoro fatto: “Salvo prova contraria, la nostra controparte sono i colossi del web – dice – cioè un pugno di uomini che ha un potere di condizionamento economico, culturale e sociale, che nella storia dell’umanità mai nessuno ha avuto”.