Barbara Gori fa l’architetto a Pisa ma ormai da quattro anni, nel tempo libero, si dedica alla ceramica. Le abbiamo rivolto alcune domande perché la sua esperienza mostra l’artigianato italiano sia vivo e in evoluzione, e sia soprattutto, in molti casi, una realtà che oltrepassa le soglie dei laboratori tradizionali e conquista ambiti e sensibilità differenti.
Sei un architetto durante il giorno e una ceramista appassionata la sera: come hai iniziato a seguire questa passione per l’artigianato?
Un mio amico voleva fare un corso di ceramica in un atelier a Pisa, in via Roma e io, che passavo spesso lì davanti, un giorno sono entrata e ho chiesto informazioni. Si trattava di una bottega in cui andavo spesso a fare acquisti perché mi piacevano le loro creazioni e quindi, saputo che organizzavano un corso, lì ho deciso di accompagnare il mio amico e di iscrivermi anch’io. In realtà poi, il mio amico non ha continuato e ha
smesso l’anno scorso, mentre per me ormai è diventato un appuntamento settimanale che non posso perdere e al quale torno con grande piacere e dedizione da anni.
Come si articola un corso di ceramica? Immagino che ogni partecipante lavori per conto proprio…
All’inizio vengono spiegate a tutti i partecipanti le tecniche per una durata di almeno due mesi, poi ognuno porta avanti dei progetti singolarmente. Io ho lavorato per un po’ di tempo su piccole cose di scarsa importanza, tanto per esercitarmi; successivamente ho cominciato a realizzare dei piccoli vasi, anche se non amo troppo i soprammobili e in generale le cose leziose. A un tratto compresi di dover trovare una strada per fare ciò che mi avrebbe potuto darmi soddisfazione: allora cominciai a creare dei pesci di ogni tipo: pesci palla, pesci punk, pesci ricci, ecc. Poi dai pesci sono passata agli uccelli e facevo, ma faccio anche adesso, tutta una serie di uccelli colti anche nel loro ambiente naturale. E alla fine mi è venuta in mente l’idea di realizzare la serie delle Comari Illuminate.
Cosa sono le Comari Illuminate?
Le Comari Illuminate sono otto lampade e allo stato attuale sono solo dei prototipi, anche se hanno già partecipato ad alcuni eventi espositivi a cui sono stata invitata e sono piaciute molto. Le ho chiamate Comari Illuminate perché ogni lampada è una donna con un nome e delle caratteristiche particolari, ma sempre dotata di intuito e intelligenza. L’idea nasce dopo un’accurata ricerca su varie tipologie di lampade: ho poi dato a ciascuna il nome di donne che hanno avuto un significato nella mia vita. Una delle prime, per esempio, porta il nome di mia nonna Fidalma, una donna che non aveva studiato, ma di grande intelligenza e profondità, poi ci sono Sibilla, Viola, Anna e Caterina, le mie zie e altre. La realizzazione di ogni comare richiede almeno due mesi di tempo.
Non è un lavoro da poco…
Sai la ceramica, come in generale ogni lavoro artigianale, richiede tempo e pazienza. Forse anche per questo, la ceramica mi fa star bene: posso esprimere la mia vena artistica, senza essere pressata dalla contingenza, ma potendo dedicarmici con calma e passione, al riparo dalla frenesia con cui si svolge la mia vita lavorativa. La mia professione è quella di architetto: l’architetto non è un artista, secondo me l’architetto è un tecnico e quello che progetta non può esulare dalla funzionalità. Ma quando faccio ceramica, stacco, mi rilasso, la mia mente si concentra completamente nell’atto creativo. Non a caso, spesso dico che faccio ceramica invece di andare dallo psicologo!
Sarà l’artigianato a salvarci dall’Intelligenza artificiale?
Io sono molto affascinata dall’Intelligenza artificiale e la uso nella professione sia pure nei limiti consentiti, ma l’artigianato è qualcosa in cui l’AI non può entrare: qualunque espressione artistica si nutre del piacere personale, del proprio gusto, della propria passione. L’AI è un modo per velocizzare, ma toglie divertimento e non permette di dar voce alla propria creatività.


