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Con le mani. Manualità creativa come terapia d’urto contro il burnout da algoritmo

Mentre il mercato globale impone ritmi digitali asfissianti e la monetizzazione di ogni secondo speso online, una nicchia di ventenni sceglie una controtendenza radicale. Tra le botteghe storiche di Firenze, la riscoperta della manualità creativa diventa una terapia d’urto contro il burnout da algoritmo. La gabbia tossica della hustle culture impone di fatturare anche mentre dormiamo. Ogni respiro va monetizzato, ogni secondo ottimizzato, tutto è brand. Viviamo immersi nell’asfissia di un mercato che ci vuole perennemente connessi, performanti e capaci di trasformare il tempo libero in una vetrina da dare in pasto alle metriche dei social.

È in questa asfissia digitale che sta nascendo un trend inverso, un sabotaggio silenzioso operato da una nicchia ostinata di under 35. Per chi è cresciuto davanti agli schermi, toccare la materia diventa l’unico modo per certificare la propria esistenza. Toccare un materiale, sporcarsi le unghie, assecondare i tempi lenti e non negoziabili della natura significa riappropriarsi di una porzione di realtà che nessun software può accelerare o scalare. Produrre qualcosa che occupa uno spazio fisico, che resiste al tempo e che impone il silenzio è la risposta più lucida all’ansia da prestazione di dover costantemente performare dietro uno schermo.

Il banco di prova più acido di questo fenomeno non poteva che essere Firenze, la patria storica dell’artigianato. Una città-simbolo dove il saper fare resiste a prescindere da tutto: dalle crisi commerciali, dall’invasione del turismo da “mordi e fuggi” e dalle derive digitali. Una resistenza che, dopo l’edizione 2025 di Artigianato e Palazzo, continua a riprendersi la scena grazie ai nuovi artigiani under 35 di “Next Generation”. Cinque sguardi contemporanei che usano la materia per scappare dal virtuale: dal design tessile su telai autoprodotti di Simone Falli alle contaminazioni sino-italiane di Eremōns (Chen Yueting e Xu Weidong); dalle ceramiche uniche di Lapo Giusti al restauro generazionale di Tommaso Maselli (in bottega dal 1955), fino ai murales a sgraffito multiculturali di Kimberly Bárcenas Hernández.

Progettare e produrre un oggetto fisico, oggi, è l’estrema forma di dissenso contro un sistema economico che ci vuole solo consumatori passivi di servizi intangibili. Resta da vedere se questa ondata salverà la nostra generazione dall’essere chronically online o se rimarrà una splendida anomalia. Nel dubbio, una sedia di legno durerà sempre più dell’ennesima startup di cryptobros.

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