Il settore orafo aretino conta quasi 2.500 aziende, un patrimonio artigianale unico. Ne parliamo con Andrea Taricchi, il fondatore di Fersera, giovane marchio che prova a tenere insieme identità locale e corsa ai mercati internazionali.
Crescere ad Arezzo: hai sentito il peso di una tradizione così forte?
Più che un peso è stata una spinta, una necessità creativa, una comunione tra quello che avevo in testa e ciò che offriva il territorio. Non l’ho vissuta come una pressione: il settore ha accompagnato una creatività che avevo dentro da sempre, permettendomi di esprimerla in un luogo ricco di aziende che fanno questo mestiere.
Tra le aziende orafe aretine esiste solidarietà o prevale la competizione?
C’è una solidarietà, ma è quella del lamento condiviso. Tutti si confrontano sulle difficoltà come il costo dell’oro triplicato, i margini che si assottigliano, ecc. però quando qualcuno trova una soluzione innovativa, se la tiene per sé. Le fiere funzionano da osservatorio: vedi una lavorazione interessante, torni a casa e cerchi di replicarla.
Il ricambio generazionale è un tema che senti vicino?
Purtroppo sì. Solo il 13% dei lavoratori del settore è italiano e giovane. Le manifatture sopravvivono grazie a lavoratori arrivati dall’estero bravissimi sia chiaro, ma il ricambio generazionale italiano non sta avvenendo. Il mestiere richiede di sporcarsi le mani e non offre la gratificazione istantanea che i ragazzi cercano oggi.
Fersera potrebbe esistere altrove o è indissolubilmente legata al luogo aretino?
Scegliamo consapevolmente di restare qui. Aziende dalla Thailandia, dalla Cina, dal Belgio ti propongono cose a un quarto del prezzo. Ma la forza di un marchio è quanto riesce a rimanere fedele a se stesso nel tempo. Quando abbiamo deciso di essere un prodotto di alta qualità fatto in Italia è proprio perché volevamo rimanere fedeli a questo. Stavo parlando con un commerciale che spingeva a produrre altrove ma l’ho fermato subito: bisogna lavorare con quello che abbiamo qui.
Che futuro ti immagini per Fersera, anche in rapporto al territorio aretino?
Mi piacerebbe essere uno spotlight su questa città, che zitta zitta nasconde cose che le persone dovrebbero conoscere. Il mondo della manifattura ha appassionati infiniti e Arezzo ha tanto da raccontare. Non mi immagino una multinazionale, anzi! Vorrei solo due negozi, dieci persone, fare le cose belle, senza sprechi e divertirmi a fare quello che amo. Una piccola fabbrica di cose interessanti, con le radici ben piantate qui.

