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Il giorno dopo la fine di una mostra

Roberto Guiggiani

Con l’autunno arriva la stagione delle grandi mostre e quest’anno oltre a quella delle classiche di Palazzo Strozzi a Firenze e di Palazzo Blu a Pisa, ci sarà anche quella su Santa Caterina da Siena al Santa Maria della Scala di Siena (L’estasi e l’ardore, dal 28 novembre 2026 al 30 marzo 2027). Sono convinto che sarà un grande evento culturale. E so che già si stanno costruendo proposte turistiche collegate a questo evento, ma la mia preoccupazione, il tema su cui volevo impostare questo dialogo è: il giorno dopo la fine della mostra. Cosa rimarrà il 31 marzo 2027.

Perché qui non si tratta di un artista esterno, diciamo così, il Picasso della situazione che magari nulla ha a che vedere con la città in cui viene esposto. Parliamo invece una figura che è parte integrante della storia di Siena, anche se curiosamente Santa Caterina è compatrona d’Europa, compatrona d’Italia, ma non è patrona di Siena (ma qui poi si entra valutazioni che vanno un po’ al di là delle nostre competenze). Quindi: la mia preoccupazione è il fatto che questa mostra dovrebbe essere il punto di partenza di un percorso culturale, religioso, spirituale e al contempo turistico, legato alla figura di questa straordinaria donna e santa.

Ci sono i luoghi cateriniani a Siena, però fino ad oggi è mancata un po’ una offerta strutturata, organizzata, qualificata, anche se tanti gruppi religiosi vengono a Siena proprio per la loro devozione a Santa Caterina da Siena. Siccome anche tu hai ospitato mostre legate alla città, mi ricordo molto bella quella recente su Giovanni Pisano e la ricostruzione del Pulpito, cosa dovrebbero lasciare le mostre dedicate a personaggi che fanno parte della storia di una città, di una destinazione, il giorno dopo la chiusura?

Gianluca De Felice

Allora, intanto dobbiamo dire che una mostra di questo tipo ha una forte connotazione culturale; quindi, immagino che la mostra abbia una curatela che propone al visitatore, ma direi anche alla città, di conoscere l’oggetto della mostra e i suoi rapporti con il territorio. Un tema molto centrato per cercare di portare avanti un’attività di approfondimento, ma anche di attrazione turistica.

Mi chiedi del giorno dopo la fine della mostra: noi abbiamo deciso da tempo di organizzare mostre che siano attinenti al complesso monumentale, per cui io arrivo a Pisa e trovo in Piazza del Duomo una mostra su Giovanni Pisano, dove Giovanni Pisano è espressione di molte opere importanti che sono nei monumenti e nel museo. Abbiamo fatto anche una mostra dedicata a Orazio Riminaldi, un importante pittore che ha lavorato sulla cupola del Duomo. Sono logiche che legano il complesso monumentale ad artisti o a movimenti artistici che hanno lavorato in loco. Se queste dinamiche sono già state analizzate in partenza e fanno parte del progetto, allora l’operazione senese secondo me si presenta molto interessante.

RG

Al momento sul sito turistico della Regione Toscana e dell’Ambito Terre di Siena trovo naturalmente le schede dei luoghi (a partire da Basilica Cateriniana di San Domenico e Casa Santuario di Santa Caterina), ma non trovo né una narrazione dedicata, né un’offerta costruita per un turismo che – come abbiamo detto nel nostro libro Bellezza Italia – sia meno distratto, più attento a forme rispettose, ma anche creative di fruizione del patrimonio culturale. Certo, se io chiedo una visita guidata sui luoghi cateriniani, ci sono guide turistiche abilitate molto brave che la sanno fare, però è su richiesta, non a disposizione immediata.

Io vorrei invece – e lo propongo a partire da qui – che tutto il lavoro che verrà fatto (aperture straordinarie, pacchetti, visite guidate dedicate alla Mostra di Santa Caterina, itinerari in città e sul territorio) rimanga poi invece patrimonio permanente dell’offerta turistica senese, senza esaurirsi in pochi mesi. E non credo che tutto questo possa essere semplicemente delegato a operatori privati, ma sarà necessario anche un intervento da parte di amministrazione comunale ed istituzioni pubbliche. La gestione di una destinazione passa anche da queste scelte concrete ed operative.

GDF

Il Santa Maria della Scala ha una sua mission (non la conosco nel dettaglio) che include l’organizzazione di mostre, più o meno attinenti al territorio. Se mi faccio promotore di queste iniziative, però le mie idee devono essere accolte, ma anche discusse ed analizzate da soggetti pubblici e privati coinvolti e interessati, in un dialogo, alcune volte difficile e che può anche in alcuni momenti essere conflittuale, ma che permette di sviluppare percorsi duraturi nel tempo.

È quello che fa Palazzo Strozzi con il suo programma Fuori mostra molte Istituzioni che propongono eventi espositivi hanno una serie di attività collaterale, organizzate direttamente o sponsorizzate da soggetti terzi. Spero che venga fatto anche a Siena per l’iniziativa su Santa Caterina, perché sono operazioni molto belle.

RG

Esattamente. Quello che vorrei evitare è vedere tutti questi prodotti sparire l’ultimo giorno della mostra, mentre invece dovrebbero diventare parte dell’offerta permanente. Lo so, lo ripeto sempre fino a diventare noioso, ma l’offerta permanente è più importante di qualsiasi evento perché è valida trecentosessantacinque giorni all’anno e può essere acquistata su un periodo molto più lungo dei pochi mesi della mostra. Tutto quello che sarà fatto durante la mostra, non va smontato insieme ai quadri l’ultimo giorno, ma trasformato in servizi di qualità che rendano più ricca e attrattiva la destinazione Siena.

GDF

A mio modo di vedere, ma non voglio toglierti l’entusiasmo, sono operazioni che vengono fatte poche volte. Penso ai dossier delle città capitale europea o italiana della cultura: sono dossier interessanti, molto belli, poi se non si vince, vengono rimessi nel cassetto e dimenticati. Eppure, erano belli ed interessanti a prescindere dalla affermazione politica e andrebbero realizzati comunque, anche in forma ridotta, o in un periodo di tempo più lungo, se non si è ottenuto quello specifico finanziamento. Ma spesso purtroppo non funziona così. Quindi speriamo che Siena rappresenti un’eccezione: è una città che ha grandi flussi turisti, grande storia, grande cultura, grande attrattività. Me lo auguro davvero.

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