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Io confesso

È meglio che non lo dici mai a nessuno tranne che a te stessa, tua madre ci morirebbe… Queste erano le parole che lo specchio mi rimandava mentre guardavo il mio volto sudato ed esausto. Il mio segreto era custodito tra i meandri di un computer obsoleto e il calore di una famiglia unita chiusa nello scrigno di una casa perfettamente in ordine.

Tu non dovevi scoprirlo… no non dovevi; quel passato sporco e carico di vergogna non esisteva più da tanto tempo.  Quella bambina, in tutto simile a te, aveva trovato il coraggio di farsi aiutare senza mettere niente fuori posto e l’ordine delle cose si era sostituito alla paura.  C’era la nostra famiglia, c’eri te, la mia immagine allo specchio, in tutto simile a me tranne per il fatto che tu non eri stata scelta da chi ci doveva proteggere e che sembrava una roccia potente e sicura.

Poi sei arrivata tu con la tua stupida convinzione che io convivessi con un mostro interiore che mi impediva di mangiare, che mi distruggeva giorno dopo giorno… quando io volevo solo mantenere l’ordine.  Ma chi pensavi di essere una psicologa? Tu non eri nessuno e non avevi nessun strumento per potermi aiutare. Ti sei documentata, hai fatto domande, tentando di aprire quello scrigno di omertà. Tutte mosse sbagliate mia cara sorella. Non potevi immaginare che la mela marcia fosse proprio lì vicino a noi dopo il bacio della buona notte. Tu non eri la sua scelta e quindi non avevi nessun diritto di mandare in frantumi quello scrigno così fragile e delicato. 

Poi è arrivata la scoperta come un lampo, un’intuizione che non ti ha fermata ma ha dato benzina alla tua voglia di verità. Dentro quel computer, che tu usavi con abile maestria, dimorava il segreto rivelato da immagini inequivocabili dell’onta familiare.  Le hai viste, hai capito, ma non ti sei fermata. Gli altri lo hanno fatto e hanno accettato la crudeltà. Tu hai raccolto le prove, decisa a far uscire il mostro dalle nostre vite; lui, il mostro, non uscirà mai dalla mia vita, perché è la mia vita: è colui che mi ha plasmata, forgiata, cresciuta amata, odiata e lasciata.

Sei tu che dovevi sparire, perché non potevo permettere che continuassi a recitare una parte nella nostra bella famiglia. Dovevi andar via per colpa della tua diversità ed è per questo che ora sono qui davanti a te pronta a farti uscire di scena per sempre. Cara altra me hai davanti il tuo assassino, perché non posso permettere che l’ordine venga spezzato e che le ombre escano dagli scrigni preziosi e perfetti.

Lei non c’è più mi ripeto guardandomi in quello specchio appannato e ora ci siamo noi, la mia famiglia, la mia mamma e il mio carnefice e c’è bisogno di rimettere tutto in ordine. Nessuno deve mai scoprire niente.  Lo scrigno è aperto per fare entrare l’ultimo segreto e poi verrà richiuso sigillato con quella promessa: è meglio che non lo dici mai a nessuno tranne che a te stesso, tua madre ci morirebbe…

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