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“La rilegatura mi ha cambiato la vita”. Parola di Victoria Bucca di Toi Rilegatura

Victoria Bucca è argentina, vive a Firenze dal 2015 e lavora tra legatoria contemporanea, ricerca e insegnamento. A giugno 2026 ha aperto Toi Rilegatura in via Palazzuolo, nell’ambito di Recreos, progetto promosso da Fondazione CR Firenze con il Comune di Firenze, gestione operativa LAMA Impresa Sociale.

Come nasce il suo percorso nella legatoria?

Il mio percorso nasce nella grafica. Ho studiato in Argentina, dove la formazione comprende diversi ambiti, dall’editoria all’identità visiva, ma il mio interesse si è concentrato fin da subito sul libro.Per il progetto finale volevo realizzare un portfolio a forma di notebook, strumento che aveva sempre accompagnato il mio lavoro. Ho iniziato così a studiare le tecniche di rilegatura e, quasi senza accorgermene, è nata una vera passione.

Cosa l’ha colpita di quel mestiere?

Il ritorno alla dimensione manuale del fare. La grafica mi aveva abituata allo schermo, mentre la legatoria mi ha restituito il contatto con i materiali. Non erano due mondi separati, ma due aspetti dello stesso percorso.

Che ruolo ha avuto Firenze nella sua crescita professionale?

Ho trovato una città in cui la rilegatura era ancora una tradizione radicata, ma con poche realtà che la insegnavano. Ho continuato a studiare e ad approfondire le mie conoscenze attraverso varie esperienze e dal 2018 ho iniziato a insegnare, collaborando con associazioni e centri culturali: è stato così che una passione si è trasformata in professione.

Cosa significa fare rilegatura contemporanea?

Per me significa partire dalle tecniche tradizionali e reinterpretarle. Le lavorazioni non cambiano, ma cambia il modo in cui vengono combinate: strutture nuove, soluzioni diverse per esigenze differenti.

Nel suo lavoro ritroviamo elementi della tradizione?

Sì, utilizzo materiali e tecniche che fanno parte anche della tradizione fiorentina: carte decorate a mano, marmorizzate o con la tecnica a colla, carte tradizionali fiorentine con il giglio, pelle e cuciture esposte su taccuini. Mi piacciono particolarmente le carte decorate a colla: una tecnica risalente al Seicento e al Settecento, utilizzata in Europa e a Firenze, dove la colla avanzata dai rilegatori veniva mescolata ai pigmenti per creare decorazioni in pezzi unici.

C’è chi sostiene che l’artigianato sia ormai un lusso di nicchia. Lei cosa risponde?

L’artigianato può considerarsi di nicchia, ma in realtà non lo è. Il problema è che non tutti riescono a capire il valore e il lavoro che c’è dietro ogni pezzo: le mani, la persona, la cura, il tempo e soprattutto il fatto che ogni oggetto è unico e diverso dall’altro. Viviamo in un mondo abituato alle cose istantanee e prodotte in massa. Mi è capitato che qualcuno chiedesse il prezzo di un quaderno su cui avevo lavorato sette ore aspettandosi di pagarlo tre euro: non è cattiveria, è semplicemente difficile immaginare il tempo che c’è dietro.

C’è una tecnica a cui si sente particolarmente legata?

Se proprio devo sceglierne una, direi la CrissCross. Mi piace perché è una rilegatura molto studiata dal punto di vista funzionale, oltre che estetico. È il modo in cui mi piace pensare la rilegatura: prima viene la funzionalità, poi l’estetica.

Cosa significa per lei trasmettere questo mestiere ad altre persone?

Insegno sempre attraverso la pratica: gli studenti osservano il lavoro, i movimenti, il modo in cui affronto ogni passaggio, e la soddisfazione più grande è vederli acquisire fiducia in sé stessi. Mi piace pensare all’insegnamento come a un “passamestiere”: trasmettere questo mestiere significa continuare una catena che qualcuno ha iniziato con me, che ha cambiato la mia vita. Se riesco a fare lo stesso per qualcun altro, tutto acquista significato.

Cosa rappresenta avere uno spazio in via Palazzuolo?

Era il mio grande sogno: uno studio aperto sulla strada, laboratorio e punto di incontro. Mi permette di essere più indipendente e di far crescere l’attività in una direzione che prima era difficile immaginare.

Ha già percepito un cambiamento nel quartiere?

È ancora presto. Però tanti vicini sono già entrati a presentarsi, contenti di vedere nuove botteghe aprire. Si percepisce la volontà di far rivivere questa strada.

Da dove nasce il nome Toi?

Nasce da un ricordo d’infanzia: quando ero piccola, mia sorella non riusciva a pronunciare il mio nome e mi chiamava “Toia” o “Toicita” e così, nel tempo, tutti hanno iniziato a chiamarmi Toi. Da quel soprannome è nato il nome del laboratorio.

Quali sono i prossimi obiettivi?

Ampliare i corsi, sviluppare collaborazioni e lavorare su progetti personalizzati. Le idee sono tante: la sfida è trasformarle, una alla volta, in progetti concreti.

 

Toi Rilegatura — Via Palazzuolo 87A/R, Firenze

toi.rilegatura@gmail.com

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