Home » Le parole della pioggia. La leggenda metropolitana delle donne-ombrello

Condividi su:

Libri collegati

Le parole della pioggia. La leggenda metropolitana delle donne-ombrello

Laura Imai Messina – romana di nascita, giapponese d’adozione – fin dagli scritti d’esordio ha privilegiato il racconto di un Giappone trasfigurato in un’aura fiabesca, percepibile addirittura nella frenesia di una metropoli come Tokio. Così, al suo sguardo, tutto trasmuta nel fantastico, l’oggi sembra dissolversi in leggenda, il tempo assumere un respiro millenario, la realtà rarefarsi in soffio dello spirito.

È questo soffio che ancora attraversa le pagine del recente “Le parole della pioggia” (Einaudi). Romanzo ispirato alla leggenda metropolitana delle donne-ombrello, esseri singolari di ogni età e ceto sociale, delle più svariate situazioni esistenziali, che hanno fatto della premura un lavoro, un diversivo, in alcuni casi una vocazione. Sono loro che a Tokio, nei giorni di pioggia (“Tokio è magnifica sotto la pioggia. Si fa doppia, tripla…”), si affiancano alle persone con grandi ombrelli, non solo per ripararli dall’acqua, ma per trasformare il disagio in una opportunità. Del resto la pioggia rende il mondo più raccolto, fa da schermo all’intimità, quindi alla confidenza.

A caratterizzare le donne-ombrello è la discrezione. Si presentano dicendo: “sono nata in un giorno di pioggia”; chiedono al cliente dove voglia essere accompagnato, prendono a camminare adattando il loro passo all’andatura dell’altro, e, sotto quel riparo, i silenzi, le parole, il tempo acquistano un senso esclusivo. Poi spariscono nel nulla. Ne avrebbero di cose da raccontare, ma sono ligie al segreto.

Nelle pagine di Laura Imai Messina qualcosa tuttavia rivelano. È per voce loro che la narrazione prende forma e grazia, però una su tutte mostra connaturata l’attitudine ad essere donna-ombrello. Si chiama Aya, è lei che ha insegnato alle altre la formula rituale “sono nata in un giorno di pioggia”, perché così è stato veramente. Delle piogge riconosce le diversità, i profumi, gli intendimenti, come si confacciano alle stagioni e agli stati d’animo, in quale modo debbano essere definite, interpretarle; non a caso ha sempre con sé la copia ormai sgualcita del Dizionario delle parole della pioggia.

Anche in amore Aya porta la sensibilità che le è propria. Talvolta motivo di divergenze con il concreto Toru, giovane pugile le cui ambizioni vengono puntualmente messe al tappeto. Toru “è già grande”, ma non ha chiaro cosa voglia fare da grande, e soprattutto “non ha ancora imparato a cadere”. È dunque un bel confronto con Aya, che, nonostante la sua vita sia legata alle nuvole, è molto più strutturata.

Con la raffinatezza (tutta giapponese, verrebbe da dire; quella che sa riparare con l’oro le cose rotte o imperfette), con il misurato lirismo che connota la sua scrittura, Laura Imai Messina ci fornisce un luminoso apologo sulla ‘prossimità’, su come farsi umani, fosse anche nello spazio minimo che un ombrello ritaglia sotto la pioggia. Perché nella vita piove spesso.

***

– Sono nata in un giorno di pioggia.

Se l’altro non ci ha sentite, stiamo in silenzio un momento e poi ripetiamo: – Sono nata in un giorno di pioggia.

Non aspettiamo neppure che vengano sbrigate le formalità, che i clienti mostrino il codice di prenotazione sul cellulare o che, a un primo sguardo, li si possa considerare brave persone.

Innanzitutto diciamo: – Sono nata in un giorno di pioggia –. Solo allora impugniamo l’immenso ombrello che ci sovrasta, allunghiamo il piede in strada e prendiamo a camminare con loro per la città.

È una frase che ci ha insegnato Aya e amiamo pronunciarla con una certa solennità.

La cupola rimane spalancata fin dal primo momento in cui i clienti ci individuano all’uscita della stazione, fuori dal ristorante, davanti al cancello dell’abitazione o in qualunque altro luogo in cui sia stato concordato l’incontro. Deve essere loro chiaro che siamo noi le donne che stavano aspettando, che saremo noi a guidarli al riparo sotto il nostro ombrello.

Osserviamo i clienti venirci incontro, scendere le scale, attraversare la strada, correre sulle strisce, ignorare il rosso o aspettare pazientemente il verde; li studiamo mentre chiudono di spalle la porta a chiave, scendono distrattamente da un taxi o emergono spaventati dalla folla di Shibuya, si affacciano timidamente da un vicolo di Kichijōji e ci esaminano a loro volta.

Quando ci raggiungono, infine, alcune di noi sorridono senza fatica, altre si imbarazzano e tossiscono appena, altre ancora si emozionano o fanno un inchino troppo profondo domandandosi inquiete perché mai, alla fine, abbiano deciso di non lasciare questo bizzarro mestiere.

Solo Aya non è mai pentita. Lei è persuasa d’essere una donna-ombrello da prima ancora che vedesse la luce la nostra agenzia.

Osservando i nostri clienti ci facciamo immediatamente un’idea: pensiamo che saranno gentili, che saranno tipi noiosi, che hanno il cuore spezzato (o che sono stati loro a mandare in frantumi il cuore di un altro), che sono troppo allegri per un tempo tanto cupo. Alcuni hanno avuto una brutta giornata, altri non spiccicheranno una parola, altri ancora ci stordiranno con battute banali che reputeranno però intelligenti. Capiterà che, a vederci, anche loro si sentiranno pentiti; eppure, per molti sarà un’esperienza indelebile come è la prima carezza che si porge a un cane.

Spesso l’idea che ci siamo fatte su di loro è esatta, più spesso l’idea che ci siamo fatte su di loro è errata. Ma appena siamo a una distanza difficile da equivocare (Sono i nostri clienti!) cacciamo via tutti i pensieri.

– Si avvicini, – diciamo. – Venga sotto l’ombrello.

Incoraggianti, aggiungiamo: – Dove vuole che la accompagni?

Lo chiediamo ogni volta, con sincero interesse, anche se la risposta già la sappiamo da ore.

 

[da Le parole della pioggia di Laura Imai Messina, Einaudi, 2025]

ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP DI TOSCANALIBRI

Per continuare a rimanere aggiornato sui principali avvenimenti, presentazioni, anteprime librarie iscriviti al nostro canale e invita anche i tuoi amici a farlo!