Roberto Guiggiani: Autunno e inverno sono tradizionalmente i mesi dedicati alle mostre, sempre più numerose, più o meno interessati, più o meno itineranti, ed è indubbiamente un prodotto culturale -prima ancora che turistico – ormai fortemente consolidato. Invece, non vedo, e te ne domando il perché, analogo dinamismo da parte di musei, monumenti, enti ed istituzioni culturali. Magari potrebbero approfittare proprio della bassa stagione, e quindi anche di una minore pressione del pubblico, per cercare di fare qualcosa, ad esempio delle tariffe più basse. Ma vedo che nessun grande museo ha adottato questa scelta e sicuramente ci sarà un motivo.
Gianluca De Felice: Non so dirti, in un contesto generale, quale sia il motivo. Per quanto riguarda l’Opera della Primaziale Pisana, che ho l’onore di dirigere, nel periodo di bassa stagione realizziamo quelle opere manutentive, quindi invasive ai percorsi espositivi, che sono ovviamente necessarie. Le programmiamo nei periodi di alta stagione e le realizziamo nei periodi di bassa stagione. Oltre a questo, abbiamo degli orari ridotti in bassa stagione perché arrivano meno persone e quindi sfruttiamo questa riduzione di orario per svolgere attività di formazione del personale: formazione obbligatoria a norma di legge, ma anche formazione legata a sviluppi di crescita del personale.
Quindi la bassa stagione non è dedicata tanto a rifiatare dopo l’intenso lavoro estivo, ma piuttosto a rifarsi il “trucco”, risistemarci attraverso le manutenzioni necessarie ed attraverso i percorsi formativi che concordiamo con le parti sindacali. Devo dirti che la bassa stagione comunque è ridotta, cioè il mese di ottobre o il mese di febbraio, che fino a un po’ di anni fa erano mesi di bassa stagione, oggi sono periodi di discreto afflusso di visitatori. Ma forse tu mi dici questo perché vuoi fare un confronto tra il mondo dell’accoglienza turistica e quello delle strutture museali?
RG: Anche. Le strutture ricettive hanno ormai tariffe dinamiche che cambiano di giorno in giorno e spesso molte volte al giorno. E c’è sempre stata la “tradizione” di fare delle tariffe di bassa stagione, di fronte ad una minore richiesta, perché naturalmente cerchiamo di attirare il pubblico anche con questo. Onestamente, da frequentatore di musei, sono andato a vedere i siti internet dei principali musei e vedo che hanno delle tariffe uguali per tutto l’anno. Secondo me, invece, potrebbe essere una leva interessante di comunicazione e di attrazione verso un tipo di pubblico che – come abbiamo scritto nel nostro libro Bellezza Italia, preferisce modalità meno frettolose di visita.
GDF: Io penso da tempo che la leva del prezzo non sia l’elemento che fa entrare le persone nel museo.
Vedo musei statali o anche privati che hanno tariffe bassissime, ma sono vuoti. Quindi non è quella la leva che fa attrarre. Capisco che per le strutture ricettive la logica sia diversa, perché chiaramente si trovano in concorrenza con altri competitor sul territorio locale e devono allinearsi con i prezzi secondo un’oscillazione che è determinata dal mercato. Nei musei la dinamica è diversa. Invece capisco perché le mostre vengano fatte in autunno: rappresentano un incentivo a vedere qualcosa di nuovo, si crea intorno alla mostra un’attesa ed un’attrazione, che difficilmente puoi creare nel museo o nel monumento. Questo fa la differenza.
RG: Quindi, volendo tradurre in un linguaggio cinico che mi piace molto: la tariffa più bassa ridurrebbe gli incassi senza attirare nuovo pubblico.
GDF: Sì, ne sono abbastanza convinto. Scusa, ma tu andresti a Parigi, a Londra, a Milano, semplicemente perché quel museo ti fa spendere qualche euro in meno? Non credo. Tu vai lì perché quel museo offre un’attrazione, un qualcosa di più, per cui in bassa stagione, comunque programmi quel viaggio. In alta stagione invece lo fai perché hai le ferie.
RG: Sono d’accordo con te sul fatto che la tariffa non sia una leva fondamentale, anche se le domeniche gratuite nei musei nazionali, ogni prima domenica del mese, continuano a funzionare abbastanza bene. Ma capisco la differenza fortissima che esiste fra “prezzo ridotto” e “ingresso gratuito”. Vero che non programmerei un viaggio, una vacanza, un fine settimana solo per la tariffa più bassa, però secondo me potrebbe essere comunque un incentivo. L’altro aspetto su cui volevo attirare la tua attenzione è il fatto che in bassa stagione, e anche nel periodo precedente al Natale, potrebbero essere fatte all’interno di musei e monumenti delle iniziative speciali per attirare un po’ di pubblico.
Ricordo solo alcuni anni fa (fra dicembre 2024 e gennaio 2025) che alla Pinacoteca Nazionale di Siena venne fatto un percorso dal titolo “I presepi dipinti raccontati a grandi e piccini”. Fu un esperimento molto interessante, che metteva in mostra una apprezzabile” voglia di farsi visitare”.
GDF: Come ti ho detto, per noi la bassa stagione è soprattutto il periodo in cui intervenire su manutenzione, formazione e programmazione della stagione successiva. Se non fosse così rischieremmo di avere una continua promozione, senza poi mai fare un’approfondita analisi di cosa non sta andando. Però in parte hai ragione, diciamo scherzosamente al 50%: se vogliamo destagionalizzare il turismo, cosa di cui parliamo tanto, qualcosa in più anche le istituzioni culturali devono fare.
RG: Tante amministrazioni comunali spendono centinaia di migliaia di euro per le illuminazioni natalizie o il concerto di Capodanno, ed a me farebbe piacere che magari una parte significativa di questi soldi potessero essere spesi per iniziative culturali, coinvolgendo soggetti come i musei e stimolandoli a proporre qualcosa di attrattivo.
GDF: Questo però è un ragionamento un po’ diverso, cioè cercare di fare sistema dove spesso è difficile. Personalmente non amo fare sistema per etichetta, tant’è vero che mi definiscono “persona non di sistema”, ma non è esatto. Se lo stare insieme significa soltanto fare un protocollo di intesa, allora no, che lo facciano altri. Se invece si fanno accordi dove realmente si vanno a sviluppare delle opportunità comuni su cui lavorare, allora io ci sono.
RG: Chiudo con una nota che mette proprio in luce quello che stavi dicendo: uno dei villaggi di Natale di maggior successo degli ultimi anni, quello di Arezzo, che fa grandissimi numeri e tante presenze nelle strutture ricettive, ha registrato anche un aumento nella vendita dei biglietti nei musei cittadini proprio a novembre e dicembre. Quindi queste manifestazioni non dovrebbero avere soltanto uno sviluppo commerciale, ma anche integrare un’offerta culturale perché l’attenzione del pubblico ci sarebbe.
GDF: Su questo invece sono d’accordo al 100%!