È meglio che non lo dici a nessuno tranne a te stessa. Tua madre ci morirebbe. Ogni volta la stessa storia, quando mi reco in quell’ufficio e la vedo così curata, sempre in ordine, mai un capello fuori posto. Io, al contrario, mi guardo dentro (e anche un po’ fuori) e mi vedo sempre in disordine, il trucco sbavato, i capelli come capita, i vestiti tirati fuori dall’armadio all’ultimo minuto e vorrei essere come lei… Sì perché quando Fabiola appoggia le mani con le unghie smaltate sulla tastiera, lo fa con una delicatezza squisitamente femminile che a dire il vero le invidio. Se una ciocca di capelli le cade sul viso, la vedi scostarla con la delicatezza che solo le persone eleganti come lei sanno fare. I vestiti… quelli poi… Io non metterei mai la gonna corta come la sua e che dire di quella camicetta di seta con lo scollo appena scostato che lascia intravvedere nobili e delicate protuberanze appena accennate.
La conosco da poco, eppure sembra siamo in simbiosi, mi parla come un’amica, eppure ci sono 30 anni di differenza. Cosa possono condividere due persone di età così diverse? Io ho marito e figli, lei dice di non volerne o forse di non poterne avere. Fabiola vive da sola in un appartamento mignon in centro – una casetta che è una chicca, arredata con il gusto misurato che la caratterizza -, la sua famiglia abita in un’altra città e lei si è trasferita per lavoro. Tutto sommato ci sta bene, anche se secondo me soffre un po’ di solitudine, altrimenti perché trascorrerebbe così tanto tempo a chiacchierare con me, che non c’entro niente con lei? Ogni volta che vado a chiederle un documento o una stampa, mi accoglie con un largo sorriso, sì penso proprio che mi consideri sua amica!
Il rapporto di lavoro che ci lega, ci fa condividere un bel po’ di tempo e allora nascono confidenze, chiacchiere private, si rivelano segreti inconfessabili. L’altro giorno mi ha raccontato la storia di Fabio, una persona che conosceva bene, suo amico prediletto, io ho pensato che fosse il suo fidanzato. Mi ha detto che le somigliava molto, avevano le stesse preferenze e gli stessi gusti, si assomigliavano anche fisicamente. Facevano lo stesso lavoro, frequentavano le stesse persone e gli stessi luoghi, era come essere la stessa persona.
Fabio era il coccolo della mamma e lei lo prendeva in giro per l’amore sconfinato che lei le riservava. Lo viziava come un bambino: gli preparava la colazione prima di andare al lavoro, gli stirava i vestiti con cura, gli spiava il telefono, sperando di scoprire se aveva una fidanzata o un’amica del cuore, avrebbe dato l’anima pur di vederlo sistemato, magari sposato o anche solo accompagnato. Magari un giorno avrebbe fatto la nonna di un paio di nipotini e avrebbe coccolato anche loro come aveva fatto con lui: era il suo sogno e in fondo è il sogno di ogni mamma, no? Di confidenza in confidenza, mi ero appassionata alla storia di Fabio, chissà come eravamo arrivate a parlare di lui? Mi chiedevo perché parlasse di lui al passato: era morto? Non volevo intromettermi e ho lasciato cadere l’argomento senza approfondire.
Ieri, quando ho varcato la soglia del suo ufficio, ho notato subito un’espressione insolita, Fabiola sembrava pensierosa: non è da lei, è sempre così spensierata! “Domani andrò a casa dalla mamma”, mi ha confidato. “E allora? Non sei contenta?”, ho ribattuto io. No, si vedeva che la cosa la preoccupava, ma perché? Forse i suoi erano ammalati? Non aveva voglia di tornare nella sua vecchia casa? Non volevo insistere, ma se ne stava in silenzio, quasi in attesa di una mia domanda e allora mi sono sentita in dovere di chiedere.
“Amica mia – ha detto – tu mi conosci da poco, ma nascondo un segreto che mia madre non conosce e non dovrà mai conoscere. Ne morirebbe, ne sono sicura…”.
“Cosa sarà mai? Una mamma comprende sempre…”.
“Stavolta no, lei non lo accetterebbe mai…”.
Io non volevo, giuro che non volevo sapere, ma poi quelle parole sono uscite come una cascata dalla sua bocca e io non ho saputo più cosa dire: “Un anno fa Fabio ero io!”.