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Perturbazioni. Cogliere nelle parole tutto il ventaglio delle possibilità

Esther Kinsky è riconosciuta come una delle scrittrici più originali della scena letteraria tedesca. Narratrice, poetessa, saggista, traduttrice dal polacco, russo, inglese. Il suo romanzo Rombo fu candidato al Premio Strega Europeo 2023, e sempre in italiano sono state pubblicate le opere Macchia, Il romanzo dei luoghi, Sul fiume, Di luce e polvere.

Recentemente, per le edizioni Le Lettere, è uscito in Italia il saggio Perturbazioni, tradotto da Silvia Albesano, con una nota ‘ad marginem’ di Matteo Iacovella. Il libro raccoglie le lezioni di poetica tenute da Kisky nel 2023 alla Akademie Graz e che traggono spunto da un affascinante scandaglio semantico attorno alla parola störung, ovvero “perturbazione”, “disturbo”.

Dice l’autrice: “Le domande sulle parole sono spinose. Sotto la superficie dell’uso quotidiano si apre un ampio ventaglio di possibilità”. Basti vedere, giustappunto, in quale gioco – un tortuoso domino di parole e significati – possa coinvolgerci il termine störung (turbare, disturbare). Parola di origine germanica, è apparentata con l’inglese stir, che rimanda a una serie di significati quali “rimescolamento”, “disturbo” o “perturbazione”, “intrusione” (questi più vicini al latino perturbare), ma anche con la parola stochern, cioè frugare, rovistare con un attrezzo, fino a fare male, ferire materialmente e moralmente.

Ecco, da un tale gioco di rimandi, connessioni, ambiguità semantiche muove il discorso di Kisky per sviluppare una riflessione su ciò che causa perturbazione, disturbo, intrusione: dall’azione antropica su ambiente e paesaggio, agli squilibri sociali, fisici e psichici, alle trasformazioni, non solo negative, che offrono nuovi significati al mondo.

Chi conosce l’opera letteraria di Esther Kinsky non faticherà a cogliere nelle pagine di Perturbazioni una articolata dichiarazione di poetica in cui l’autrice ‘spiega’ le ragioni della sua scrittura. Tra queste, un tema ricorrente sono proprio le perturbazioni cui la vita è esposta, mentre tutti sognerebbero l’imperturbabilità.

Da qui la domanda: “Ma può  l’essere umano, il più grande perturbatore del mondo, ambire all’imperturbabilità? Al tenersi fuori dalle seccature che derivano dal proprio agire, dal fare affidamento su sistemi mirati in primo luogo a escludere gli altri e a ridurre al minimo gli attacchi alla propria posizione?” Una possibile risposta – suggerisce Kinsky – è contenuta nel pensiero ebraico, laddove esiste il concetto di “riparazione del mondo” (Tikkun olam): “In questo contesto, fin da quando se ne assumono la responsabilità, le azioni degli esseri umani definiscono il mondo come zona di disturbo, ma gli esseri umani sono anche i soli che possono rimediare a questo stato di cose.” Perciò – conclude l’autrice – “Gli elementi più importanti per la riparazione sono la disponibilità a incontrare l’altro – chiamiamola, per facilità, compassione o anche solidarietà – e la memoria”.

Insomma, potrebbe essere questo un utile esercizio per dilatare ulteriormente, e in positivo, i significati della störung. Del resto la semantica è un modo per definire il senso del mondo, dare un nome, ragione e sentimenti alle cose della vita.

 

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