Home » Prima fila. Largo ai giovani e al cinema ritrovato. Antonio Capellupo racconta il Cineclub Arsenale di Pisa

Condividi su:

Libri collegati

Prima fila. Largo ai giovani e al cinema ritrovato. Antonio Capellupo racconta il Cineclub Arsenale di Pisa

Un gruppo di giovani cinefili, gli anni 80, e il desiderio di fare un cinema diverso. 

Questo è l’inizio di molte delle storie che, questa rubrica, vuole raccontare. “Prima fila” è un invito a riscoprire il cinema (o a continuare a scoprirlo), passando dalla storia di chi, il cinema, lo fa tutti i giorni. E di chi, soprattutto, lo fa arrivare al pubblico. 

Le origini, le iniziative, il tipo di spettatori e la programmazione: questi gli argomenti che Prima fila tratterà con i gestori, i direttori, i curatori e i presidenti di associazione dei cinema d’essai che costellano la regione Toscana. 

La prima tappa di questo viaggio è il Cinema Arsenale di Pisa. Storico cinema nel centro cittadino, è nato nel 1982 da un’idea di un gruppo di trentenni ed è diventato uno dei CineClub più frequentati della provincia, della regione e che, durante la pandemia, si è fatto conoscere anche a livello nazionale. 

Abbiamo intervistato Antonio Capellupo, responsabile del Cineclub Arsenale, per farci raccontare la sua storia e come, oggi, sta vivendo il cinema. 

Come e quando è nato il cinema Arsenale?

Il cinema Arsenale, anzi, il cineclub Arsenale, è nato nel 1982 per mano di un gruppo di,  allora, trentenni. Alberto Gabrielli, Daniela Meucci, Paolo Benvenuti erano dei giovani che avevano voglia di portare a Pisa un certo tipo di cinema, che non si trovava nelle sale di allora: la storia del cinema,  la lingua originale (che oggi è cosa comune, ma che per i tempi fu un’innovazione), la sperimentazione, quindi anche tutto ciò che arrivava da cinematografie abbastanza lontane e desuete. 

Questo sogno si è concretizzato in un lavoro che è stato fatto letteralmente “con le mani”. Il gruppo ha ristrutturato l’ambiente che oggi ospita il cinema, specialmente la sala, che è un po’ il fiore all’occhiello di questo cinema. E’ considerata una delle sale cinematografiche più belle d’Italia, e questo a detta degli ospiti e degli artisti che vengono. Genere un impatto particolarissimo, con i suoi mattoni in vista. 

Negli anni, il potere di questa sala, è stato proprio quello di costruire un luogo di aggregazione cittadina e urbana, che è riuscito ad andare sempre oltre la sola proposta cinematografica. Il gruppo fondatore voleva che questo fosse un luogo di dibattito, di ascolto, di approfondimento, e si tratta di un’eredità che è rimasta. A questo è seguita la collaborazione con l’Università di Pisa e tantissimi registi internazionali che negli anni sono stati nostri ospiti. Grandi maestri anche del cinema italiano, oltre a giovani talenti che magari maestri lo sono diventati oggi, tenuti a battesimo con l’opera prima qua, in questa sala. 

Questo è stato il modello in una città squisitamente universitaria, con una proposta culturale che attrae da un lato i cinefili e dall’altro si apre ai giovani, che sono sempre stati una tipologia di pubblico che l’Arsenale ha cercato e a cui ha sempre cercato di parlare. 

Parlava prima del restauro di questa struttura. Cos’era prima il Cinema Arsenale?

L’Arsenale era un vecchio magazzino in disuso. Prima ancora di essere un magazzino, era una casa-torre medievale. 

A testimoniare la storia dell’edificio è rimasta, visibile, la bifora, che è diventato anche il logo del Cineclub. 

E invece il nome Arsenale? Da cosa è nato? 

C’è un dibattito acceso su questo, ci sono due versioni. La prima è che quei cinefili che ti ho citato in realtà probabilmente hanno voluto omaggiare il film Arsenal, baluardo del cinema sovietico di Dovženko. L’altra versione invece vede l’uso del termine arsenale, che comunque appartiene a un vocabolario bellico, per parlare di cultura, quindi l’arsenale delle idee. Una fabbrica non di guerra, ma di bellezza, un arsenale creativo.
Tra le due versioni preferisco la seconda. 

Prima parlava del fatto che il pubblico prediletto dell’Arsenale è sempre stato quello dei giovani e degli universitari. E’ cambiata nel tempo questa cosa? 

È sicuramente cambiata. Io sono qua da 11 anni, e posso dirti che c’è stata una linea di demarcazione esatta, nella linea temporale, che corrisponde al 2020. C’è un prima e c’è un dopo la pandemia, e questo non solo per noi, ma in generale per il cinema. La pandemia ha inevitabilmente cambiato le attitudini e le abitudini del pubblico, anche l’idea stessa di andare al cinema. 

Una volta si andava al cinema a prescindere da quello che c’era, oggi si va a vedere un film. Sembrano due cose simili ma in realtà sono due approcci completamente diversi. Una volta si organizzava magari un “pizza e cinema”, ci si trovava in piazza e solo allora si vedeva cosa c’era, cosa proponeva la sala di riferimento. Ora invece la gente va al cinema se c’è un film che interessa. Da un lato il pubblico si è molto impigrito, dall’altro c’è la “lotta” con le piattaforme, che ti danno l’opportunità di rimanere a casa e avere anche un’offerta più ampia a un prezzo molto accessibile. Hai, in poche parole, la sensazione di avere il cinema a casa. Adesso il cinema è diventato più come il teatro o i concerti: non è tanto più qualcosa di quotidiano, ma un evento per cui devi uscire, pagare un biglietto del parcheggio, arrivare in sala…è diventato un’occasione. 

Quindi sì, sono cambiate le abitudini, soprattutto di una certa fascia anagrafica di pubblico, quella un po’ più avanti con l’età. Si tratta di un tipo di pubblico che noi abbiamo ancora, ma che viene soprattutto se dai un certo tipo di film, perché non basta più proporre un certo tipo di cinema, se non vengono riconosciuti dei temi forti, il valore di un film. 

E i giovani dove si inseriscono in questa nuova conformazione?

Dall’altra parte c’è il pubblico giovane, tutt’altro caso: il pubblico giovane ti ha scoperto e riscoperto attraverso il cinema restaurato, il cinema cult, i grandi classici, la lingua originale.  L’Arsenale è tornato ad essere, come di fatto è sempre stato, un cinema per giovani. E questo è un altro cambiamento che ha portato la pandemia: sembra un cortocircuito, perché normalmente penseresti che sono i giovani quelli che usano di più le piattaforme, ma in realtà no. A parte che alcuni film non li trovi sulle piattaforme, ma il vero grande cambiamento è che sta crescendo una generazione di cinefili che hanno proprio il gusto e il piacere di dire vado in sala a vedere il film di un grande maestro del cinema, e lo voglio vedere sul grande schermo perché diventa un’esperienza. 

Allora quando il cinema, soprattutto per i più giovani, torna ad essere un’esperienza, condivisa specialmente, torna ad avere quel valore, e per noi ridiventa un’opportunità di divulgazione e formazione. Non solo ti propongo una cosa e vieni ad acquistare un biglietto, oppure te la propongo gratuitamente (ad esempio con le collaborazioni con l’Università o le fondazioni), ma ti propongo la costruzione di un intero percorso. 

Quali sono le opportunità che il Cinema Arsenale dà ai giovani?

Si sono talmente inseriti in questa narrazione quotidiana che tanti e tante collaboratori e collaboratrici giovani abbiamo avuto effettivamente modo di formarli, e hanno fatto il salto dall’altra parte. A volte gli diamo l’opportunità di proporre dei cicli di rassegne, delle iniziative, che sono sempre molto partecipate, perché poi i giovani hanno dei canali di comunicazione molto veloci, sanno comunicare e a chi comunicare. 

Io personalmente vado per i 40, non sono anziano ma non mi sento nemmeno più così giovane così come lo sono magari dei ragazzi di vent’anni. Trovo fondamentale dare spazio e voce a loro per delle proposte, alle quali noi facciamo da coordinatori e supervisori. 

E’ bello quando spettatori e spettatrici ti chiedono di poter partecipare, proporre idee, presentare i loro film, prendersi gli applausi e tornare ad essere parte di una piattaforma di approfondimento e non solo un luogo dove, casualmente, succedono cose. 

In questo momento di crisi del cinema, come cercate di fidelizzare il vostro pubblico?

La fidelizzazione è un processo che va avanti quotidianamente. Noi non ci siamo mai fermati, nemmeno sotto pandemia. Siamo stati un caso studio, non lo dico per accendere i riflettori su di noi, ma perché effettivamente come cinema, tre giorni dopo la chiusura delle sale, ci siamo ritrovati intorno a un tavolo e ci siamo chiesti “Cosa possiamo fare?”. 

Siamo andati online con una proposta, chiamata “L’Arsenale porta il cinema in salotto”. Sono stati 56 giorni di programmazione quotidiana, abbiamo trasformato il nostro sito internet in una vera e propria piattaforma dove pescavamo film, chiaramente da siti ufficiali come Rai play o Mediaset, e davamo dei suggerimenti. Allo stesso tempo utilizzavamo i video degli archivi dei vecchi incontri, delle vecchie interviste come approfondimenti, e siamo stati i primi per il cinema a organizzare le live con una serie di ospiti, tra cui Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Alba Rohrwacher. 

Sicuramente è diventato un modello per il settore.

E’ stato un momento molto bello: non ci siamo sentiti soli. Era una situazione surreale per cui c’era gente che ci scriveva anche fuori da Pisa, ma ti parlo anche di Lombardia, Calabria, Val d’Aosta. Ci chiedevano come fidelizzarsi. Questo secondo me è un bell’esempio: non staccare mai la spina, anche se a volte sembra troppo, perché comunque tutto questo diventa stancante, ma è fondamentale. Appena chiude il Cine Club, apre l’arena estiva. E magari là fai proposte differenti, visto anche la location (il Parco delle Concette e il Bagno agli Americani, sul litorale). E allora là anche il pubblico è diverso: ti apre ai ragazzini, e quindi puoi proporre, ad esempio, rassegne di cinema d’animazione. Diventa un percorso che dura per tutto l’anno, non si ferma mai, E se si ferma, si ferma per quei 3 giorni del 24 dicembre e Capodanno. 

La fidelizzazione passa anche dall’esserci sempre, dal cercare di non interrompere. E’ un flusso, un percorso che nel nostro caso dura da più di 40 anni. 

L’altra cosa fondamentale è cercare di restare in ascolto, quindi non pensare agli spettatori come semplici consumatori di un prodotto, ma rimanere a disposizione delle associazioni, dei movimenti studenteschi, dei docenti universitari e di tutti coloro che hanno voglia di utilizzare la settima arte come linguaggio per parlare di qualcosa. Le porte del nostro ufficio sono sempre aperte. Loro vengono a cercarci e viceversa noi cerchiamo loro. Ecco è proprio da qua che passa la fidelizzazione. Passa dall’esserci sempre e dal cercare di trovare la parte giusta della storia. 

Parlava di questo grande lavoro, e allora qual è la squadra del CineClub Arsenale? 

Allora una è Simonetta Della Croce, che è letteralmente una colonna portante di questo posto, soprattutto storica, avendo vissuto i momenti più belli del cinema, ma anche quelli più tristi e difficili, sia da un punto di vista umano sia da un punto di vista professionale. E’ una guida quotidiana che si occupa di innumerevoli cose, dal condividere la programmazione ai progetti delle scuole, al coordinamento dei tanti e tanti ragazzi volontari che ci danno la mano. 

Abbiamo poi una responsabile della comunicazione, abbiamo Beatrice Ghelardi che è il nostro ufficio stampa, Margherita che è la nostra social media manager, Salvatore che è il nostro grafico e tre proiezionisti. Abbiamo poi una squadra di persone che ci danno mano per quanto riguarda la parte dell’amministrazione e poi tanti e tante ragazzi e ragazze giovani che vengono a fare attività di volontariato, danno una mano a tenere aperto il CineClub. Sono ragazzi innamorati pazzi del cinema e dell’arte in generale, tanti di loro sono quelli con cui collaboriamo e ci propongono delle iniziative che noi appunto cerchiamo di portare avanti. Tante volte cerchiamo anche delle collaborazioni esterne, per cui è sempre bello allargare un po’ la squadra, la famiglia di chi lavora qui dentro, con persone diverse che cercano di portare un loro vissuto, un loro modo di guardare le cose. Tutte le persone di cui ho parlato sono anelli importanti e fondamentali di una catena che fonda e sostiene questo CineClub da 40 anni a questa parte.

Nel vostro programma avete anche degli appuntamenti settimanali fissi? Parlava ad esempio di cinema restaurato e di rassegne d’autore. 

Abbiamo capito che il cinema d’autore e il cinema restaurato sono qualcosa di molto ricercato, e anche le distribuzioni lo stanno notando. Stanno in poche parole cogliendo qualcosa che l’Arsenale aveva già colto nel 1982, cioè l’importanza e il valore di portare in sala le opere del passato. Oggi è anche una moda, ma ben venga! Tante distribuzioni stanno ritirando fuori dai loro archivi film che restaurano e poi riportano in sala.

Questa scelta ti permette davvero ogni settimana di fare storia del cinema. E questo nel nostro caso è stato facilitato anche dall’apertura, dopo la pandemia, di una seconda sala, Sala San Martino. Quando avevamo solo la gestione di una sala si faceva un po’ fatica, ogni settimana, a proporre retrospettiva e rassegne. Da quando abbiamo invece questo secondo spazio non solo siamo in grado di fare una rassegna dedicata al cinema del passato a parte, ma anche, se un film è andato particolarmente bene, e spesso succede, di riproporlo magari la settimana successiva nella sala originale. 

Quindi è qualcosa che può, e deve, cambiare anche in corso d’opera?

La programmazione viene costruita anche in funzione della risposta del pubblico. Ogni tanto capita di beccare quel film che nemmeno ti aspettavi potesse andare così bene, pensavi che avrebbe fatto solo tre giorni in sala, e invece rimane per un mese. E’ diventato difficile che ci sia una settimana in cui non programmiamo un film restaurato e non contemporaneo. 

E sono cambiati anche i gusti e i linguaggi. Un tempo era molto difficile portare in sala un documentario, ad esempio. Oggi invece non fa differenza per una struttura come la nostra. C’è buon cinema e cattivo cinema, non c’è il cinema del reale e la finzione, o comunque vengono trattati parimenti. Alcuni dei più grandi successi passati all’Arsenale negli ultimi anni sono stati proprio documentari, alcuni hanno vinto anche degli Oscar. Abbiamo scelto titoli che raccontano il mondo che stiamo vivendo, ad esempio documentari sul conflitto Israelo-Palestinese, oppure ancora documentari sulla scienza grazie ai quali è stato possibile fare dei percorsi anche con le scuole.

>

L’importante è cercare di fare una buona proposta sui titoli e andare al di là di quelle che sono le etichette di genere e i linguaggi. 

Quanto è trasversale il cinema? E in che modo i progetti dell’Arsenale si intersecano con le altre arti? Penso ad esempio a un Festival come quello di Giorni di Tuono, che si è svolto nella seconda settimana di giugno e di cui siete collaboratori. 

Si dice che la settima arte sia quella più completa, perché è quella che raccoglie tutte le altre. Ed effettivamente è così. E’ chiaro che l’arte ti permette di poter parlare a tutte le generazioni, noi affrontiamo matinée con bambini anche molto piccoli. E questa è forse la cosa più bella, più potente: capisci quanto l’immagine riesca a toccare corde diverse, a parlare linguaggi diversi, con livelli di complessità diversa. Ad esempio, un bambino di 7 anni può trovare un livello di interpretazione in una storia che i suoi genitori non colgono, e viceversa. E’ questa la grande magia che da sempre permette al cinema di essere considerato l’arte più completa. 

Per quanto riguarda le collaborazioni sicuramente Giorni di Tuono è una delle iniziative a cui teniamo particolarmente, perché il suo protagonista è un artista che non c’è più da cinque anni, ma che all’Arsenale era di casa. Andrea (Tuono Pettinato) era anche laureato in cinema, al DAMS di Bologna. Era la sua grande passione. 

Un rapporto profondo, quindi.

L’Arsenale per lui è stato, e lo diceva proprio, la sua seconda casa. C’era in tutti i momenti, soprattutto in quelli di difficoltà, perché attraverso la sua ironia e la sua arte, nonché la sua disponibilità umana, perché era una persona eccezionale, a prescindere dal suo essere un maestro di fumetto, è sempre stato in prima linea per il cinema. Purtroppo a volte succede che una persona debba sparire dal mondo prima di essere riconosciuta per il suo valore, ma ha lasciato una bellissima eredità che si è tradotta nella Fondazione Tuono Pettinato. Come Arsenale ospitiamo tantissime iniziative sul fumetto, che è un altro dei linguaggi che riesce, come il cinema, ad essere trasversale e completo. Penso ad esempio alla rassegna Fumetti e Popcorn, che portiamo avanti da tanti anni e che sancisce proprio il rapporto tra queste due arti, anche questa dedicata alla memoria di Andrea. 

Il fumetto e il cinema sono due arti che riescono ad andare al di là delle generazioni, e permettono di uscire da una lettura o da una visione arricchiti, a volte magari anche arrabbiati, ma in ogni caso qualcosa lasciano, che sia in positivo o in negativo. Tutto quello che facciamo come Arsenale a nome di Andrea è per portare avanti il suo nome. Che era quello innanzitutto di un amico dell’Arsenale, di un figlio di questa sala, e lo facciamo proprio perché siamo convinti che in suo nome si possano formare future generazioni di grandi cinefili, di grandi amanti dell’arte e della cultura. Cerchiamo di disseminare bellezza, in suo nome. 

Una domanda, invece, più personale: qual è stato il film che ti ha cambiato la vita? 

Penso che il film che mi ha cambiato la vita sia Il Padrino, di Francis Ford Coppola, che vidi da adolescente. Ero con mio nonno, me lo ricordo ancora: quando lo vidi è stata la prima volta che ho provato una pulsione cinematografica diversa da prima. Ho avuto la netta sensazione che ciò che stavo guardando, in qualche modo, riuscisse a toccare delle corde che finora non erano state raggiunte. 

Quel linguaggio, per tante ragioni, mi ha scosso e mi ha fatto capire che di quella materia lì, del cinema, avrei voluto saperne di più. E’ stato questo che mi ha fatto scegliere di studiare cinema, la sua storia, e poi, appunto, di occuparmene. 

Non è forse così strano che poi, sempre Coppola, sia stato l’autore del film che posso dire essere il film della mia vita, ossia La Conversazione. Lo vidi qualche anno dopo, e mi ha cambiato il punto di vista su quest’arte. Quindi sì, possiamo dire che Coppola sia stato il galeotto. 

E invece, se il Cinema Arsenale fosse un film, che film sarebbe? 

Direi Johnny Guitar di Nicholas Rey. E’ stato il primo film che è stato proiettato nella storia dell’Arsenale, il 20 gennaio del 1982, alla sua apertura. Truffaut definiva questo film un sogno ad occhi aperti, e il cinema che cos’è se non un sogno ad occhi aperti? 

Noi con l’Arsenale cerchiamo di portare avanti proprio questa visione del cinema, cioè di un luogo sacro, se si vuole, ma allo stesso tempo popolare, aperto, dove poter, attraverso le storie del cinema, vivere questi sogni. 

Un’ultima domanda filosofica: che cos’è il cinema?

Quante ore abbiamo? A parte scherzi, c’è una metafora che a mio parere rende perfettamente l’idea che ho di cinema. Il cinema funziona grazie a una sala buia. Se chiudo gli occhi e immagino una sala buia, però, immagino qualcosa che, spesso e volentieri, è spaventoso. Il buio dovrebbe spaventarti. E invece con il cinema diventa il posto più sicuro in cui tu possa chiuderti, e solo dal buio può partire quello spiraglio di luce, che fa funzionare la proiezione.

Personalmente ci sono stati momenti in cui il cinema è stato talmente catartico da essere in grado di farmi superare dei momenti brutti della mia vita. E’ in grado di farti ridere e commuoverti con amici al tuo fianco, ma anche con sconosciuti. La visione da soli è un’esperienza ancora più unica. Se ci pensi bene, ti chiudi in un ambiente in cui non conosci nessuno, sei al buio, può succederti di tutto. E invece ti succede la cosa più bella: di fronte ai tuoi occhi parte una storia. Ti cali nei panni del personaggio che hai davanti, che possibilmente è la cosa più distante da te che possa esistere. E ne esci arricchito. 

E queste sono emozioni che solo il cinema riesce a dare, sono difficili da raccontare fino in fondo. Ma io penso che chiunque abbia varcato la soglia di un cinema ti potrà dire che si porta dietro quel buio: un buio bello, però.

ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP DI TOSCANALIBRI

Per continuare a rimanere aggiornato sui principali avvenimenti, presentazioni, anteprime librarie iscriviti al nostro canale e invita anche i tuoi amici a farlo!