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Tariffe ridotte per i residenti: non è lo sconto ad attirare il pubblico

Roberto Guiggiani: Pochi giorni fa sono tornato al Santa Maria della Scala per vedere una mostra e sono entrato con il biglietto gratuito che ormai da tanti anni il Comune di Siena prevede per i residenti. So che a te la cosa del biglietto gratuito o con costo ridotto i per residenti non entusiasma.

Gianluca De Felice: No, in linea di massima non mi entusiasma. Poi, naturalmente bisogna vedere caso per caso, ma siccome penso che il museo sia una collezione di opere che rappresentano il territorio, o comunque sono legate alla storia di quel territorio, proprio i residenti dovrebbero essere i primi a difenderlo, con un piccolo contributo economico che è quello del costo di un biglietto. Sono invece favorevole a prevedere ingressi gratuiti ai residenti per aperture particolari, visite guidate, giornate speciali, che possono essere momenti di approfondimento e anche di riappropriazione di quel patrimonio culturale. Il biglietto gratuito ai residenti lo vedo più come uno slogan politico-amministrativo che come una reale risposta a un’esigenza dei cittadini.

RG: Come ho detto anche nel nostro libro, io sono contrario alle aperture gratuite perché – e sono d’accordo con te – il biglietto è un contributo che si dà alla conservazione delle opere. A Siena c’è questa possibilità di entrare gratuitamente e io ne approfitto con moderazione, spesso quando ho amici che vengono a trovarmi, perché li posso accompagnare al museo, e loro pagano i biglietti, ed io no. Vedo però che la decisione di far entrare gratuitamente i residenti, sta diventando uno strumento per provare a ridurre questa ondata di ostilità contro i turisti.  La si butta sul piano dei soldi: è vero che questi turisti danno fastidio, ma almeno con i loro soldi io residente pago meno la tassa sui rifiuti, o il permesso Ztl o l’ingresso al museo. Vedremo se avrà successo. Io invece sono favorevole, questo sì, ad un biglietto annuale per i residenti. Pago una cifra e posso andare a vedere poi quel museo tutte le volte che voglio.

GDF: Sono considerazioni valide. Io non vedo differenze tra il residente e il visitatore. Cioè, il museo deve avere la capacità di inserirsi nel tessuto cittadino di vita quotidiana, come per esempio un cinema. E come pago il biglietto per il cinema, così pago il biglietto per il museo. Tu mi potrai dire che il cinema cambia film, e quindi la sala è la stessa, ma il contenuto cambia. Ed è vero, ma probabilmente noi dobbiamo anche spiegare che spendere 3, 4, 5, 6 euro, o anche 10 euro – quindi cifre molto contenute – per fare una passeggiata dentro un museo, vuol dire passare un pomeriggio divertente e piacevole. È chiaro, lo diventa, se il museo è attrattivo, se ha anche un bar, un ristorante, un momento di pausa, ha dei prodotti multimediali da vedere, può avere delle audioguide divertenti con cui ascoltare e sentire certe spiegazioni in un modo originale. È evidente che il museo ha bisogno di un processo di cambiamento. Ti racconto una sperimentazione che stiamo facendo questi giorni: abbiamo inserito un pianoforte dentro il ballatoio del Museo delle Sinopie a disposizione dei visitatori. Ognuno può sedersi e suonare il pianoforte per dieci minuti. Io stesso ho visto un ragazzino che suonava con i turisti che nell’altro ballatoio lo ascoltavano divertiti. Bisogna provare a creare nuovi stimoli, sempre nel rispetto del processo di conservazione e di valorizzazione del museo. Noi il pianoforte l’abbiamo messo perché abbiamo una tradizione musicale importante, però è un’idea come ce ne possono essere tante altre. E queste dinamiche possono essere interessanti sia per il turista che per il residente.

RG: Comunque, deve essere chiaro che non può essere soltanto lo sconto o la gratuità, il motivo per cui io poi sono davvero motivato ad andare a visitare quel museo, quel monumento, quell’istituzione culturale. Bisogna creare dei momenti di invito interessante, sotto forma appunto di visite guidate dedicate magari a un artista, a una singola opera, incontri con studiosi o protagonisti del mondo culturale o anche di altri mondi, perché no, affinché ci sia questo tipo di visite. Ho visto che alcune settimane fa avevi commentato anche un mio post riguardante quello che hanno fatto in Giappone, cioè questa cosa di aumentare le tariffe per i turisti e di lasciare ferme quelle per i residenti, come anche lì un tentativo di andare a ridurre un po’ il numero delle presenze ed il rischio di sovraffollamento. Però mi sembrava che gli importi dei biglietti, che alla fine erano comunque di pochi euro, non fossero un motivo fondamentale per togliere la voglia ad un turista, che magari va in Giappone una volta nella vita, di andare a vedere quel museo o quel parco.

GDF: Esattamente. La questione della tariffa è un discorso molto complesso. Mettiamola così: posso anche essere favorevole al fatto che un turista possa pagare di più, ma mi si deve spiegare perché. Ci vuole un motivo vero: un progetto di sviluppo museale, nuovi servizi turistici, cose di questo tipo che devono essere spiegate al turista perché paga qualche euro di più. Suggerisco però di fare attenzione: se il turista in albergo si trova la tassa di soggiorno (una cosa – per inciso – che mi fa venire il mal di pancia, perché non capisco mai dove vanno a finire i soldi delle tasse di soggiorno); se al museo si trova la tassa di soggiorno; se al ristorante si trova la tassa di soggiorno… e non riesce neanche a capire perché paga sempre di più, probabilmente si esagera ed in quella città non ci tornerà più. Quando si mettono le mani in tasca a chiunque bisogna spiegare perché.

RG: Sì, ci deve essere un motivo, un progetto. Altrimenti, come spesso avviene, è soltanto un modo per fare soldi facilmente, prendendolo dalle tasche di coloro che tanto non votano e dunque non possono neanche giudicare gli amministratori per le loro scelte.

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