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Quanto abbiamo vissuto, racconti di vita e Alzheimer. Pubblicato il nuovo libro di Giorgio Mati

Firenze

16/10/2026

Che cosa resta di una storia d'amore quando uno dei due non riesce più a ricordarla? È la domanda, romantica e dolorosa, che attraversa "Quanto abbiamo vissuto. Racconti di vita e Alzheimer" (Mauro Pagliai Editore) di Giorgio Mati: un racconto autobiografico nel quale la vicenda di una coppia diventa anche testimonianza dell'impatto che una malattia neurodegenerativa può avere sull'intera famiglia.

Al centro del libro ci sono Giorgio e Rita e i loro quarantasette anni vissuti insieme: l'incontro, la passione, il matrimonio, i figli, i viaggi, le difficoltà che tutte le coppie normalmente attraversano e quella quotidianità costruita nel corso di una vita... fino alla comparsa dell'Alzheimer, che progressivamente, inesorabilmente, comincia a disgregare tutto. Rita muore nel dicembre 2024, dopo oltre quindici anni di malattia. Ma "Quanto abbiamo vissuto" non racconta soltanto ciò che accade a chi si ammala, piuttosto ciò che succede tutto intorno: a un marito che vede la persona amata allontanarsi pur continuando ad averla accanto, ai figli chiamati a diventare parte fondamentale della cura, a una famiglia costretta a riorganizzare responsabilità e quotidianità, pur di garantire a Rita tutta la presenza affettiva che le è necessaria.

IL LIBRO

Il libro presenta al lettore anche un profondo risvolto sociale, perché l'Alzheimer non riguarda mai una persona soltanto. Irrompe nelle case come l'ospite più indesiderato, modifica ruoli e relazioni, impone alla famiglia un lungo lavoro di assistenza e mette alla prova persino ciò che sembrava più solido. Però Mati sceglie di non lasciare che gli ultimi anni cancellino quelli precedenti. Ricostruisce il "prima" e il "dopo" seguendo il filo delle emozioni, nel tentativo di custodire anche per Rita ciò che la sua memoria non poteva più trattenere.

Il risultato è una narrazione coinvolgente, che alterna ricordi e riflessioni a composizioni poetiche dell'autore stesso, strategicamente posizionate nei luoghi più intimi del racconto. Qui la poesia è intesa come un altro modo per continuare a parlare alla donna amata, quando il dialogo reale non è più possibile. "Forse, l'unico modo di alleviare il dolore che scava dentro è raccontarlo – scrive l'autore –. La genesi di questo mio lavoro è particolare, perché nasce da una raccolta di poesie, cui i capitoli dedicati alla malattia avrebbero dovuto fare soltanto da corollario. Invece, man mano che scrivevo, il racconto in prosa ha preso il sopravvento e le poesie, presentate in forma completa o accennata, sono rimaste a margine di tutto il resto".

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