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San Francesco e la città del Palio. A 800 anni dalla morte, il libro di Patrizia Turrini sul legame secolare tra il Santo e il territorio senese

Adele Betti

Siena

22/07/2026

Ph. Toscanalibri

1226-2026. 800 anni fa, nella piccola chiesetta della Porziuncola, ad Assisi, moriva uno dei santi, se non il santo, che più ha cambiato la storia della chiesa cattolica. San Francesco, nato Giovanni di Pietro di Bernardone, scrisse proprio alla vigilia della sua morte, avvenuta tra il 3 e il 4 ottobre, il suo testamento.

Non tutti sanno però che quello di Cortona (o Assisi) non era il primo testamento dettato dal Santo. Nello stesso anno della sua morte, in primavera, il Santo umbro infatti si trovava a Siena, dove, all’eremo di Ravacciano (oggi San Francesco all’Alberino), era andato a farsi curare la vista, sotto consiglio di un suo compagno, frate Elia. E fu proprio a Siena che Francesco scrisse il suo primo testamento.

A distanza di 800 anni dalla sua morte, Patrizia Turrini, già archivista presso l’Archivio di Stato di Siena, ha voluto raccogliere gli scritti che riguardavano l’ultima importante venuta del Santo nella città di Siena, ricostruendo non solo i suoi rapporti con la città, ma anche la storia del francescanesimo in terra senese.

Abbiamo intervistato l’autrice per approfondire questo legame, e come il messaggio di San Francesco, a distanza di 800 anni, possa essere ancora così contemporaneo e immortale.

Comunemente non è immediato associare la figura di San Francesco alla città di Siena. E forse non tutti sanno che il Santo ha scritto, proprio a Siena, il suo testamento. Qual è stato, in breve, il rapporto di Francesco con la città?

Quest’anno è stato dedicato ancora una volta un Palio a San Francesco. Il primo fu nel 2012, per gli 800 anni dalla sua prima venuta a Siena documentata; io sospetto che ce ne siano state altre, perché lo troviamo già nel 1211 nella Val d'Elsa, quindi probabilmente era passato, nell’occasione, anche da Siena. Magari non era ancora in odore di santità, era uno dei tanti predicatori che giravano sulla Francigena, e quindi non fu riportato nei documenti.

La ricorrenza di quest’anno è stata forse quella che mi ha più colpito, e di conseguenza ha “acceso la lampadina”: nel 2026 infatti non sono solamente gli 800 anni dalla morte di San Francesco, avvenuta tra il 3 e il 4 ottobre del 1226, ma sono anche gli 800 anni dalla stesura del “testamento di Siena”. Questo ci fa capire quanto forte fosse il legame del Santo con la città: lui a Siena ha dettato il suo primo testamento (ce n’è un secondo che risale proprio alla vigilia della sua morte). Questo primo testamento è stato dettato mentre San Francesco si trovava all’eremo di Ravacciano per curarsi gli occhi, da tempo malati. 

Da questo spunto ho iniziato la mia ricerca, nelle fonti francescane e nelle fonti senesi, per indagare non solo il rapporto di San Francesco con Siena, ma anche quello di Siena con San Francesco e le figure dei francescani nel territorio senese.

Da questa ricerca è nato questo libriccino, dove c’è “molto lavoro degli altri”, ossia fonti che ho ritrovato in altre pubblicazioni, ma qui tutte riunite e non più disperse. Penso che possa essere uno scritto importante, sia per la storia di Siena che per il francescanesimo.

Come si è avvicinata, da archivista, allo studio di questa figura? Quali sono state le fasi del processo di ricerca?

Normalmente si parte da quelli più bravi di noi, quindi io sono partita da quello che Roberto Rusconi, uno storico della Chiesa, aveva scritto su Francesco D'Assisi. Che poi non si chiamava Francesco D'Assisi, ma Giovanni di Pietro di Bernardone, ed era nato ad Assisi il 24 giugno 1182.

Fu chiamato Francesco perché il padre, mercante, lavorava molto con la Francia ed è quasi sicuro che la madre fosse francese. Francesco fu “santo subito”: un anno e mezzo dopo la sua morte fu canonizzato, ed ebbe da subito biografie ufficiali, come quella di Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio. Furono quindi biografie scritte conoscendo i compagni di San Francesco e tutti quelli che lo avevano conosciuto. Poi sulle biografie è stata costruita l’agiografia, la leggenda dei santi, quindi poi è diventato difficile distinguere cosa sia veramente accaduto dai falsi rivisitati.

Rusconi partiva, nella sua analisi, proprio dai due testamenti. Questo perché affermava che “non c’è nulla di più vero in un uomo di quello che lascia scritto in articulo mortis. Si tratta di due testamenti spirituali: Francesco viveva nella povertà, e così voleva la sua regola. Lascia quindi il suo messaggio, e lo lascia prima nel testamento di Siena, dettato nella primavera del 1226, e poi, tornato in Umbria, detta quello di Cortona (o Assisi, dalle fonti non è certo il luogo di stesura). Questi testamenti sono un riepilogo della sua vita: l’incontro col Papa, la Proto-regola, poi la Regola, il rapporto col cardinale Ugolino, protettore dei francescani. Racconta poi la nascita del secondo ordine, e poi del terzo ordine: i punti fondamentali della sua vita.

Come ha declinato, invece, il suo lavoro? 

Personalmente ho voluto poi trovare di più sul rapporto con Siena, e chi aveva seguito San Francesco non solo a Siena, ma in tutto il suo territorio: la Val d’Elsa, Poggibonsi, San Gimignano. Ci sono anche degli incontri famosi: quelli con il beato San Lucchese (chiamato “San” anche se solo beato), con la beata Buonadonna di Poggibonsi. Personaggi che hanno quindi una biografia e un’agiografia ufficiale. Ho voluto raccontare la storia dei primi francescani della terra senese o comunque di influsso senese (Poggibonsi al tempo era ancora libero comune, ad esempio), oppure ancora la Val d’Orcia, il convento a Cetona, Piancastagnaio, Montalcino (aveva fatto molti proseliti a Montalcino, in particolare).

Mi sembrava importante sottolineare che, addirittura prima della morte del santo, c’erano state queste fondazioni di stampo francescano, prima tra tutte l’eremo di Ravacciano, oggi San Francesco all’Alberino, dove andò a farsi curare e dettò il suo testamento, eremo che era in costruzione già negli anni venti del Duecento.

Può parlarci un po' più nel dettaglio delle fonti che ha usato per la sua ricerca?

Una delle importanti fonti di questo libro è sicuramente Dante Alighieri. Dante naturalmente è nato 40 anni dopo che Francesco è morto, però aveva frequentato il convento francescano a Firenze, dove aveva avuto maestri che a loro volta avevano conosciuto, se non proprio il Santo, i suoi primi discepoli. Non è quindi una fonte primaria, ma sicuramente secondaria. Dante dedica molto spazio a San Francesco e ai beati francescani nel Paradiso.

In poche parole ho voluto riunire la maggior parte delle fonti legate al Santo, sia primarie che secondarie, tutte con la loro importanza nella ricostruzione storica. Di conseguenza ho potuto raccogliere molta storia senese. E la figura di San Francesco fa risaltare anche la storia cittadina, riscoprendo dettagli magari poco noti. Basti pensare alla storia e all’eccellenza dell’oculistica senese, ad esempio, che questa storia ci permette di documentare. Fu infatti proprio Frate Elia, uno dei primi seguaci di San Francesco, a suggerire al Santo di andare a Siena per farsi curare gli occhi, giudicandolo un posto di eccellenza. Una tradizione di cui si dovrebbe essere ben fieri! Tra l’altro questo frate Elia è una figura grigia: pochi anni dopo la morte di San Francesco fu scomunicato dal Papa, ed è stato un personaggio fortemente criticato nella storia. Ho trovato necessario, pur con accenni, delineare una storia nelle sue luci e nelle sue ombre, anche parlando di personaggi come frate Elia. E’ così che dovrebbe essere quando si fa storia.

Un santo inaspettatamente legato a Siena, quindi. Qual è stato il motivo della sua prima visita, che prima accennava?

Come accennavo prima, la prima visita del Santo a Siena risalga appunto al 1212 (alcune fonti parlano del 1211 e altre del 1213, ma l’arco temporale è piuttosto certo). Le cronache senesi che parlano di questa visita raccontano anche di tumulti, addirittura di omicidi che erano intercorsi tra le varie fazioni senesi. Erano anni di guerra tra Guelfi e Ghibellini, tra popolani e aristocratici. Le cronache parlano di un Santo che riuscì a pacificare la città. I Fioretti ci danno un’immagine molto bella della vicenda: i senesi portarono lui e il suo compagno, frate Masseo, in braccio fino al Vescovado. Può essere che tutto fosse un po’ ingrandito, artefatto dal racconto, ma rimane la bella immagine, quantomeno simbolica, e la certezza storica che, effettivamente, in quegli anni Siena è stata scossa da tumulti politici.

E’ partita dall’idea di scrivere un libro o piuttosto da una ricerca che solo successivamente ha trovato spazio nella pubblicazione?

Le rispondo onestamente: sono una che fa ricerca, mi piace più fare ricerca che scrivere libri, ho una mentalità da archivista a tutti gli effetti. Ho sempre fatto io le ricerche, anche per aiutare gli studiosi, che fossero in presenza o per corrispondenza.

E invece in questo caso c’è stata proprio l’idea di scrivere un libro. A quel punto poi ho cercato tanta bibliografia, che magari nel tempo mi era capitata tra le mani e che ora ho ritrovato.

Volevo scrivere un libro perché trovavo mancasse: il primo, e unico, studio su Siena e San Francesco è di Piero Misciattelli esattamente 100 anni fa, nel 1926. Ed erano 100 anni che questa ricerca non veniva rielaborata né riguardata. Ecco, è stato questo che ha mosso l’idea di fare questo piccolo libro.

E poi, come tutti quelli che hanno lavorato in Archivio sanno, si fa ricerca anche perché altri facciano ricerca. Non sono gelosa se gli altri migliorano o perfezionano le ricerche: si fa ricerca anche perché gli altri la continuino. Questo l'ha detto bene anche Duccio Benocci, che mi ha gentilmente dedicato un articolo nel Corriere di Siena che, guarda caso, è uscito proprio il 3 luglio, il giorno del Palio dedicato a San Francesco.

Un’ultima domanda: in cosa il messaggio di San Francesco è ancora estremamente attuale e contemporaneo?

Partendo col precisare che io sono una ricercatrice, rimango tra le cose antiche, non sono una storica della Chiesa Contemporanea, ma penso proprio che sia qua che il messaggio di San Francesco riesce a farsi forte.

E proprio per questo ho avuto la fortuna che il professor Massimo Bianchi, docente di storia contemporanea all’Università di Siena (nonché priore della mia contrada e amico), accettasse di farmi un’introduzione al libro, che poi è, a sua volta, un vero e proprio saggio, che si estende su varie pagine, trattando proprio l’attualità del pensiero francescano. Il titolo della prefazione è proprio “Considerazioni sull’attualità del messaggio di San Francesco d’Assisi”.

Per capire quanto sia attuale il suo messaggio per la Chiesa di oggi basterebbe pensare che San Francesco è stato protagonista, negli ultimi anni, di ben tre encicliche papali. Sia Papa Francesco che poi Papa Leone sono partiti dal messaggio francescano per dire qualcosa agli uomini e alle donne di oggi. Il Laudato Sii tratta del grande tema ecologico, della difesa e del rispetto della natura. Per non parlare poi del messaggio della pace. Ecco sono proprio questi i due filoni che risultano ancora attualissimi e puntuali per i nostri tempi. Sono infatti i temi delle tre encicliche papali (Laudato sii, Fratelli tutti e Magnifica Humanitas). Il discorso sulla pace e sull’ecologia dovrebbe parlare a tutti, uomini e donne di oggi. Un messaggio necessario, così com’è altrettanto necessario citare quel tentativo, da parte di Francesco, di dialogare con il sultano e con la religione musulmana. Un tentativo fallito, ma che forse ha lasciato un seme, se ci si pensa, nella Chiesa che ora è baluardo di pace in Terra Santa. Penso a figure come il cardinale Pizzaballa, forse uno dei pochi o l’unico baluardo che è rimasto nell’orrore che sta avvenendo a Gaza.

Un uomo di Chiesa "avanti" per il suo tempo, il cui pensiero è rimasto immortale.

Esattamente. Un’altra cosa che terrei a sottolineare è che, a differenza degli uomini del suo tempo, San Francesco aveva un rispetto molto profondo per le donne. Non dico che fosse un femminista, sarebbe anacronistico, ma aveva per loro una considerazione che era estremamente rara per l’epoca. Basti pensare a frate Jacopa, una sua seguace romana, che appunto Francesco appellava così. Basti poi pensare anche al rapporto con Chiara e le sue consorelle. Un messaggio forte che lo differenziava dai padri fondatori della Chiesa suoi contemporanei, ma anche di quelli a lui successivi. Un aneddoto che si può raccontare legato a frate Jacopa riguarda dei biscotti. Si dice che San Francesco aspettasse questi "mostaccioli" di Jacopa come una delle ultime cose prima di morire. 

Nel mio libro non ho approfondito questi argomenti: come dicevo ho parlato di storia, e mi sono limitata a scegliere con cura le fonti che parlavano di San Francesco. Si tratta però di una conclusione che, a fronte dell’introduzione del professor Bianchi al mio lavoro, si può trarre e che rende importante e attuale questa ricerca.

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