Nella ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco avvenuta ad Assisi nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226, abbiamo voluto ricordare con questa pubblicazione sia l’attualità del messaggio del Santo (nella prefazione di Massimo Bianchi), sia i suoi speciali rapporti con la città di Siena, dove nella primavera del 1226 dettò il suo testamento a frate Benedetto da Prato, mentre giaceva gravemente malato nell’eremo di Ravacciano (oggi San Francesco all’Alberino). A Siena il Poverello d’Assisi era stato mandato per curarsi gli occhi da frate Elia che allora guidava l’Ordine. Le Fonti Francescane raccontano anche che nel 1212 Francesco aveva pacificato con la sua predicazione le fazioni senesi in aspra lotta fra di loro e che nel 1216, giungendo a Siena attraverso la Francigena, aveva visitato nell’eremo la prima comunità dei suoi frati.
I documenti dell’Archivio di Stato di Siena ci parlano di un gruppo di frati attivi in città, destinatari già prima della morte del fondatore di lasciti da parte di benefattori locali, ci parlano di Bonaventura di Azzo fabbro e di quel gruppo di senesi “mantellati” del Terz’Ordine che operarono per la costruzione e amministrazione della chiesa ed eremo dell’Alberino e poi per l’edificazione del convento e chiesa di San Francesco, si occuparono dei primi monasteri femminili del Secondo Ordine, furono inoltre attivi per conto del Comune in più incarichi, anche
come ambasciatori e pacificatori, chiamati per la loro specchiata onestà.
Fra tutti, il Beato Pier Pettinaio, citato anche da Dante Alighieri. Nel libro si ripercorre anche il commino di Francesco d’Assisi in più luoghi, oggi della provincia di Siena, visitati nei suoi giri di predicazione e nei quali furono fondate precocemente le prime comunità dei Minori: un vero e proprio itinerario anche spirituale nella Valdelsa (San Gimignano, Colle, Poggibonsi), sull’Amiata (Piancastagnaio), nella Valdichiana (Sarteano, Cetona, Montepulciano e anche nell’aretina Cortona), nella Valdorcia (Montalcino). Si ricordano anche più figure di terziari, come i coniugi Lucchese e Buonadonna da Poggibonsi, e di frati presenti nella prima comunità francescana di Siena, come Pacifico, Illuminato, Bernardo da Quintavalle, Ugo di Digne, Enrico da Pisa, Rinaldo d’Arezzo e il cronista Salimbene de Adam; infine si ripercorrono le vicende storiche di due successive fondazioni francescane a Siena (l’Osservanza e i Cappuccini).
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Nella ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco avvenuta ad Assisi nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226, abbiamo voluto ricordare con questa pubblicazione sia l’attualità del messaggio del Santo (nella prefazione di Massimo Bianchi), sia i suoi speciali rapporti con la città di Siena, dove nella primavera del 1226 dettò il suo testamento a frate Benedetto da Prato, mentre giaceva gravemente malato nell’eremo di Ravacciano (oggi San Francesco all’Alberino). A Siena il Poverello d’Assisi era stato mandato per curarsi gli occhi da frate Elia che allora guidava l’Ordine. Le Fonti Francescane raccontano anche che nel 1212 Francesco aveva pacificato con la sua predicazione le fazioni senesi in aspra lotta fra di loro e che nel 1216, giungendo a Siena attraverso la Francigena, aveva visitato nell’eremo la prima comunità dei suoi frati.
I documenti dell’Archivio di Stato di Siena ci parlano di un gruppo di frati attivi in città, destinatari già prima della morte del fondatore di lasciti da parte di benefattori locali, ci parlano di Bonaventura di Azzo fabbro e di quel gruppo di senesi “mantellati” del Terz’Ordine che operarono per la costruzione e amministrazione della chiesa ed eremo dell’Alberino e poi per l’edificazione del convento e chiesa di San Francesco, si occuparono dei primi monasteri femminili del Secondo Ordine, furono inoltre attivi per conto del Comune in più incarichi, anche
come ambasciatori e pacificatori, chiamati per la loro specchiata onestà.
Fra tutti, il Beato Pier Pettinaio, citato anche da Dante Alighieri. Nel libro si ripercorre anche il commino di Francesco d’Assisi in più luoghi, oggi della provincia di Siena, visitati nei suoi giri di predicazione e nei quali furono fondate precocemente le prime comunità dei Minori: un vero e proprio itinerario anche spirituale nella Valdelsa (San Gimignano, Colle, Poggibonsi), sull’Amiata (Piancastagnaio), nella Valdichiana (Sarteano, Cetona, Montepulciano e anche nell’aretina Cortona), nella Valdorcia (Montalcino). Si ricordano anche più figure di terziari, come i coniugi Lucchese e Buonadonna da Poggibonsi, e di frati presenti nella prima comunità francescana di Siena, come Pacifico, Illuminato, Bernardo da Quintavalle, Ugo di Digne, Enrico da Pisa, Rinaldo d’Arezzo e il cronista Salimbene de Adam; infine si ripercorrono le vicende storiche di due successive fondazioni francescane a Siena (l’Osservanza e i Cappuccini).
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