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Elba, le 100 meraviglie (+1)

Il volume “Elba, le 100 meraviglie (+1)” offre la possibilità straordinaria di ammirare la sconfinata bellezza dell’isola regina dell’Arcipelago Toscano: un piccolo angolo di paradiso dal fascino conosciuto, che riserva però le sue meraviglie più preziose solo a chi è disposto a guardarle con occhi diversi. 100 +1 fotografie d’autore mostrano le sfumature del suo mare cristallino, i colori cangianti del suo cielo, il
volto selvaggio della sua natura, l’antichità rispettabile ed evocativa della sua storia. Un libro fotografico che è, in realtà, anche uno straordinario racconto per immagini di storie fatte di terra, di mare e di sale, che sanno di antico e di moderno, sospese tra realtà e leggenda. Sfogliando le pagine, ci ritroviamo nella Darsena Medicea di Portoferraio o a prendere il sole sulla spiaggia delle Ghiaie, sopra i sassi bianchi sporcati dalle gocce di sudore degli Argonauti, mentre osserviamo le onde infrangersi sullo Scoglietto. Sarà come passeggiare tra i vicoli pittoreschi del Cotone, a Marciana Marina, fare un tuffo nelle acque limpide della spiaggia di Cavoli o dell’Innamorata, perdersi tra i cunicoli sotterranei delle miniere di Rio Marina, ammirare una vista straordinaria dal Castello del Volterraio o dal piccolo borgo di Poggio. 101 splendidi scatti che ci accompagnano, libro alla mano, in un itinerario della meraviglia fatto di scorci, vedute, suggestioni: particolari nascosti negli scenari quotidiani di cui spesso non ci accorgiamo.

19,90 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

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Curatore

N.pagine

228

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Elba, le 100 meraviglie (+1)

Il volume “Elba, le 100 meraviglie (+1)” offre la possibilità straordinaria di ammirare la sconfinata bellezza dell’isola regina dell’Arcipelago Toscano: un piccolo angolo di paradiso dal fascino conosciuto, che riserva però le sue meraviglie più preziose solo a chi è disposto a guardarle con occhi diversi. 100 +1 fotografie d’autore mostrano le sfumature del suo mare cristallino, i colori cangianti del suo cielo, il
volto selvaggio della sua natura, l’antichità rispettabile ed evocativa della sua storia. Un libro fotografico che è, in realtà, anche uno straordinario racconto per immagini di storie fatte di terra, di mare e di sale, che sanno di antico e di moderno, sospese tra realtà e leggenda. Sfogliando le pagine, ci ritroviamo nella Darsena Medicea di Portoferraio o a prendere il sole sulla spiaggia delle Ghiaie, sopra i sassi bianchi sporcati dalle gocce di sudore degli Argonauti, mentre osserviamo le onde infrangersi sullo Scoglietto. Sarà come passeggiare tra i vicoli pittoreschi del Cotone, a Marciana Marina, fare un tuffo nelle acque limpide della spiaggia di Cavoli o dell’Innamorata, perdersi tra i cunicoli sotterranei delle miniere di Rio Marina, ammirare una vista straordinaria dal Castello del Volterraio o dal piccolo borgo di Poggio. 101 splendidi scatti che ci accompagnano, libro alla mano, in un itinerario della meraviglia fatto di scorci, vedute, suggestioni: particolari nascosti negli scenari quotidiani di cui spesso non ci accorgiamo.

19,90 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

N.pagine

228

Formato

20×20

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.