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Gregorio Gremigna. Investigatore privato

Gregorio Gremigna, non è il solito investigatore privato duro e pronto alla scazzottata o a far parlare la sua "magnum". Porta il "Borsalino" alla maniera del famoso poliziotto Marlowe, nato dalla penna di Chandler Raymond, perché è innamorato di questo personaggio e vorrebbe assomigliare a Philips, avere le sue stesse avventure; purtroppo, mondo intorcinato (come spesso usa dire Greg) in una piccola cittadina rivierasca come Poggio al mare, la vita scorre abbastanza tranquilla e le investigazioni di Gregorio si limitano a piccole ricerche di tradimenti coniugali. I racconti delle sue indagini hanno tutti un leggero senso umoristico, un filo di ironia che porta al sorriso.

MI PRESENTO
Salve amici. Mi presento, io sono Gregorio Gremigna, per gli amici Greg, anche se spesso loro mi chiamano Marlowe, perché porto il "Borsalino" alla maniera degli attori che sullo schermo interpretano
il famoso poliziotto, nato dalla penna di Chandler Raymond. Sono un ex investigatore privato… No, no "Ex", sono un… Sì, è vero, mondo intorcinato!, Mi sono messo in pensione! Mi devo abituare… Ero un poliziotto privato con tanto di regolare patente che, purtroppo, ora ho attaccata, come si usa dire, al chiodo. Nato … Si beh! Umse… Se… Um… Antasei anni fa ad Arezzo. Mi sono arruolato giovanissimo nei carabinieri e quando ho lasciato l'Arma, ho impiantato nella cittadina di Poggio al mare, sulla riviera adriatica, un'Agenzia Investigativa: la Greg & Greg. Sulla porta del mio ufficio, vi è una grossa targa di plastica blu, con inciso, bello, grande, in oro, il mio nome con specificata la mia attività: "Investigatore privato"….

10,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

184

Anno

2018

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Gregorio Gremigna. Investigatore privato

Gregorio Gremigna, non è il solito investigatore privato duro e pronto alla scazzottata o a far parlare la sua "magnum". Porta il "Borsalino" alla maniera del famoso poliziotto Marlowe, nato dalla penna di Chandler Raymond, perché è innamorato di questo personaggio e vorrebbe assomigliare a Philips, avere le sue stesse avventure; purtroppo, mondo intorcinato (come spesso usa dire Greg) in una piccola cittadina rivierasca come Poggio al mare, la vita scorre abbastanza tranquilla e le investigazioni di Gregorio si limitano a piccole ricerche di tradimenti coniugali. I racconti delle sue indagini hanno tutti un leggero senso umoristico, un filo di ironia che porta al sorriso.

MI PRESENTO
Salve amici. Mi presento, io sono Gregorio Gremigna, per gli amici Greg, anche se spesso loro mi chiamano Marlowe, perché porto il "Borsalino" alla maniera degli attori che sullo schermo interpretano
il famoso poliziotto, nato dalla penna di Chandler Raymond. Sono un ex investigatore privato… No, no "Ex", sono un… Sì, è vero, mondo intorcinato!, Mi sono messo in pensione! Mi devo abituare… Ero un poliziotto privato con tanto di regolare patente che, purtroppo, ora ho attaccata, come si usa dire, al chiodo. Nato … Si beh! Umse… Se… Um… Antasei anni fa ad Arezzo. Mi sono arruolato giovanissimo nei carabinieri e quando ho lasciato l'Arma, ho impiantato nella cittadina di Poggio al mare, sulla riviera adriatica, un'Agenzia Investigativa: la Greg & Greg. Sulla porta del mio ufficio, vi è una grossa targa di plastica blu, con inciso, bello, grande, in oro, il mio nome con specificata la mia attività: "Investigatore privato"….

10,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2018

N.pagine

184

Formato

15×21

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.