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Ho amato tutto

Poche ore prima di compiere cinquant’anni, Paolo Conticini, noto attore pisano del piccolo e del grande schermo, “ferma” un momento di felicità, provando il desiderio di ripercorrere la sua vita, quasi a volerne fare un bilancio, insieme all’urgenza del pensiero di non aver detto quanto avrebbe voluto alle persone che ama. Nasce così un dialogo intimo, intenso, a tratti commovente, spesso autoironico, con il nonno Alvaro che ci condurrà a ripercorrere insieme all’autore l’infanzia, le prime esperienze e delusioni amorose, i tanti lavori svolti fino all’approdo, quasi casuale, al mondo del cinema. Scopriremo che Paolo ha avuto una vita semplice ma intensa, caratterizzata in ogni sua esperienza dalla passione e dall’amore. È stato un bambino ricco di fantasia, ma anche pieno di dubbi e paure; un ragazzo sicuro della sua prestanza fisica ma, al tempo stesso, sensibile e fragile, e poi un uomo di grande successo che non ha mai dimenticato l’affetto della sua famiglia e il legame con la sua città di origine. Amato da colleghi, amici e dai tanti fan che ritrovano in lui la genuinità di un animo riservato e gentile, Paolo Conticini ha voluto con questo libro condividere la sua storia, anche attraverso un inserto a colori di foto inedite, e la sua visione della vita: un dono da scoprire ogni giorno, amando tutto quello che ci riserva.

18,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

224

Anno

2021

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Ho amato tutto

Poche ore prima di compiere cinquant’anni, Paolo Conticini, noto attore pisano del piccolo e del grande schermo, “ferma” un momento di felicità, provando il desiderio di ripercorrere la sua vita, quasi a volerne fare un bilancio, insieme all’urgenza del pensiero di non aver detto quanto avrebbe voluto alle persone che ama. Nasce così un dialogo intimo, intenso, a tratti commovente, spesso autoironico, con il nonno Alvaro che ci condurrà a ripercorrere insieme all’autore l’infanzia, le prime esperienze e delusioni amorose, i tanti lavori svolti fino all’approdo, quasi casuale, al mondo del cinema. Scopriremo che Paolo ha avuto una vita semplice ma intensa, caratterizzata in ogni sua esperienza dalla passione e dall’amore. È stato un bambino ricco di fantasia, ma anche pieno di dubbi e paure; un ragazzo sicuro della sua prestanza fisica ma, al tempo stesso, sensibile e fragile, e poi un uomo di grande successo che non ha mai dimenticato l’affetto della sua famiglia e il legame con la sua città di origine. Amato da colleghi, amici e dai tanti fan che ritrovano in lui la genuinità di un animo riservato e gentile, Paolo Conticini ha voluto con questo libro condividere la sua storia, anche attraverso un inserto a colori di foto inedite, e la sua visione della vita: un dono da scoprire ogni giorno, amando tutto quello che ci riserva.

18,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Anno

2021

N.pagine

224

Formato

68

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.