Qual è il rapporto tra paesaggio e letteratura, tra gli spazi vissuti dagli scrittori e quelli raccontati nei libri?
Riflettendo sulla definizione di ‘paesaggio’, sulle tecniche del microscopio e del grandangolo, sul rapporto tra tempo e spazio, tra realtà e memoria, tra finzione e verità, Anna Dolfi indaga le diverse modalità del vedere e la loro trasformazione, il passaggio dal concreto all’astratto, dalla fisica alla metafisica.
A emergere, tra le righe dei testi e di chi li analizza e commenta, sono le città della madre e una Parigi mediata dalla cultura nella poesia di Giorgio Caproni, la geometrica perfezione di Firenze e della Toscana nella lirica di Alfonso Gatto e di Mario Luzi, le città silenziose e notturne di Parronchi, la Sardegna ‘lunare’ di Dessí, la Ferrara di Bassani con il suo Giardino, le capitali interscambiabili nell’Europa di Tabucchi.
Tanti altri autori del primo, secondo, terzo Novecento – da Ungaretti e Montale a Zanzotto – appaiono nei capitoli e nei riferimenti trasversali. Insieme a questi, dominanti modalità del sentire che si rifanno necessariamente a Leopardi e a Baudelaire, all’infinito ‘finito’ e allo spleen che hanno condizionato, nel XX secolo, l’antropologia di uno sguardo rivolto al mondo e all’io con una sedimentata coscienza di perdita.
29,00 €
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Qual è il rapporto tra paesaggio e letteratura, tra gli spazi vissuti dagli scrittori e quelli raccontati nei libri?
Riflettendo sulla definizione di ‘paesaggio’, sulle tecniche del microscopio e del grandangolo, sul rapporto tra tempo e spazio, tra realtà e memoria, tra finzione e verità, Anna Dolfi indaga le diverse modalità del vedere e la loro trasformazione, il passaggio dal concreto all’astratto, dalla fisica alla metafisica.
A emergere, tra le righe dei testi e di chi li analizza e commenta, sono le città della madre e una Parigi mediata dalla cultura nella poesia di Giorgio Caproni, la geometrica perfezione di Firenze e della Toscana nella lirica di Alfonso Gatto e di Mario Luzi, le città silenziose e notturne di Parronchi, la Sardegna ‘lunare’ di Dessí, la Ferrara di Bassani con il suo Giardino, le capitali interscambiabili nell’Europa di Tabucchi.
Tanti altri autori del primo, secondo, terzo Novecento – da Ungaretti e Montale a Zanzotto – appaiono nei capitoli e nei riferimenti trasversali. Insieme a questi, dominanti modalità del sentire che si rifanno necessariamente a Leopardi e a Baudelaire, all’infinito ‘finito’ e allo spleen che hanno condizionato, nel XX secolo, l’antropologia di uno sguardo rivolto al mondo e all’io con una sedimentata coscienza di perdita.
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