Anche stavolta Maria Teresa Scibona, seppure in una dimensione molto diversa da quella che le è abituale, tiene fede al proprio impegno “creativo”, evocando, in questa disputa gioiosa, combattuta a suon di sapori e di aromi, l’idea (consolante) della bellezza e della piacevolezza dell’esistere.
Chi l’ha detto che il poeta deve essere sempre triste, serio, malinconico? Chi gli impedisce di vedere il meraviglioso della vita che, come insegna Aristotele nella sua Metafisica, è alle radici del pensiero umano? Giacché, appunto, “Gli uomini hanno cominciato a filosofare…a causa della meraviglia”, del Tauma, dello stupore che si prova – che le anime sensibili provano – di fronte allo spettacolo straordinario quotidianamente offerto dalla vita.
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Anche stavolta Maria Teresa Scibona, seppure in una dimensione molto diversa da quella che le è abituale, tiene fede al proprio impegno “creativo”, evocando, in questa disputa gioiosa, combattuta a suon di sapori e di aromi, l’idea (consolante) della bellezza e della piacevolezza dell’esistere.
Chi l’ha detto che il poeta deve essere sempre triste, serio, malinconico? Chi gli impedisce di vedere il meraviglioso della vita che, come insegna Aristotele nella sua Metafisica, è alle radici del pensiero umano? Giacché, appunto, “Gli uomini hanno cominciato a filosofare…a causa della meraviglia”, del Tauma, dello stupore che si prova – che le anime sensibili provano – di fronte allo spettacolo straordinario quotidianamente offerto dalla vita.
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