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Livorno, le 100 meraviglie (+1)

Affacciata sul Mar Tirreno, all’estremità meridionale della pianura costiera dell’Arno, Livorno è una città con una storia che profuma di salsedine.
Nata come villaggio di pescatori, fu l’intervento del Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, alla fine del Cinquecento a trasformare Livorno in un grande porto internazionale grazie anche alle Leggi Livornine che concedevano a tutti i mercanti stranieri che si trasferivano in città privilegi e immunità, incrementando i commerci e gli scambi. Livorno è sempre stata cosmopolita, caratteristica che si respira ancora oggi passeggiando in questa città multietnica e multiculturale, capace di meravigliare in mille modi. Il volume Livorno, le 100 meraviglie (+1), a cura di Giuseppe Mascambruno e Fabio Muzzi, è un racconto per immagini che accompagna il lettore in un luogo ricco di storia e di bellezze. Con i ponti, le chiese e gli antichi palazzi che si riflettono nelle tranquille acque dei canali navigabili del quartiere della Venezia Nuova, cuore della città, in cui sorge l’imponente complesso della Fortezza Vecchia; il Porto Mediceo che si insinua nel centro cittadino, dominato da torri e opere difensive. E poi l’eleganza della Terrazza Mascagni con il suo pavimento a scacchiera, il monumento ai Quattro Mori, e le cantine remiere, altro orgoglio tutto livornese. E due perle selvagge e incontaminate, le isole di Gorgona e Capraia, che osservano la città da lontano. Fucina di artisti – qui sono nati i pittori Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori, il musicista Pietro Mascagni e il regista Paolo Virzì – e di personalità eclettiche, come dimostrano i villini in stile liberty del quartiere Ardenza, Livorno è uno scrigno pronto a meravigliarvi.

19,90 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

228

Anno

2022

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Livorno, le 100 meraviglie (+1)

Affacciata sul Mar Tirreno, all’estremità meridionale della pianura costiera dell’Arno, Livorno è una città con una storia che profuma di salsedine.
Nata come villaggio di pescatori, fu l’intervento del Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, alla fine del Cinquecento a trasformare Livorno in un grande porto internazionale grazie anche alle Leggi Livornine che concedevano a tutti i mercanti stranieri che si trasferivano in città privilegi e immunità, incrementando i commerci e gli scambi. Livorno è sempre stata cosmopolita, caratteristica che si respira ancora oggi passeggiando in questa città multietnica e multiculturale, capace di meravigliare in mille modi. Il volume Livorno, le 100 meraviglie (+1), a cura di Giuseppe Mascambruno e Fabio Muzzi, è un racconto per immagini che accompagna il lettore in un luogo ricco di storia e di bellezze. Con i ponti, le chiese e gli antichi palazzi che si riflettono nelle tranquille acque dei canali navigabili del quartiere della Venezia Nuova, cuore della città, in cui sorge l’imponente complesso della Fortezza Vecchia; il Porto Mediceo che si insinua nel centro cittadino, dominato da torri e opere difensive. E poi l’eleganza della Terrazza Mascagni con il suo pavimento a scacchiera, il monumento ai Quattro Mori, e le cantine remiere, altro orgoglio tutto livornese. E due perle selvagge e incontaminate, le isole di Gorgona e Capraia, che osservano la città da lontano. Fucina di artisti – qui sono nati i pittori Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori, il musicista Pietro Mascagni e il regista Paolo Virzì – e di personalità eclettiche, come dimostrano i villini in stile liberty del quartiere Ardenza, Livorno è uno scrigno pronto a meravigliarvi.

19,90 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2022

N.pagine

228

Formato

20×20

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.