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Oltre le mura di Firenze. Da contado a città metropolitana

Quinta edizione del progetto Cento Itinerari più Uno, il volume vuole ricordare ai ragazzi la necessità di un impegno sul piano di valori come il senso dell’identità e la consapevolezza delle proprie origini. Scrive nella presentazione Michele Gremigni: “Una migliore attenzione per la tradizione e la dimensione locale, in controtendenza rispetto ad un’ottica accentuatamente globalizzante, rappresenta l’obiettivo di fondo del progetto che dedichiamo ai ragazzi di età compresa tra i 6 e i 30 anni”. Cento Itinerari più Uno, dopo l’Empolese Valdelsa, il Chianti e Dintorni, il Valdarno, il Mugello e la Val di Sieve, si realizza nei Comuni delle colline e della piana, in quella che oggi viene chiamata ‘area metropolitana di Firenze’. Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa rappresentano il tessuto storico di cui si è alimentata la civiltà fiorentina, in una sorta di radicamento diffuso che spiega anche la specificità del paesaggio suburbano così come si è venuto formando nei secoli. Il rapporto tra l’incremento demografico e l’espansione delle periferie urbane, che dalla seconda metà dell’Ottocento non ha conosciuto soluzione di continuità, è il segno distintivo di un’area che detiene un patrimonio culturale di grande significato. Il volume, ricco di itinerari tematici, stradali e paesistico-ambientali, si avvale di testi come Sconfinando per orientarsi. Strumenti di lavoro fra storia e antropologia di Paolo De Simonis o I dintorni di Firenze e la letteratura di Iolanda Fonnesu, che trasformano uno strumento di ricerca e approfondimento in uno spunto di riflessione.

22,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

284

Anno

2010

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Oltre le mura di Firenze. Da contado a città metropolitana

Quinta edizione del progetto Cento Itinerari più Uno, il volume vuole ricordare ai ragazzi la necessità di un impegno sul piano di valori come il senso dell’identità e la consapevolezza delle proprie origini. Scrive nella presentazione Michele Gremigni: “Una migliore attenzione per la tradizione e la dimensione locale, in controtendenza rispetto ad un’ottica accentuatamente globalizzante, rappresenta l’obiettivo di fondo del progetto che dedichiamo ai ragazzi di età compresa tra i 6 e i 30 anni”. Cento Itinerari più Uno, dopo l’Empolese Valdelsa, il Chianti e Dintorni, il Valdarno, il Mugello e la Val di Sieve, si realizza nei Comuni delle colline e della piana, in quella che oggi viene chiamata ‘area metropolitana di Firenze’. Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa rappresentano il tessuto storico di cui si è alimentata la civiltà fiorentina, in una sorta di radicamento diffuso che spiega anche la specificità del paesaggio suburbano così come si è venuto formando nei secoli. Il rapporto tra l’incremento demografico e l’espansione delle periferie urbane, che dalla seconda metà dell’Ottocento non ha conosciuto soluzione di continuità, è il segno distintivo di un’area che detiene un patrimonio culturale di grande significato. Il volume, ricco di itinerari tematici, stradali e paesistico-ambientali, si avvale di testi come Sconfinando per orientarsi. Strumenti di lavoro fra storia e antropologia di Paolo De Simonis o I dintorni di Firenze e la letteratura di Iolanda Fonnesu, che trasformano uno strumento di ricerca e approfondimento in uno spunto di riflessione.

22,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2010

N.pagine

284

Formato

16.5×30

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.