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Ombre del Passato. Una storia di esclusioni

Il libro inizia con un viaggio in treno dove un incontro fortuito risveglia, come la «maddalenina di Proust», un lontano passato e riporta la narratrice alla profonda amicizia e affetto che la legava al protagonista di questa storia, un ragazzo, Gigi, morto da tempo con il quale passava l’estate sulle colline toscane. La storia di Gigi, vittima delle leggi razziali, estromesso dalla scuola, isolato e triste si mescola con quello della narratrice, una vicina di casa che all’epoca era una bambina. Durante l’occupazione tedesca, Gigi fugge in Svizzera ma lì subisce altri soprusi e altre sofferenze. Al rientro in Italia Gigi incontra molte difcoltà a laurearsi e a trovare lavoro. Il tempo passa, lui si lancia in mille avventure imprenditoriali dapprima con successo, ma poi la sua instabilità, la sua megalomania e la sua ingenuità lo portano a fare degli investimenti pericolosi che sfoceranno in un fallimento. Di nuovo escluso dal mondo che frequentava, abbandonato da tutti come durante le leggi razziali, Gigi non trova una via di uscita e si avvia verso una tragica fine.

12,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Editore

Codice EAN

Curatore

N.pagine

96

Anno

2023

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Ombre del Passato. Una storia di esclusioni

Il libro inizia con un viaggio in treno dove un incontro fortuito risveglia, come la «maddalenina di Proust», un lontano passato e riporta la narratrice alla profonda amicizia e affetto che la legava al protagonista di questa storia, un ragazzo, Gigi, morto da tempo con il quale passava l’estate sulle colline toscane. La storia di Gigi, vittima delle leggi razziali, estromesso dalla scuola, isolato e triste si mescola con quello della narratrice, una vicina di casa che all’epoca era una bambina. Durante l’occupazione tedesca, Gigi fugge in Svizzera ma lì subisce altri soprusi e altre sofferenze. Al rientro in Italia Gigi incontra molte difcoltà a laurearsi e a trovare lavoro. Il tempo passa, lui si lancia in mille avventure imprenditoriali dapprima con successo, ma poi la sua instabilità, la sua megalomania e la sua ingenuità lo portano a fare degli investimenti pericolosi che sfoceranno in un fallimento. Di nuovo escluso dal mondo che frequentava, abbandonato da tutti come durante le leggi razziali, Gigi non trova una via di uscita e si avvia verso una tragica fine.

12,00 

Spedizioni entro 8 giorni. Perché vale la pena aspettare.

Casa Editrice

Anno

2023

N.pagine

96

Formato

13.5×21

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.

Una storia di “caratteri forti” e di realtà apparentemente insormontabili. Un romanzo in cui i protagonisti si avvicinano e allontanano da un metaforico obiettivo di benessere, il tutto condito con una scrittura magistrale

«Uccidimi!» «Cosa?» «u-c-c-i-d-i-m-i, a-d-e-s-s-o!» «Ma cazzo dici?» «Zitto!» Si acquattò come facevamo da piccoli dopo che mi aveva convinto a seguirla in qualche bambinata. Piegò la testa sulle mie gambe e appoggiò le braccia sulle mie cosce. La sua guancia sfiorò la mia pelle. Penzolavamo seduti su un muretto malridotto che circondava un parco all’ombra di un salice molto grande. L’abbracciai d’istinto per proteggerla. Mi accorsi che guardava altrove con la coda dell’occhio, verso il lato opposto della strada. «Cazzo! Cazzo! Cazzo!», pronunciò senza respirare. Strinse le palpebre per non vedere, convinta che, nel buio, anche lei potesse essere trasparente, ma le riaprì subito. «Ma cosa?», chiesi. «Non deve vedermi!» La sua voce si affievolì e nell’esaurirsi emise un verso simile allo squittio di un topo. Allora, rivolsi la mia attenzione verso la fonte della sua ansia. Matteo Riversi camminava sul marciapiede di fronte a noi, mano nella mano a Francesca Modi, detta Modì, perché il soprannome era più allegro. Di allegro aveva molto, dicevano in tanti, e doveva essersene accorto anche Matteo che la portava a spasso con fare soddisfatto, come se la mostrasse al mondo. Mi dispiacque per Sole e la scrutai con tenerezza. Matteo sembrava essere destinato a diventare il ragazzo della sua vita, colui per il quale aveva disseminato il diario di epigrafi fino al giorno prima, colorato i capelli di blu e forato i lobi per sembrare più attraente. Fortunatamente, ero riuscito a convincerla che un tatuaggio con la m di Matteo sul seno fosse troppo. Mi aspettai di vederla piangere a singhiozzi, come quella volta che avevamo perso gli ultimi biglietti per il concerto dei Måneskin all’Olimpico. La strinsi più forte.