La mostraOsservatorio.Mormorii nasce da un ossimoro. La Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, ai piedi del Monte Amiata, luogo di difesa e osservazione, impone due sguardi: l’uno proiettato all’esterno, verso l’infinito, l’altro rivolto all’interno, dove le mura e il silenzio portano a guardarsi e ad ascoltarsi. È questo il silenzio che prende forma nei mormorii, un suono continuo e quasi impercettibile che sembra risuonare tra le mura senza mai trovare corrispondenze visive stabili.
La mostra si struttura nella verticalità, su una traiettoria immaginaria dal basso verso l’alto e precipita di nuovo sul fondo seguendo gli spigoli della torre. I quattro artisti in mostra, Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki, disegnano uno spazio visivo eterogeneo eppure coeso. Le opere si scoprono e si definiscono in un’immagine in ascesa, nella costruzione di un discorso per rimandi precedenti e successivi, attraverso uno sguardo che ha memoria. In quei passaggi di piano in piano, da immagine a immagine, prende forma una vertigine che destabilizza la visione e capovolge la gravità.
20,00 €
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La mostraOsservatorio.Mormorii nasce da un ossimoro. La Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, ai piedi del Monte Amiata, luogo di difesa e osservazione, impone due sguardi: l’uno proiettato all’esterno, verso l’infinito, l’altro rivolto all’interno, dove le mura e il silenzio portano a guardarsi e ad ascoltarsi. È questo il silenzio che prende forma nei mormorii, un suono continuo e quasi impercettibile che sembra risuonare tra le mura senza mai trovare corrispondenze visive stabili.
La mostra si struttura nella verticalità, su una traiettoria immaginaria dal basso verso l’alto e precipita di nuovo sul fondo seguendo gli spigoli della torre. I quattro artisti in mostra, Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki, disegnano uno spazio visivo eterogeneo eppure coeso. Le opere si scoprono e si definiscono in un’immagine in ascesa, nella costruzione di un discorso per rimandi precedenti e successivi, attraverso uno sguardo che ha memoria. In quei passaggi di piano in piano, da immagine a immagine, prende forma una vertigine che destabilizza la visione e capovolge la gravità.
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