Se c’è qualcosa che la poesia ha il potere di fare, Francesca Paoli, nella sua prima raccolta, “Il Tempo che mi abita” (Edizioni Extempora) l’ha senz’altro sintetizzato nella sua poesia incipit, sine titulo e sine pagina, all’ultimo verso, E il tempo, per un istante, si sarà lasciato toccare.
Con questa immagine simbolica ed evocativa, che abbraccia inequivocabilmente il titolo, la Paoli offre ai lettori una versione del tempo quasi inedita: il tempo non è ciò scorre e attraversa i giorni, o meglio, non è solo quello. E non è neppure, soltanto, la dimensione che abitiamo. Ma è quella che ci abita, che ci attraversa. È la scansione di un moto interiore che, pur cambiando continuamente la direzione della velocità (mi riferisco agli eventi della vita) punta sempre verso il centro, il sé. Ritrovarsi, raccontarsi, scoprirsi, riconoscersi nel sé e negli altri: sono questi gli attimi di un tempo che abita segrete stanze della memoria e dell’inconscio e, a volte, teme di pronunciarsi. Ed allora la poesia diviene anche coraggio, coraggio di rivelarsi nell’essenzialità del verso. Verso non è solo l’unità metrica, di ritmo della poesia, ma è una predisposizione dell’anima.
Il passaggio da una dimensione temporale esterna, ad una presenza interiore è la chiave di lettura privilegiata della silloge poetica, tuttavia non è la sola, considerati gli aspetti al centro delle liriche. I versi della Paoli toccano tanti aspetti dell’esistenza: la famiglia, e dunque l’essere figlia, sorella, amica, compagna, madre; il lavoro, le passioni, i rapporti interpersonali e personali. E non mi riferisco, quando parlo di personali, solo al rapporto con altre persone. No. Mi riferisco anche al rapporto con il proprio corpo. Nella sez. Il corpo che cammina vi sono poesie che raccontano un confronto doloroso ma anche di rinascita con il proprio corpo “a riconoscere la tua storia/scritta in ogni segno/in ogni curva/in ogni cicatrice” (cfr. Lettera al mio corpo, p. 103)
È possibile notare, da una lettura intima ed assorta, così come la poesia richiede altrimenti si disattende il significato metaforico del verso di cui dicevamo poc’anzi, la cifra stilistica di questi testi, sintetizzabile nella capacità di incidere l’emozione con parole essenziali e di impatto. Nessun effetto speciale, nessun orpello inutile, anzi: ogni parola consente una rappresentazione visiva in pochi versi.
Questa sintesi efficace comporta la priorità dell’Io poetico sull’aspetto descrittivo, che pur è presente in modo equilibrato; ma l’autenticità della testimonianza poetica ed intimista è la sola protagonista dei testi. Chi parla nei versi si mette a nudo senza riserve e la sua narrazione è lucida e nitida tale che la poesia sembra divenire uno strumento di consapevolezza di un percorso di crescita Perchè adesso? Si interroga la Paoli “Forse perché solo ora sento / il bisogno di fermarmi. Di guardarmi dentro senza fretta/ senza giustificarmi, senza dover dimostrare. […] Scrivo adesso perché sento che ogni parola pesa/ il giusto / che ogni silenzio è pieno/ che ogni ricordo ha trovato il suo posto […] Perché voglio ricordarmi chi sono/ E chi ero (Cfr. p. 19) Ecco, vedete, gli elementi di autocoscienza della narrazione sono evidenti, in pochi versi: fermarsi e riflettere; guardarsi dentro senza retropensiero; conoscere il peso di ogni parola che abita; non temere un silenzio assente ed aver ormai collocato ricordi e memorie. Questo racconto introspettivo è, in realtà, un dialogo generoso con gli altri, oltre che con se stessa: la condivisione del tempo interiore con gli altri è una possibilità donata per ritrovare il proprio.
LA STRUTTURA DEL LIBRO
La raccolta poetica si snoda in 140 pagine intense e coinvolgenti; le poesie sono suddivise in sezioni che indicano il tempo che abita, partendo da un concetto chiave del recupero della memoria, le radici. Dunque, Le radici del silenzio in cui la riflessione è sul senso profondo del passato perché le radici non fanno rumore/ma reggono tutto (cfr. p. 22) Una chiosa bellissima alla prima poesia che già sa di senso profondo e di famiglia. I nomi che porto dentro è la sezione in cui questo dialogo con il tempo occupato dagli altri determina una considerazione universale si portano dentro, sempre, storie, volti, parole, amori pieni e assenze rumorose (cfr. p. 46).
Sulla sez. Il corpo che cammina ho già avuto modo di esprimermi in merito all’originalità di questo dialogo, non più una prigione, ma una condivisione. Chiude la silloge Adesso so restare in cui l’io poetico si riconosce e si rivela al suo tempo presente: la scelta dell’autrice di essere Editrice _ per amore, per ostinazione, per scelta, per verità (Francesca Paoli è Responsabile Editoriale di Extempora Edizione ed è una figura di rilievo nel territorio senese per eventi e cultura) e poi le città, Siena, Livorno ed il borgo di Pieve a Salti, luoghi in cui riavvolgere gli istanti, il mare, con la sua profondità ed il suo mistero, la sua infinita fame che, quante volte, corrisponde alla nostra infinita fame di scoprirci, senza timore.
E poi, la bellezza del giardino che si è, dove non serve altro che fiorire ogni giorno, anche quando ti insegneranno a non splendere, tu splendi _ per citare Pier Paolo Pasolini (Lettere Luterane, 1976) per scegliersi ogni istante e sentirsi infinita.