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San Francesco d’Assisi e il francescanesimo in terra di Siena. Un’interpretazione laica

Sono laica, una lettrice laica, e questo per me corrisponde ad un rapporto libero con la pagina scritta. Mi spiego; non sono influenzata da verità rivelate o indiscutibili; mi piace la pluralità delle interpretazioni. Credo fortemente che esercitare il dubbio non sia una paralisi nell’approccio a narrazioni di carattere sacro, anzi uno strumento per riconoscere la complessità di tale materia.

Il testo, pertanto, il libro, il romanzo, il saggio diviene uno spazio di dialogo (e non di culto); un incontro fra chi scrive e chi legge, in maniera responsabile, critica, non prescrittiva. Il testo è strumento di apertura all’analisi, al confronto ed anche al disaccordo: può fornire delle risposte, ma non deve, in alcun modo, impedire delle domande.

Francesco d’Assisi, è un rivoluzionario, un povero moderno, un sovvertitore sociale. Un uomo che al capitalismo nascente della borghesia mercantile, in una società, in una chiesa, di ori e fasti, sceglie la nudità. Ergo, il coraggio di esporsi senza orpelli né protezioni. Ed ancora il coraggio di ribellarsi al padre, figura rappresentante non solo l’autorità genitoriale ma anche la borghesia mercantile, nella sua azione socioeconomica di accumulo e utile.

Francesco si ribella, dice no. Dissente e si spoglia. E allora il gesto del pranzo di spogliazione davanti al vescovo non è solo un atto spirituale, ma è una rottura profonda con l’etica paterna.

Spogliarsi di ogni avere è un gesto politico forte; Francesco rifiuta questa logica e quella del commercio. Ma non solo, egli è spoglio e dunque vicino, avvicinabile, accessibile, consapevole che ai margini esiste un mondo, il più popoloso. Quello degli ultimi. È il sentimento di una fratellanza universale quello di Francesco che utilizza la risoluzione non violenta per abbattere la logica del sopruso e del più forte.

Il saggio di Patrizia Turrini “San Francesco d’Assisi e il Francescanesimo in terra di Siena” (Extempora Edizioni) offre l’opportunità di conoscere direttamente le fonti che forniscono informazioni sulla vita e sulle azioni di San Francesco d’Assisi. E d’altra parte il rigore documentale, l’attenzione alle fonti non sono in alcun modo ostacolo all’interpretazione libera anzi, forniscono un supporto importante a chi, liberamente, vuole conoscere ed interpretare, cogliere un proprio messaggio.

Patrizia Turrini è storica e archivista, profonda conoscitrice dell’archivio di Stato di Siena, e del valore delle fonti, pertanto la cura che appone negli apparati di note e di immagini è direttamente proporzionale al valore del messaggio, territoriale ed universale.

Si, perché Patrizia Turrini mette in evidenza come una delle correnti religiose più dirompenti del XIII secolo, il Francescanesimo, si innesti nel tessuto politico, economico e urbano della città di Siena e del suo territorio e lasci una traccia profonda. Ma che merita di essere raccontata e riportata all’attenzione.

Francesco, il Poverello di Assisi, si reca a Siena almeno tre volte, così scrive la Prof.ssa Turrini nel confronto fra le fonti utilizzate, nel 1212, nel 1216 e nel 1226, prima della morte. Il Comune di Siena utilizza e sostiene i Francescani per scopi di coesione civica; nelle feroci lotte di fazioni interne o con la rivale Firenze, ad esempio, assumono il compito di trattare con diplomazia la pace. E poi, si evince, anche una forma di concetto di bonum commune ossia una delle prime forme di assistenza pubblica ed ospedaliera, che la classe dirigente senese assimila come una forma di laica compartecipazione.

Il Francescanesimo in terra di Siena, dunque, non è un movimento isolato, un passaggio, no; rappresenta un fenomeno storico di dialogo con il territorio e le istituzioni, con il potere. Un movimento di forza sociale ed urbana, infatti i conventi non sono luoghi di isolamento ascetico, ma di mediazione sociale in una Siena in piena espansione mercantile e demografica. Un passaggio cruciale in tal senso è proprio quello dedicato all’eremo di San Francesco all’Alberino a Ravacciano.

E allora se dovessi sintetizzare, come suggerisce nella prefazione Massimo Bianchi, ad ottocento anni dalla sua morte, i temi per cui oggi Francesco d’Assisi è attuale partirei senz’altro dalla povertà, lo abbiamo detto, come scelta e come messaggio; e poi il rapporto con la natura, con il creato, il superamento dell’antropocentrismo e l’affermarsi di una coscienza ecologica, nel rispetto per la natura, senz’altro e quel dialogo con il mondo femminile. Fra tutte Santa Chiara, colei che disobbedisce, come Francesco dissente.

Bene, ma Francesco d’Assisi è un profondo innovatore, diciamolo pure; è naturalmente predisposto al cambiamento, non lo teme, lo cura e lo rende comprensibile. Questa sua versatilità accompagna anche un’altra rivoluzione buona, quella linguistico culturale; il latino? Francesco sceglie di parlare come parla il popolo, di scrivere come parla il popolo. Nasce il Cantico delle Creature, in volgare umbro, la prima opera poetica della letteratura italiana. E d’altra parte il latino rappresenta la lingua del potere. Francesco è un riformatore sociale, oserei dire un obiettore di coscienza. Francesco è uno che fa abbastanza rumore senza alcuno strumento.

Nel saggio della Turrini sono presenti molte immagini, raffigurazioni del Santo, ma l’eredità artistica e documentaria va oltre le riproduzioni della sua figura. La presenza francescana a Siena, infatti, dà un impulso straordinario alle arti visive (da Simone Martini ad Ambrogio Lorenzetti, fino a Sano di Pietro per San Bernardino). E se dovessimo dare una definizione del fenomeno, potremmo tranquillamente dire che si tratta di una operazione di marketing pubblicitario, una forma di comunicazione di massa. Fra le prime.

Il concetto di “democratico”, “accessibile” è francescano, in una visione antelitteram della compartecipazione umana. Ed il testo della Turrini lo è, accessibile, divulgativo, pur mantenendo un rigore documentario di solida base archivistica. Nella conclusione dantesca la prof.ssa Turrini fornisce uno strumento per presentare la figura di Francesco ai giovani attraverso l’opera più conosciuta ed amata di tutti i tempi: la Divina Commedia.

Ritorno alla visione laica dalla quale siamo partiti e confermo che il messaggio di Francesco oggi è un messaggio universale ed attuale ma, anche, permettetemi di dirlo, necessario. È la vera rivoluzione in una società che si adagia su cliché eccessivi, ma che non ha di fatto la forza della conoscenza per avviare un cambiamento, per dialogare.

Francesco non è il Poverello d’Assisi, e basta; no, Francesco è un rivoluzionario. La sua povertà è rivoluzionaria.

 

 

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